Nel buio delle stanze di un manicomio di Pergine Valsugana, negli anni Cinquanta, si celavano vite ignorate da tutti. Alessandro Bencivenga ha deciso di riaccendere quella luce spenta da tempo, scavando tra memorie offuscate e volti dimenticati. “L’invisibile filo rosso” non è solo un film, è un viaggio dentro un’Italia che ha faticato a guardare in faccia la sua storia più nascosta. Tra muri spessi e sguardi sfuggenti, emergono storie di dignità silenziosa e lotte invisibili, raccontate con la forza di chi vuole rompere il muro del silenzio.
Una pagina nascosta della storia italiana torna a vivere
Presentato fuori concorso all’82ª Mostra del Cinema di Venezia, il film è il risultato di un lungo lavoro di ricerca durato più di un anno, scandagliando archivi, schede di internati e documenti d’epoca. La storia prende spunto da fatti reali, concentrandosi sul manicomio di Pergine Valsugana, in Trentino-Alto Adige. Il protagonista è Gennaro, un giovane infermiere di Ischia che si trasferisce al Nord per lavorare nell’istituto psichiatrico. Attraverso i suoi occhi si racconta una realtà fatta di sofferenza nascosta ma anche di lampi di umanità.
Il racconto si radica nella malinconia del Sud, incarnata proprio da Gennaro, che porta dentro di sé la “pucundria”, parola napoletana che esprime un misto di tristezza e nostalgia, simbolo del legame profondo con la propria terra lontana. L’approccio di Bencivenga non è solo documentaristico, ma profondamente umano: evoca atmosfere e sentimenti senza nascondere la crudeltà celata dietro le mura dell’ospedale psichiatrico. È un lavoro fatto di pazienza, di incontri con testimoni, di scavi tra vecchi faldoni, per riportare alla luce una verità spesso oscurata dalla storia ufficiale.
Giovanni Giulio Anesini, simbolo di resistenza e ingiustizia
Al centro del film c’è Giovanni Giulio Anesini, interpretato da Massimo Bonetti con un’intensità che ha colpito la critica. Anesini non finì in manicomio per problemi psichiatrici, ma per aver sfidato il potere. È il cuore pulsante della vicenda. Il personaggio, ispirato a una persona realmente esistita, rappresenta il manicomio come strumento di silenziamento politico e sociale.
Durante la ricerca sono emersi dettagli quasi incredibili: le date di internamento e morte di Anesini coincidono con i compleanni dell’attore e del regista. Ancora più sorprendente è la somiglianza fisica tra Bonetti e il vero Anesini, trovata negli archivi. Questi particolari sottolineano la volontà di Bencivenga di mantenere intatta l’autenticità e il rispetto per la memoria storica.
Attraverso lo sguardo di Gennaro, lo spettatore si confronta con l’orrore del manicomio, ma anche con la forza di chi, come Anesini, rifiutò di essere messo da parte. La narrazione non si limita a descrivere l’istituto claustrofobico, ma mette in luce i rapporti umani, la solidarietà e il desiderio di libertà nascosto dietro quelle mura. La dimensione storica si intreccia così a un racconto intimo, capace di restituire dignità a chi la società aveva voluto dimenticare.
Ida Irene Dalser, la donna cancellata dalla storia ufficiale del duce
Il film apre un altro capitolo con la storia di Ida Irene Dalser, magistralmente interpretata da Ornella Muti. Donna perseguitata e internata proprio nel manicomio di Pergine, Dalser fu madre di Albino Benito, nato dalla relazione con Benito Mussolini quando il futuro duce era ancora un rivoluzionario socialista. La sua è una storia di amore spezzato dalla politica e da un regime deciso a cancellarne ogni traccia.
Bencivenga riporta alla luce questa vicenda, restituendo a Ida Dalser giustizia storica e umana. Privata del figlio e della sua identità, morì internata, dimenticata dagli archivi ufficiali. Il film ricostruisce quei fatti con delicatezza, senza però addolcire la drammaticità, dando voce a una donna che ha pagato caro il prezzo della sua ribellione contro il potere.
Inserire la sua storia nel contesto del manicomio di Pergine non è casuale: mostra come la psichiatria dell’epoca venisse usata come strumento di controllo sociale e politico. “L’invisibile filo rosso” diventa così uno specchio per riflettere sulle ingiustizie del passato e sui meccanismi di esclusione che hanno segnato la storia italiana. La partecipazione di attrici come Ornella Muti dà al progetto un’intensità narrativa solida e una forza emotiva che amplificano il messaggio del film.
Un cast di valore per un racconto di memoria e impegno civile
Il film si avvale di un cast di primo piano, capace di unire la tradizione del teatro e del cinema italiano a una scrittura attenta e rispettosa di un racconto storico delicato. Tra gli attori spiccano Lello Arena e Alfredo Cozzolino, storici compagni di Massimo Troisi, insieme a Tommaso Bianco, allievo di Eduardo De Filippo, Antonio Catania, Gino Rivieccio, Rosario Terranova, Carlo Di Maio, Luisa Mariani e Francesco Villa.
La voce narrante di Luca Ward aggiunge un ulteriore livello di profondità, accompagnando lo spettatore in questo viaggio nella memoria dimenticata. Dietro la macchina da presa, Bencivenga ha collaborato con Giorgio Cozzolino alla regia e con Irene Cocco alla sceneggiatura, mentre la supervisione è stata affidata a Giacomo Scarpelli, noto per aver co-firmato “Il Postino”. Una squadra che ha garantito un racconto solido, capace di equilibrare narrazione e riflessione critica.
Le musiche di Giovanni Block, con la tromba di Nello Salza – collaboratore di Morricone e Piovani – costruiscono un ponte emotivo tra i paesaggi del Trentino e le coste di Ischia, rafforzando un’atmosfera al tempo stesso intima e universale. La produzione di Sly Production e Screen Studio sostiene un’opera che unisce intrattenimento e impegno civile senza mai scadere nella retorica, offrendo uno sguardo profondo sulla memoria pubblica italiana.
Con “L’invisibile filo rosso” si apre non solo un dialogo con il passato, ma anche un’indagine sulle nostre coscienze di oggi. Bencivenga non si limita a raccontare un luogo e un’epoca, ma dà voce a chi è stato messo a tacere, facendo emergere quel filo sottile che lega storie personali e collettive, puntando a un riscatto vero e duraturo.





