La Biennale di Venezia è diventata un business a 360°

Con un giro d’affari di 30 milioni di euro, la Biennale di Venezia traina l’industria turistica, quella con il più elevato valore aggiunto

Venezia letteralmente in affitto per la 60esima edizione dell’Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale – in essere dal 20 aprile al 24 novembre a cura di Adriano Pedrosa -.

Oltre all’attrazione turistica, la città lagunare diventerà un vero e proprio centro d’affari aggiuntivo, grazie alla messa a disposizione di spazi espositivi per i numerosi Paesi partecipanti, che non dispongono di un proprio padiglione ai Giardini o all’Arsenale.

La Biennale di Venezia presa d’assalto, diventando un vero business immobiliare

L’offerta ha irrimediabilmente superato la domanda ed è impossibile elencare tutte le istituzioni e i privati che si rendono disponibili per ospitare mostre e attività. 

La bacheca della Biennale segnala attualmente oltre 150 luoghi disponibili: dai 1.200 metri quadrati del chiostro gotico della Chiesa della Madonna dell’Orto a Cannaregio ai 200 metri quadrati degli spazi espositivi dell’Accademia di Belle Arti alle Zattere, che mette a disposizione anche la sua sede centrale.

La Biennale di Venezia la aspettano tutti i veneziani, e non solo per l'arte
La Biennale di Venezia la aspettano tutti i veneziani, e non solo per l’arte – Unsplash @Rebe Adelaida – Artepassante.it

 

Perché gli affitti degli spazi espositivi diventano anche preziosi per aiutare i bilanci di istituzioni culturali pubbliche e private: così le Assicurazioni Generali offrono i 650 metri quadrati restaurati a uso espositivo dall’archistar David Chipperfield al primo piano delle Procuratìe Vecchie, a San Marco.

Così come l’Ateneo Veneto nella sua Aula Magna ospiterà le opere leonine del pittore statunitense Walton Ford. Ma ci sono anche gli antichi capannoni per la produzione di perle di vetro, a pochi passi dal Ghetto, riconvertiti per le mostre.

Ci sono anche i palazzi storici come il settecentesco Palazzo Smith Mangilli Valmarana, affacciato sul Canal Grande, che fu residenza del console inglese Joseph Smith, agente di Canaletto nella vendita dei suoi quadri alla nobiltà britannica.

Oppure ex teatri riconvertiti come il Teatro dell’Arte alle Fondamenta Nuove, ed ex fonderie diventate sedi di associazioni, come la Fucina del Futuro a San Lorenzo dell’associazione ambientalista Sumus.

Questo è solo una parte della grande offerta veneziana: il giro d’affari legato alla kermesse biennalesca supererebbe ormai i 30 milioni di euro: “A tirare su il mercato, spiega Paolo De Grandis di Arte Communications, che per primo molti anni fa inaugurò il sistema dei padiglioni stranieri esterni alla Biennale arrivato ormai a 140 mostre allestite durante la kermesse, è soprattutto il sistema di mostre satellite che si aprono in occasione della Mostra d’Arte. Passata l’emergenza Covid-19 stanno crescendo in modo esponenziale”.

Per poter partecipare alla Biennale con uno spazio espositivo, i Paesi senza padiglione ai Giardini o all’Arsenale devono affrontare un investimento che varia da un minimo di 100mila a un massimo di 500mila Euro, comprendendo spese di affitto, guardiania, catering, trasporti delle opere, spese di soggiorno, pubblicità.

Più economiche le chiese, ancora affittabili a circa 10-15 mila euro al mese, ma la Curia (a corto di fondi per la manutenzione costante dei suoi luoghi di culto) ora le concede con meno facilità di un tempo, perché vuole essere coinvolta nei progetti espositivi.

Rispetto alla Biennale di due anni fa i prezzi sono già schizzati alle stelle, perché c’è ancora chi sta cercando spazi espositivi: si va da un minimo di 7-10mila euro al mese per un semplice magazzino (moltiplicando sei per i mesi della Biennale), ai 50mila euro per un palazzo (300mila per tutta la durata), per il solo uso dello spazio, senza contare la guardiania, che si porta via complessivamente altri 25mila euro e per gli allestimenti, costosi, anche perché le ditte veneziane che li realizzano sono oberate di lavoro.

Un catering legato all’evento inaugurale può andare dai 3mila euro per chi offre solo prosecco patatine e noccioline, ai 20mila euro se si va sul finger food e su vini e spumanti più costosi. Poi ci sono i trasporti delle opere, che possono arrivare anche a 5mila euro.

Altro problema è il trasporto privato, perché non è tanto il problema di quanto si pagherà il taxi, ma se si riesce a trovare per i propri ospiti: bisognerà prenotarli già con anticipo e se li si vuole per l’intera giornata, per i vari spostamenti degli ospiti in lungo e in largo per la città, bisogna mettere in preventivo non meno di 1.200 euro al dì.

A tutto questo si aggiunge naturalmente l’ospitalità alberghiera in particolare nella settimana di vernice e inaugurazione della Biennale Arte, non a caso la manifestazione più amata dalla categoria degli albergatori veneziani.

Una ricerca condotta di recente dalla società Il Mulino sugli annunci monitorati in occasione dell’ultima Biennale Architettura rivela che il prezzo medio per il weekend di apertura della Biennale (le notti 18-20 maggio) è stato di 696 euro a notte, ossia l’86 per cento in più del prezzo medio dell’intero periodo marzo-giugno (373 euro), che comunque è già un periodo di alta stagione, ricco di festività e “weekend lunghi”.

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