Fabriano: svelata l’opera contemporanea “Essere a malapena immaginabili” nella sede Elica

«Essere a malapena immaginabili». Così si è presentata l’idea che ha animato la sala riunioni di Elica a Fabriano, trasformata per qualche giorno in un laboratorio creativo pulsante. Manager e collaboratori, insieme al collettivo romano Numero Cromatico, hanno dato vita a una sfida che sembrava uscita da un racconto futuristico. Nei primi giorni di marzo 2026, il gruppo ha guidato un workshop intenso, con l’obiettivo di creare un’opera capace di dialogare con l’azienda e la sua comunità, mescolando arte, identità aziendale e tecnologia. Il progetto prende spunto dal testo di Caspar Henderson, ma si concentra soprattutto sul confine sottile tra presenza umana e intelligenza artificiale, quest’ultima non come semplice strumento, bensì come fonte di nuove riflessioni. Oggi, questa installazione arricchisce la collezione della Fondazione Ermanno Casoli, trovando casa negli spazi stessi di Elica a Fabriano.

Fondazione Ermanno Casoli e il progetto E-straordinario: cultura e innovazione a braccetto

La collaborazione tra Fondazione Ermanno Casoli ed Elica è parte di un progetto più ampio che sostiene la cultura contemporanea. E-straordinario, curato da Marcello Smarrelli, punta a mettere insieme formazione, innovazione e arte. Ed è qui che si inserisce la residenza offerta a Numero Cromatico, concretizzata con un workshop intensivo il 3 e 4 marzo 2026 nella sede dell’azienda, proprio nel cuore di Fabriano. Non si è trattato solo di realizzare un’opera d’arte, ma di coinvolgere davvero chi lavora lì, per costruire un senso di appartenenza che va oltre la semplice visione passiva.

Il laboratorio si è sviluppato in due fasi ben distinte ma collegate: una dedicata al disegno e al lavoro manuale, l’altra all’uso di strumenti digitali, in particolare l’intelligenza artificiale, vista come mezzo per esplorare e creare nuove immagini e storie. Un percorso che prova a mettere in dialogo la tradizione artistica con le nuove possibilità tecnologiche, senza mai perdere di vista il valore del lavoro umano.

Numero Cromatico: arte, scienza e un modo nuovo di raccontare

Numero Cromatico è un collettivo che unisce mondi diversi: artisti, neuroscienziati, psicologi, filosofi e designer lavorano insieme per realizzare opere che coinvolgono lo spettatore a 360 gradi. Per Elica hanno realizzato una grande tenda che ospita creature ibride, mescolando forme e colori insoliti. Questi esseri non sono solo fantasie, ma portano con sé simboli archetipici che spingono chi li guarda a guardare oltre le categorie tradizionali, riflettendo su identità e rapporti umani.

L’opera non è solo una decorazione per gli spazi aziendali, ma diventa un punto di partenza per capire come la creatività possa animare anche gli ambienti di lavoro. L’arte prende così un valore sociale, coinvolgendo chi partecipa e creando un patrimonio immateriale che si riflette nella vita quotidiana. Accanto a Numero Cromatico, altre realtà come Claire Fontaine, Elena Mazzi e Fabio Barile completano la collezione, trasformando lo spazio in un vero e proprio centro culturale.

L’intelligenza artificiale: non un semplice strumento, ma un compagno di lavoro

Nel corso del workshop, l’intelligenza artificiale non è stata vista come una macchina da usare, ma come un partner di idee. Gli artisti hanno aiutato i partecipanti a scrivere prompt per generare personaggi ibridi, cercando un dialogo tra l’immaginazione umana e le immagini create dall’algoritmo. È emerso chiaramente come l’AI possa velocizzare passaggi prima complicati, per esempio nella creazione e modifica delle immagini, ma resta indispensabile il contributo consapevole e critico dell’uomo.

Questo confronto ha messo in luce limiti e potenzialità: molte immagini prodotte dall’AI apparivano standardizzate, mentre la creatività guidata dal gruppo ha portato a risultati più originali e profondi. La discussione si è spostata allora sul valore insostituibile del pensiero critico e sul ruolo dell’artista che non si limita più a una tecnica, ma porta una visione del mondo. L’intelligenza artificiale diventa così uno strumento che aiuta la creatività, senza sostituirla.

Il ritorno al fare con le mani e alla dimensione sensoriale

Uno degli aspetti più importanti emersi dal workshop è stato il ritorno al gesto manuale e alla fisicità della creazione. I partecipanti hanno passato molte ore lontani dagli schermi, lavorando direttamente con materiali e forme. Questo ritorno all’analogico ha risvegliato un dialogo con la memoria corporea e l’esperienza sensoriale, spesso dimenticati in un mondo dominato dal virtuale.

Il lavoro di gruppo ha favorito anche lo scambio immediato di idee e la collaborazione, mettendo in luce come la percezione dello spazio, delle forme e dei colori cambi profondamente se vissuta in prima persona. Solo il lavoro concreto riesce a dare quella profondità all’immaginazione che serve davvero. Questa fase ha mostrato quanto l’intelligenza umana si alimenti anche del contatto fisico e del fare insieme, rafforzando il senso di comunità all’interno dell’azienda.

Il bestiario di Fabriano: una mappa per capire il lavoro oggi

Marcello Smarrelli, curatore del progetto, descrive l’opera come un “bestiario” che non racconta creature mitologiche a caso, ma simboli vivi della quotidianità aziendale. Ogni partecipante ha creato la propria “creatura”, un modo per riconoscere e ripensare il proprio ruolo sul lavoro e nella società di oggi. Così il lavoro diventa un terreno di scoperta, dove storie personali e collettive si intrecciano in sistemi complessi fatti di relazioni, desideri e tecnologia.

L’opera non è un punto d’arrivo, ma una serie di mappe aperte a nuove interpretazioni. Questi esseri abitano un mondo che si mescola con la vita reale, incarnando una condizione di ibridazione sempre più diffusa nel nostro tempo. Parla di movimento, cambiamento e connessione: temi chiave per capire le dinamiche di ogni comunità di lavoro nel 2026.

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