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Sophie Taricone, la giovane artista figlia di Kasia Smutniak e Pietro Taricone: l’intervista esclusiva

La terra sotto le dita prende forma, si trasforma. Al Castello di Magliano Alfieri, nel cuore del Piemonte, una mostra aperta fino al dicembre 2026 invita a toccare con mano l’arte di Sophie Taricone. Non è solo uno sguardo a immagini, ma un incontro con materiali vivi: terre, pigmenti, strati che raccontano storie di memoria e movimento. Classe 2004, romana di nascita, Sophie ha intrecciato pittura e fotografia in un gesto materico che sfida il semplice vedere. Qui, l’arte si sente, si vive, si sperimenta.

Come la materia guida il suo percorso artistico

Sophie cresce in un ambiente dove la creatività è rifugio e voce. Fin da piccola passava ore a disegnare sul tavolo della cucina, con sua madre o un’amica, immergendosi in un mondo tutto suo di giochi e invenzioni. Quel “diverso” modo di fare, lontano dai modelli adulti, è diventato la sua forza. A scuola, un professore appassionato di scultura, pittura e fotografia ha acceso la sua passione. Poi l’università l’ha portata lontano dal figurativo verso l’espressionismo astratto, soprattutto grazie a Gaetano Cunsolo, docente che ha segnato il suo cammino. Così ha trovato un linguaggio che mette la materia al centro, puntando al rapporto fisico con pigmenti e superfici, al tatto.

Le influenze non mancano. Tra i nomi che più la ispirano c’è Mark Rothko, maestro dell’astrazione e delle superfici vibranti. Ma decisiva è stata la mostra “A Breath of Fresh Air” di Bijoy Jain, vista alla Fondation Cartier di Parigi nel 2023. Quel lavoro le ha ribadito quanto il tatto e la materia siano essenziali per un’esperienza artistica diretta e sensoriale. In quei giorni è scattata in lei la voglia di “sporcarsi le mani”, cioè di lavorare in modo concreto, senza filtri, lasciando che la materia stessa detti forme e significati.

“Terra come esperienza”: un rapporto vero con la natura e la materia

Il titolo della mostra al Castello di Magliano Alfieri, “Terra come esperienza”, racchiude un’idea forte e personale. Per Sophie, la terra è qualcosa di autentico, intenso, naturale, un canale che porta alle radici del rapporto con il mondo. Usare pigmenti secchi di alta qualità significa tornare a qualcosa di organico e primitivo, lavorare con sostanze che non nascondono niente e aprono uno spazio di esperienza, oltre la semplice immagine.

Ogni opera nasce da uno stratificarsi paziente di materiali come gesso, pigmenti e acqua. Sophie prepara le superfici pensando alla densità che vuole ottenere, aggiunge strati, li incide con gesti istintivi, scava solchi che riportano alla luce memorie nascoste. Il processo è un continuo cambiare di colori e materia, proprio come succede in natura. Il contatto diretto con la terra le regala una sensazione di calma e sincerità: ha provato a lavorare “protetta”, con guanti o attrezzi, ma alla fine sceglie sempre di sentire la materia con le mani, l’unico modo per instaurare quel dialogo vero, istintivo e senza schemi.

Il Castello di Magliano Alfieri: una cornice perfetta

L’allestimento nella storica dimora piemontese si sposa bene con le opere di Sophie Taricone. Il Castello di Magliano Alfieri è un luogo sospeso nel tempo, silenzioso e raccolto, ideale per ospitare lavori che richiedono calma e attenzione. Le superfici materiche, i toni caldi e naturali delle opere sembrano muoversi dentro questo spazio fermo. L’artista ha lavorato con Stefano Paganini per armonizzare i colori e creare un filo che unisce opere e ambiente, dando vita a un equilibrio tra fisicità e quiete.

Crepe, incisioni, stratificazioni diventano segni che invitano chi guarda ad avvicinarsi senza fretta, a scoprire ogni dettaglio e a lasciarsi sorprendere da mille letture possibili. Il silenzio del luogo amplifica il carattere tattile delle opere, rendendo la visita un’esperienza intensa e profonda.

La creatività di una giovane artista e il presente dell’arte

Sophie Taricone mette al centro la forza delle esperienze quotidiane e sensoriali come fonte della sua creatività. Viaggiare, osservare i rumori, i colori, le superfici consumate o i muri che si sgretolano diventano per lei spunti preziosi. Ogni segno nel mondo può accendere un racconto visivo nuovo.

Riflette anche sul ruolo dell’arte oggi, soprattutto per chi come lei è cresciuto con un accesso immediato e continuo alle immagini, ma anche al rischio di un sovraccarico sensoriale. La sfida è mantenere una sensibilità personale e autentica, senza lasciarsi travolgere da stimoli troppo frequenti. Per Sophie, l’arte resta uno spazio di libertà e dialogo, un incontro aperto tra chi crea e chi guarda, sempre in movimento.

Redazione

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