Vita e destino: tre stanze per  Käthe Kollwitz

 

Lodi, Spazio Bipielle Arte, Via Polenghi Lombardo 13:  
dal 12 Novembre al 10 Dicembre 2017; Inaugurazione Domenica 12 Novembre ore 11.00

FotoIl periodo espositivo è protratto fino al 30 gennaio 2018

Dal 12 novembre al 10 dicembre 2017 presso ​​lo Spazio Bipelle Arte di Lodi avrà luogo l’esposizione “Vita e destino: tre stanze per Käthe Kollwitz”, una mostra in onore dell’artista che si è distinta nella Germania di inizio secolo. 
E’ da ricercare nella biografia la scintilla, l’impulso primo della visione poetica di Käthe Kollwitz, vera “donna di dolori” nella Germania di inizio secolo, che da impero Guglielmino, attraverso le barricate degli Spartachisti e la fragile Repubblica, approda alla barbarie e alla devastazione del Nazismo.
In mezzo la Grande Guerra, l’inutile strage, un Moloch al quale Käthe, come milioni di madri europee, vede sacrificato il figlio Peter, ferita questa indelebile più e più volte rievocata nelle opere, a partire dal gruppo scultoreo de “I genitori addolorati”.
Gli orrori della guerra accomunano la sua opera a quella di grandi figure della scena artistica sua contemporanea, ugualmente coinvolti anche dall’utilizzo del mezzo, l’opera incisa, storico veicolo di circolazione delle immagini e da sempre strumento di denuncia.
Il primo è sicuramente Otto Dix, soldato nelle Fiandre e autore di un ciclo di incisioni improntate al più esplicito orrore, una vera “Danza della morte” che parla di fango e corpi devastati.
Un secondo capitolo è quello rappresentato dal “Miserere” di Georges Rouault, Via Crucis che compara le miserie umane al Sacrificio Divino. E infine Frans Masereel, profetico e moralista nei cicli di xilografie che come in “Debout les morts” evocano la prossimità della vita con la fine.
E di questo clima è permeata la prima ideale “stanza” nella quale campeggia la figura della “Pietà”,
la madre addolorata che sorregge il figlio morto, tema più volte trattato da Käthe Kollwitz in opere plastiche e incisioni, anche nella variazione della madre che protegge, in un abbraccio, i figli.
Il tema della Pietà, matrice di innumerevoli figurazioni, evoca per Käthe Kollwitz quello che era stato detto per Daumier “Ha del Michelangelo sotto la pelle”.
La seconda stanza è dedicata alla figura dell’Artista al suo ruolo sociale, alle sue scelte di campo.
Non ci possono essere dubbi: Käthe sceglie di stare dalla parte degli ultimi, siano essi i contadini o i tessitori della Storia tedesca, o chi come Karl Liebknecht, muore assassinato per affermare la giustizia sociale.
E’ un potente messaggio che Käthe, partigiana della pace ante litteram, consegna gli artisti che dopo di lei saranno impegnati in queste battaglie, e fino ai nostri giorni, ancora pieni di guerre e povertà.
E in fine nella terza stanza, lei, il suo volto percorso dai segni del tempo, dalla giovanile incisione illuminata dalla luce di una lampada alle prove nell’imminenza della morte, vere e proprie “maschere” severe nell’annuncio della prossima fine.
Al segno della sgorbia sulla tavola di legno si accompagna sempre più frequentemente la materia sfrangiata della pietra litografica, in un trasporto di partecipazione emotiva, che accosta alla perentorietà del bianco e nero xilografico, una visione dolente di malinconia.
Profeticamente la sua vita termina a poche settimane dalla fine della guerra: ha fine un combattimento esistenziale, resta la potente eredità.
 
Inaugurazione della mostra: domenica 12 novembre ore 11.00
Commento di Renato Galbusera