Ieri al Ministero della Cultura, la presentazione del Padiglione Italia per la Biennale 2026 ha respirato un’aria pesante, lontana dalla celebrazione dell’arte. Chiara Camoni, l’artista scelta per rappresentare l’Italia, e la curatrice Cecilia Canziani sono state le uniche voci autentiche in una conferenza stampa attraversata da silenzi imbarazzanti e tensioni palpabili. Il ministro Alessandro Giuli non ha esitato a scagliarsi contro la partecipazione del padiglione russo, mentre Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale, sembrava voler evitare ogni scontro, quasi a voler sparire dietro le quinte. In una sala dominata da funzionari, i giornalisti erano pochi e le domande rarissime, quasi censurate.
Camoni e Canziani: l’anima del Padiglione Italia
Il vero cuore dell’incontro sono stati loro, Chiara Camoni e Cecilia Canziani. Il padiglione italiano, intitolato “Con te… con tutto”, è stato presentato con parole semplici, quasi poetiche, un respiro fresco in mezzo al linguaggio burocratico che ha dominato la giornata. Camoni ha spiegato la sua visione artistica, che punta su relazioni umane profonde e sulla condivisione, più che su ostentazioni o effetti scenografici. Canziani ha aggiunto dettagli sulle tematiche e sull’allestimento, sottolineando come il progetto cerchi di aprire spazi di sperimentazione e inclusione, un bel segnale per la Biennale.
Il loro approccio, diretto e sincero, ha messo in secondo piano la rigidità della conferenza, soprattutto dopo l’intervento acceso di Giuli e prima della fuga di Buttafuoco. È stato un momento di respiro, un richiamo al valore culturale e umano dell’arte.
Lo scontro sulla presenza del padiglione russo
Il ministro Giuli ha acceso la polemica attaccando la presenza del padiglione russo, paragonando la Biennale a un regime censorio che ignora la libertà calpestata in Ucraina dalla guerra di Putin. Le sue parole hanno infiammato la sala, ma i vertici della Biennale hanno fatto finta di niente. Buttafuoco ha liquidato la questione con una battuta, ribadendo l’autonomia dell’istituzione e la volontà di andare avanti senza polemiche.
Dietro a questa apparente tranquillità, però, si è sentito un malessere palpabile. Il presidente ha tentato di defilarsi in fretta, mentre i giornalisti, confinati in una stanza a parte, non hanno potuto fare domande. Un confronto mancato che lascia uno spazio vuoto, un silenzio che potrebbe pesare sull’immagine e sul futuro della manifestazione.
L’assenza degli artisti italiani: un caso senza spiegazioni
Il tema più caldo è stato l’assenza quasi totale di artisti italiani alla Biennale internazionale, un fatto senza precedenti nella storia dell’evento. Buttafuoco ha giustificato la situazione con la morte improvvisa della direttrice artistica Koyo Kouoh, che avrebbe dovuto incontrare i creativi italiani in un tour teatrale. A suo dire, la mostra era già definita e non si è pensato di sostituire Kouoh o rivedere la selezione.
La spiegazione lascia però molte domande aperte. Non si sa quali fossero i criteri per scegliere gli artisti, né perché si sia puntato su incontri teatrali anziché su visite dirette negli studi. Non è chiaro se gli artisti italiani avrebbero avuto uno spazio integrato o separato nella mostra. E soprattutto, non si sa quando Buttafuoco abbia saputo dell’assenza italiana né se sia stato fatto qualcosa per cambiare rotta. Nemmeno il ministro Giuli sembra essere stato informato che l’unico italiano presente sarebbe stato Theo Eshetu.
Conferenza blindata, domande senza risposta
La conferenza è stata segnata anche da un controllo stretto sulle domande. Il direttore generale Angelo Piero Cappello ha limitato le questioni solo al padiglione nazionale, chiudendo ogni richiesta di chiarimenti sulla Russia o sull’assenza degli artisti italiani. Buttafuoco ha rifiutato ogni domanda diretta, giustificandosi con la fretta e la necessità di rispettare i tempi.
Così, sono rimasti sul tavolo molti nodi irrisolti: la natura di quella presunta tournée teatrale, le ragioni dietro la mancanza di artisti italiani, la strategia comunicativa dietro una scelta così insolita per Venezia e il vero ruolo della Biennale nel dialogo con il mondo artistico nazionale.
Questi interrogativi sono cruciali per capire come si muoverà la Biennale nel 2026 e quale posizione prenderà l’Italia nel panorama artistico internazionale. Buttafuoco ha invocato apertura e dialogo, ma finora queste parole non si sono tradotte in fatti concreti né in un confronto pubblico chiaro.





