È una foto o un dipinto? Davanti alle opere di Hyung Koo Kang questo dubbio è lecito

I ritratti di Hyung Koo Kang sono talmente dettagliati e precisi da sembrare delle fotografie, ecco i segreti della sua arte iperrealista

Guardate attentamente un’opera qualsiasi dell’artista coreano Hyung Koo Kang e provate a stabilire se si tratta di una fotografia o di un ritratto. Vi assicuriamo che la risposta potrebbe non risultarvi così scontata. 

Ogni minimo particolare, i giochi di luce e ombre, ogni più piccola ruga di espressione, vengono colti dalle mani esperte di Hyung Koo Kang, proprio come farebbe il più sofisticato obiettivo fotografico. Anzi, forse anche meglio. Perché a differenza della fotografia, per quanto abbia un suo linguaggio artistico e creativo, ogni segno della matita su un foglio, ogni pennellata, sono frutto di un gesto unico e particolare che sarà sempre e solo dell’artista, un po’ come un’impronta digitale.

I soggetti preferiti di Hyung Koo Kang

Kang ha voluto immortalare personaggi di fama mondiale come Andy Warhol, Klint Eastwood, Abram Lincoln. Ma spesso i suoi ritratti fanno molto di più che rappresentare un volto conosciuto in modo realistico, spesso la sua mente vaga sui lineamenti del soggetto e prova a immaginare come cambierà nel tempo, come la sua pelle verrà scalfita dalle rughe, come la sua espressione si incurverà verso il basso e lo fa con una cura tale da regalarci una diapositiva dello scorrere del tempo talmente accurata che stentiamo a credere non si sia basato su un modello reale.

Questo particolare processo Hyung Koo Kang lo ha messo in pratica su soggetti come Van Gogh e Marilyn Monroe, il cui orologio si è fermato prima che il loro volto potesse cominciare a mostrare i primi segni della vecchiaia.

Ma Hyung Koo Kang non rappresenta solo persone famose. Metà della sua produzione vede come protagonisti volti conosciuti, mentre la metà restante è dedicata alle persone comuni e addirittura ad alcuni autoritratti.

Realismo o iperrealismo?

Quello di Hyung Koo Kang non rientra nella categoria del realismo. Lui stesso ha voluto sottolineare che le sue opere non vogliono rappresentare la mera realtà così come la vedono i nostri occhi.

Kang vuole rappresentare la realtà che vede la nostra mente, ovvero quell’immagine che è l’unione tra ciò che si trova davanti a noi e possiamo vedere, con ciò che noi ci vediamo davvero dentro.

Il volto di una persona, se osservato con gli occhi della mente, con il cuore aperto e con empatia, nasconde dettagli che spesso gli occhi non vedono. Ecco l’iperrealismo tanto caro a Kang, ecco cosa dovrebbe rappresentare l’arte per lui. 

Questo sicuramente non va a discapito dei dettagli e della precisione dei suoi ritratti, che restano delle vere opere d’arte di precisione, tanto da sembrare fotografie. L’iperrealismo, però, va oltre la realtà, elevandola a qualcosa di diverso e questo elemento lo possiamo riscontrare soprattutto nello sguardo dei personaggi che rappresenta. 

Gli occhi che sollevano dalla realtà

Ciò che ci permette di fluttuare al di fuori della realtà e addentrarci nel mondo iperrelistico di Hyung Koo Kang sono gli occhi sei personaggi che raffigura.

Prendete alcune delle opere più famose di Kang, scorretele e capirete qual è l’elemento del volto che attirerà maggiormente la vostra attenzione: lo sguardo dei protagonisti.

Hyung Koo Kang ritratto
Gli occhi nelle opere Hyung Koo Kang portano oltre alla realtà – Photo by Gandalf’s Gallery licensed under CC BY-NC-SA 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/) – artepassante.it

Nelle opere di Hyung Koo Kang, l’unica nota apparentemente discordante, sono proprio gli occhi. Infatti, sono l’unico elemento che sembra non seguire le regole minuziose e rigide della realtà fotografica.

Gli occhi dei soggetti che rappresenta Kang ci mostrano una porta che conduce direttamente nella loro interiorità, un luogo che è reale e astratto nello stesso tempo. Ecco il segreto dell’iperrealismo delle sue opere. 

L’autoritratto di Hyung Koo Kang

Catturare l’interiorità di persone che non esistono più e raccontarla attraverso il loro sguardo è un fine lavoro di creatività ma anche frutto di riflessione e studio.

Hyung Koo Kang si informa a lungo sui personaggi che a va a rappresentare, probabilmente perchè è l’unico modo per rendere loro giustizia sulla tela. 

Ma come è possibile che riesca a farlo anche con stesso? In uno dei suoi autoritratti Kang ci racconta sé stesso ad occhi aperti con una luce rossa che in qualche modo ci nasconde molti dettagli del suo volto.

In un altro caso, lo fa rappresentandosi ad occhi serrati, come a volerci nascondere il suo mondo interiore a cui potremmo avere accesso solo guardandolo negli occhi, come nella maggior parte delle sue opere.

Ma nonostante ci neghi questo accesso, possiamo percepire ciò che prova dalla forza con cui ci nasconde il suo sguardo serrando le pelpebre e da una lacrime solitaria gli riga la guancia.

Conclusioni

I ritratti non sono tutti uguali, perché a differenza delle fotografie il volto rappresentato viene distorto in base alla mente, le mani, il cuore e l’empatia di chi si trova dall’altra parte della tela.

Addirittura il realismo può andare oltre sé stesso, mostrandoci qualcosa che sembra reale ma nello tesso tempo irraggiungibile, qualcosa che esiste ma è intangibile, in poche parole? L’interiorità dell’uomo.

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