La conoscenza non deve essere un peso, ma una spinta che ci cambia dentro. Marco Dallari, pedagogista modenese nato nel 1947, parte da qui per raccontare il sapere come esperienza viva, capace di trasformarci prima ancora di riempirci di nozioni. Nel suo ultimo libro, “La bellezza di Sophia” , si intrecciano filosofia e pedagogia con un filo personale che rende ogni riflessione concreta e sentita. Non è il sapere inteso come semplice strumento per arrivare da qualche parte, ma come qualcosa che nasce da pulsioni profonde, quasi innate, che ci spingono a imparare per il gusto stesso di farlo. La sua voce evita le astrattezze e si concentra su ciò che davvero conta: la conoscenza come bellezza e motore umano.
Curiosità innata: perché vogliamo conoscere?
Il nodo centrale del libro parte da una domanda antica: perché abbiamo voglia di sapere? Per Dallari, non è solo una strategia per cavarsela o affrontare la realtà. È una spinta originaria, un impulso naturale che appartiene a tutti noi fin da bambini. Parlando con amici e studiosi, come la compagna Stefania, insegnante di lettere, e lo psicoanalista Giorgio Fugazza, ha riscoperto il concetto di “pulsione epistemofilica”, un’idea freudiana che vede la curiosità come un bisogno precoce e profondamente umano. La lettura di “I modi di amare Sophia” di Alessandra Risso, sua amica universitaria, ha dato nuova forza a questa riflessione, mettendo a fuoco il legame tra affetto e conoscenza. La scelta monastica di Alessandra aggiunge un valore simbolico: una sapienza che va oltre l’utile e si spinge verso il terreno dello spirito.
La scuola: tra stimolo creativo e gabbie rigide
Dallari non risparmia critiche al sistema scolastico italiano, soprattutto dalla primaria all’adolescenza. Nei primi anni, dove si seguono metodi ispirati a Montessori o altre esperienze innovative diffuse nel Nord Italia dagli anni Settanta, l’educazione punta al gioco, all’esplorazione del mondo, alla creatività con materiali diversi. Qui il bambino non è un contenitore passivo, ma un esploratore in proprio. Ma questa attitudine si perde appena si entra nella scuola dell’obbligo, soprattutto alle medie, dove domina la disciplina severa e la valutazione trasforma il piacere di imparare in un dovere da sopportare, in una preparazione al lavoro futuro. La conoscenza diventa fredda, uno strumento per trovare un impiego, invece di essere una risposta appassionata a domande profonde. Questo cambio di rotta spegne la curiosità di molti ragazzi, cancellando quel desiderio acceso all’inizio. Il risultato è un sistema che si scontra con se stesso: tra il gusto di scoprire e la necessità di adattarsi a parametri rigidi.
L’arte: la chiave per capire il mondo e se stessi
Per Dallari, tra tutte le forme di sapere, l’arte resta centrale. Si oppone con forza a chi la considera “inutile”. Non nasconde il suo stupore di fronte a un pregiudizio simile, soprattutto da parte di chi dovrebbe difendere la cultura. La storia umana dimostra che l’arte, dai graffiti preistorici in poi, ha segnato un passo decisivo: la nascita dei linguaggi simbolici ha cambiato il nostro modo di stare al mondo, dando forma a culture, idee, identità. Prende spunto da Schopenhauer, per cui l’arte non è semplice decorazione, ma una forma superiore di conoscenza, capace di mostrare il mondo nelle sue apparenze e nelle sue profondità. Gli artisti non sono mai figure secondarie: le loro opere e vite sono un tesoro simbolico prezioso, che educa chi sa leggere nelle immagini e nelle storie il potere di esplorare la realtà e il proprio mondo interiore.
Donne surrealiste al Guggenheim: una nuova luce sull’arte contemporanea
Un’esperienza recente, che Dallari ricorda con passione, è la mostra “Surrealismo e magia. La modernità incantata” al Guggenheim di Venezia. Qui ha potuto ammirare da vicino, e apprezzare davvero, il lavoro di artiste surrealiste spesso dimenticate dalla storia ufficiale. Donne come Leonora Carrington, Remedios Varo, Leonor Fini e altre hanno portato nel movimento un’energia tutta nuova, rappresentandosi come streghe, dee, figure magiche. L’arte femminile surrealista cambia il senso stesso del surrealismo: il fantastico non è fuga, ma un ponte verso la conoscenza profonda di sé e del mondo. Queste artiste hanno dato nuovi significati a temi come creatività, trasformazione e potere simbolico, segnando un vero “movimento nel movimento” nell’arte del Novecento.
Curiosità libera: l’appello contro mode e mercato
Alla fine dell’incontro con Dallari emerge un invito semplice, ma non facile: coltivare la curiosità senza lasciarsi guidare da pubblicità, mode o logiche di mercato. Il consiglio è concreto e alla portata di tutti. Per esempio, scegliere un libro poco noto ma originale invece del bestseller più pubblicizzato. O godersi un’alba tranquilla sulle rive di un fiume vicino, magari raggiunta in bicicletta o con una barca a remi, invece di inseguire mete turistiche affollate o spettacoli di massa. Qui sta la vera sfida: nutrire un amore per Sophia – cioè per la saggezza – che non si pieghi ai canoni sociali né al conformismo. Un modo di vedere il sapere non come uno strumento da sfruttare, ma come un piacere, un bisogno profondo e personale.





