LUE – Andrea Barbagallo

 

a cura di Rachele De Franco e Virginia Dal Magro
spazio SERRA
– Stazione di Milano Lancetti
24 novembre 2017 – 4 gennaio 2018; Inaugurazione 24 novembre alle ore 18.30

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«Lue s. f. [dal lat. lues «morbo, pestilenza, epidemia, contagio», di etimo incerto]. – 1. Nel linguaggio medico, sinon. di sifilide. In origine, la parola significava più genericam. malattia contagiosa, e perciò la sifilide era indicata con gli aggettivi lue venerea o celtica o   gallica.
2. In senso fig., letter., ha usi analoghi a peste; quindi, calamità pubblica, sventura, diffusione di false dottrine o di cattivi costumi, e sim.; poet., riferito a persona: La sopravesta di color di sabbia Su l’arme avea la maledetta lue (Ariosto), il crudele mostro Erifilla (che è soggetto di avea)». (cfr. Treccani, ed. online)

La Lue viene considerata sotto entrambi gli aspetti, nell’opera di Andrea Barbagallo, con lo scopo di analizzare la natura corporea dell’oggetto d’arte e le relazioni che questo instaura con lo spettatore, l’artista e l’ambiente, riflettendo sul processo del loro reciproco contagio.

Così come la sifilide, divisa in tre stadi, così il lavoro di Barbagallo si compone di tre distinte parti: Body ache, una serie di tuberose immerse nella paraffina e disposte per tutto il pavimento, colonizza l’ambiente rendendone difficoltoso l’accesso e si espande fino; Vacuum Confession chapter 4: lue è un testo su carta termica per ecg della lunghezza di 8 m, cala dal soffitto e taglia lo spazio informando dell’eziologia della malattia. Infine, affisso sulla parete esterna adiacente allo spazio, un grande cartellone pubblicitario raffigura il particolare di Cupido che tiene il favo nel dipinto Venere e Cupido di Lucas Cranach il Vecchio.


 Il significato allegorico di quest’opera riporta subito al contagio delle malattie veneree, così Barbagallo sceglie il piccolo Cupido punto dalle api per sottolineare la fisicità  delle relazioni che la materia instaura con l’uomo e lo spazio.
Ognuno degli elementi presenti all’interno dello spazio è biodegradabile, lo spettatore assisterà al loro lento deterioramento, alla loro graduale perdita delle relazioni con ciò che li circonda, vegliati dalla fatalità della storia.

Andrea Barbagallo (Roma, 1994) frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 2015 partecipa a Collaudo 0.1 (Castello di Fombio, Lodi); nel 2016 espone in No Place (Castello di Fombio, Lodi), Visibilità (Villa Brivio, Sesto Milanese), A Night Like This Festival (Chiaverano, Ivrea) e a NO PLACE (Suzzara, Mantova).