Milano cambia volto, e con lei anche la galleria Giovanni Bonelli. Dopo anni nel cuore pulsante di Isola, la storica galleria sposta le sue radici a Corvetto, quartiere che negli ultimi tempi si sta ritagliando un ruolo di primo piano nella scena artistica cittadina. Non è un semplice trasloco: il vecchio spazio, ormai in scadenza contrattuale, non bastava più. Qui, invece, si apre un ambiente più ampio, con grandi vetrate e un piano inferiore accessibile direttamente dall’esterno, perfetto per mostre e eventi. È una mossa che racconta di ambizione e coraggio, un salto nel vuoto verso un luogo in fermento, pronto a diventare il nuovo cuore pulsante dell’arte contemporanea milanese.
Corvetto sta rapidamente trasformandosi, diventando uno dei nuovi centri pulsanti della cultura a Milano. Giovanni Bonelli si inserisce in un tessuto già ricco di realtà creative, come la vicina galleria Veda, e non lontano dalla Fondazione Prada e dai nuovi spazi di Viafarini. La scelta di questo quartiere va oltre la semplice posizione geografica: è un segnale forte verso un’area che vuole crescere come punto di riferimento per l’arte contemporanea. Qui si mescolano passato industriale e vitalità moderna, con investimenti e aperture che spingono verso un futuro di contaminazioni culturali. La galleria punta su questa evoluzione, convinta che Corvetto possa diventare uno dei poli artistici più interessanti della città nei prossimi anni.
Per il debutto nel nuovo spazio, la galleria ha scelto di celebrare un incontro tra passato e presente. La mostra inaugurale mette a confronto artisti affermati e giovani talenti, un approccio che da sempre contraddistingue la programmazione di Giovanni Bonelli. Il protagonista è Mattia Moreni , figura di rilievo nell’arte europea del Novecento, noto per il suo spirito anticonformista e radicale. L’esposizione nasce da una collaborazione con associazioni e archivi che tutelano l’eredità di Moreni, proseguendo un percorso già avviato con diverse mostre in Emilia-Romagna e al MAMbo di Bologna. Il focus è sull’ultima fase della sua carriera, caratterizzata da contaminazioni tra arte e universo umano-robotico. “The Future Will Be Weird” è il titolo che racchiude questo periodo di sperimentazione, con un tono provocatorio e quasi punk, che vede nell’arte una forma di resistenza e libertà.
La mostra coinvolge una selezione di artisti scelti insieme al curatore Denis Isaia, pensata per creare un dialogo vivo e stimolante con l’eredità di Moreni. Tra i nomi presenti vediamo vedovamazzei, Nicola Samorì, Vera Portatadino, Alessandro Pessoli, Giovanni Morbin, Enrico Minguzzi, Pesce Khete, Gelitin, Silvia Dal Dosso, Cult of Magic, Pierpaolo Campanini e Giovanni Blanco. Questi artisti, pur diversi per generazioni e linguaggi, condividono con Moreni un rapporto di studio e rispetto, e un’intimità artistica riconosciuta dalla critica. L’attenzione si concentra soprattutto sull’ultima fase del pittore, che guarda al futuro ma resta ancorato al Novecento. Alcuni di loro hanno legami con la Romagna, come lo stesso Moreni, e portano avanti temi e sensibilità affini. Il risultato è una mostra che aggiorna la mappa delle influenze e dei fermenti che attraversano l’arte oggi.
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