Milano si prepara a un Fuorisalone 2026 fuori dal comune. Nel cuore del distretto 5Vie, gli oggetti non sono più solo forme o materiali. Sono emozioni, sensazioni che sfuggono a ogni misura. Qui si lascia da parte la tecnica per immergersi nella percezione personale, in un viaggio che racconta l’esperienza umana sotto una luce nuova. Nel momento in cui tutti parlano di Internet delle cose, 5Vie punta invece su un concetto più intimo: il “Qualia of Things”, quel valore nascosto, affettivo, che ogni oggetto conserva dentro di noi.
“Qualia”: tornare all’umano nel design
La parola “qualia” arriva dalla filosofia della mente e indica quegli aspetti unici e soggettivi delle nostre sensazioni. Nel Fuorisalone 2026 diventa il filo conduttore di molte installazioni nel distretto 5Vie. Emanuele Tessarolo, co-fondatore del progetto, ci tiene a spostare lo sguardo dalla tecnologia in sé, come l’Internet delle cose, agli effetti emotivi che gli oggetti riescono a suscitare. “Non si parla solo di funzionalità o bellezza, ma di quei legami invisibili che uniscono uomo e materia.” Tradizione artigianale e sperimentazione si mescolano, mettendo al centro l’essere umano.
Gli artisti e designer coinvolti esplorano questo tema a fondo. Riscoprono la manualità, il valore storico di certi oggetti e il loro ruolo nella vita di tutti i giorni. Prendiamo la ceramista giapponese Noe Kuremoto: i suoi vasi, ispirati alle antiche anfore Jōmon, parlano di maternità e creano un ponte tra passato e presente, intrecciando arte e vita. Elisabeth Lewis richiama l’archeologia con un tocco moderno, mentre brand come Liquid Rituals mettono in risalto l’unicità di ogni pezzo, sinonimo di valore.
5Vie, un laboratorio di materiali e idee
Il cuore pulsante di 5Vie si estende tra la Sala Cavallerizze, il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci e Palazzo Cesare Correnti, dove dieci mostre e installazioni prendono vita. Tra queste spicca “Risonanze” di Marco Guazzini, curata da Maria Cristina Didero. Il designer presenta due materiali innovativi, Marwoolus® e Alwoolus, che uniscono marmo, lana e alluminio. Il risultato sono superfici che giocano con luci e trasparenze, dando voce alla materia stessa.
Non è solo una questione di materiali: c’è anche l’installazione “Reflecting Diverseness” dello studio olandese mo man tai, che traduce i dati demografici olandesi in un prato fiorito dai colori vivaci. Il duo ha realizzato anche un grande portale con striscioni pubblicitari dismessi, un esempio di upcycling che unisce estetica e impegno sociale. Questi lavori mostrano una sensibilità attenta a temi ambientali e culturali, trasformando 5Vie in un crocevia dove passato, presente e futuro si incontrano.
Arte e design che coinvolgono i sensi
Molto spazio è dato alle installazioni capaci di farci rallentare e toccare con mano. All’ingresso delle Cavallerizze, “ALMA WATER – La stanza del mare” di Sara Ricciardi avvolge il visitatore in un’atmosfera sospesa: tessuti leggeri ondeggiano come le acque della Sardegna, invitando a una pausa meditativa lontano dal caos cittadino.
Tadeas Podracky, designer e scultore ceco, propone lampade intagliate nel legno massello, nate da riflessioni sulla crescita e il germoglio, temi che si legano alla natura e alla vita. Giuditta Vettese porta “La Fiamma che non Brucia”, una scultura in ceramica smaltata animata da performance interattive che puntano sul contatto umano e la comunicazione non verbale.
In Via Cesare Correnti, la luce e la storia si fondono. Richard Yasmine, designer libanese, presenta “Vessels dell’Intangibile”, luci ispirate agli organi dei sensi, mentre Denny Candotto racconta Milano attraverso cinque vetrine dedicate ad architetture iconiche. Tra le installazioni più originali c’è la “Pink Toilet” di Alê Jordão, uno spazio immersivo e provocatorio, con pareti animalier tinte di rosa acceso, irresistibile richiamo per foto e curiosi.
Quartiere vivo: atelier aperti e novità da scoprire
Il Fuorisalone trasforma 5Vie in un laboratorio a cielo aperto. Atelier e botteghe storiche si animano per accogliere visitatori e appassionati. Tra le novità, spicca l’apertura dello studio di David/Nicolas in Via San Maurilio, che presenta “La Boiserie”, una struttura modulare in legno pensata per essere versatile e adattabile.
Casaornella propone “Animale Sociale – Nessuno mi può giudicare”, un progetto che rifà la casa-manifesto dell’interior designer Maria Vittoria Paggini, trasformando l’atmosfera e invitando a riflettere sulla nostra condizione umana e sociale. Nella Chiesa di San Bernardino alle Monache, “Takt Project” mostra cento varianti sul tema del ramo, un mix di forme naturali e tecnologia 3D che unisce botanica e innovazione.
Queste aperture creano un dialogo diretto tra pubblico e luoghi, riconnettendo Milano con la cultura e il design di oggi e confermando la città come capitale viva e pulsante dell’arte e dell’innovazione.
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Nel quartiere 5Vie si conferma un’identità forte: qui il design dialoga con la storia e il presente, superando le barriere tra oggetto e soggetto, tra materia e percezione. I progetti in mostra dimostrano che, anche nel 2026, l’esperienza personale resta la chiave per capire e apprezzare il vero valore delle cose.





