Il costo di una buona educazione

Il pensiero rivoluzionario di Alice Miller sulle origini della violenza
Martedì 28 maggio 2019 alle ore 20:30
QuartaParete, passante ferroviario metropolitano della stazione di Milano Porta Vittoria

Il costo di una buona educazione
Il pensiero rivoluzionario di Alice Miller sulle origini della violenza
 
Martedì 28 maggio 2019 alle ore 20:30
presso QuartaParete, passante ferroviario metropolitano della stazione di Milano Porta Vittoria
 
La protagonista dello spettacolo Il costo di una “buona educazione” è Alice Miller (1923-2010), psicoterapeuta (con laurea e dottorato in filosofia, psicologia e sociologia), che ha indagato le origini della violenza nell’uomo.
 
Dopo aver esercitato la professione per 20 anni, grazie a un percorso di personale risveglio emotivo, si è allontanata dalla scuola freudiana mettendone in discussione le fondamenta.
 
Dallo studio di migliaia di casi analitici e delle biografie dei grandi dittatori del Novecento, ma anche di artisti, scrittori, registi, ecc., ha elaborato una nuova teoria e terapia. Al centro del suo lavoro c’è l’incriminazione dell’educazione in generale – sia autoritaria sia antiautoritaria – dietro la quale spesso si cela l’esercizio del potere degli adulti e non la risposta ai bisogni reali dei bambini.
 
Il punto è che chi non ha ricevuto nei primi giorni, mesi, anni di vita il dovuto amore, rispetto e ascolto – per non parlare di maltrattamenti e abusi sessuali (peraltro molto più numerosi di quanto si possa pensare) – non potrà sviluppare quella conoscenza di sé e quella fiducia nei propri sentimenti necessarie per crescere libero, capace di pensare con la propria testa, di amare e di provare empatia e compassione per l’altro. E sarà condannato alla coazione, ovvero alla ripetizione di quanto subito, attraverso comportamenti distruttivi verso se stessi o ver- so gli altri, a partire da coloro su cui ha un potere assoluto: i suoi figli.
 

 
LA TRAMA
Lo spettacolo si snoda attraverso un dialogo introspettivo tra la protagonista, Alice Miller, e il pubblico, chiamato a partecipare come un amico, un confidente, un essere umano con cui condividere le grandi domande che ci pone la vita, attraverso paure, scelte, scoperte, dolore e passione per la verità.
Partendo dalla sua infanzia di giovane ebrea in un’Europa invasa dalla follia del nazismo, Alice ci conduce dentro la sua passione per lo studio e la professione di psicoterapeuta, animata dalla determinazione a trovare riposte non solo per i suoi pazienti, ma anche per sé e, in generale, per l’umanità.
 
E proprio grazie a un travagliato percorso di scoperta personale – attraverso l’espressione creativa e la scrittura – arriva ad abbandonare la piscoanalisi tradizionale e ad elaborare una teoria dirompente, suffragata dall’analisi dei pazienti curati in anni di professione, ma anche dalle ultime scoperte neuroscientifiche. Con coraggio e coerenza, abbandona l’ordine professionale e prosegue l’attività di ricerca e di divulgazione del suo pensiero, pubblicando 13 libri tradotti in molte lingue, scrivendo articoli e rispondendo a migliaia di lettere dei lettori. Persone che, leggendo i suoi testi, hanno riconosciuto tracce e indicazioni della loro verità personale.
 
 
 
Lo spettacolo si conclude con un forte coinvolgimento del pubblico, chiamato in prima persona, con il proprio comportamento, a prendere una chiara e netta posizione contro l’abuso di potere – spesso mascherato e considerato normale – perpetrato dagli adulti sui bambini in tutto il mondo a partire dagli stessi genitori, dalle scuole, dalle istituzioni.
 
PERCHE’ VEDERLO
Il tema della violenza è, purtroppo, molto attuale. Ha accompagnato tutta la storia del- l’uomo prendendo diverse forme e l’incredibile progresso dell’umanità in tutte le scienze umanistiche, scientifiche e tecnologiche non è servito sino ad oggi a comprenderne le origini e a correggerne il corso.
 
Anzi, la nostra società è ancora troppo basata sulla punizione per reprimere comportamenti considerati non adeguati al contesto e alle regole di buona convivenza, nella convinzione che solo così la persona possa migliorare, senza indagare le profonde motivazioni di quei comportamenti. Il sistema dell’educazione, il sistema penale, il sistema penitenziario, ad esempio, utilizzano spesso questo approccio. E’ una modalità utile a mantenere il controllo attraverso la punizione, spesso mascherata dalle buone intenzioni, che però non fa emergere il meglio dell’uomo, ma la sua parte più limbica/primitiva.
La società infatti, non migliora. Il tasso di violenza verso gli altri e verso se stessi sono impressionanti. Ciò significa che questo sistema non funziona: usare la violenza per reprimere la violenza è un sicuro insuccesso. Ecco perché la teoria di Alice Miller, recentemente suffragata dalla neuro- scienza, e’ cosi rivoluzionaria e invita tutti a cambiare prospettiva per costruire una società basata sul rispetto e sulla comprensione reale dei bisogni dell’uomo, a partire da quando è bambino.
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