Nel 1968, un giovane di Caserta decide di seguire la sua passione per la pittura e lascia la sua città natale. Quel giovane è Enzo Cannaviello. Da allora, ha attraversato Roma e poi si è stabilito a Milano, dove ancora oggi guida lo Studio d’Arte Cannaviello. Non è una semplice storia di spostamenti: è un racconto fatto di incontri, intuizioni e una visione nitida sull’arte contemporanea che cambia. Nel 2025, ha aperto un nuovo spazio in via Pagliano, aggiungendo un quinto tassello alla sua presenza in città. E mentre la sua galleria si espande, fino al 18 aprile 2026, Milano ospita una mostra dedicata a Mimmo Rotella, a vent’anni dalla scomparsa dell’artista.
Da Caserta a Roma: i primi passi e le radici di un percorso
Nel 1968, a Caserta, Cannaviello apre la sua prima galleria. Due spazi distinti, al primo piano e in un altro ambiente, a dimostrare la voglia di creare un punto d’incontro per l’arte. La spinta iniziale nasce un po’ per caso: sua moglie, artista anche lei, collaborava con la Modern Art Agency, la prima galleria di Lucio Amelio. Così Cannaviello si immerge nell’ambiente, frequenta la Libreria Guida a Port’Alba, dove critici da tutta Italia si ritrovavano ogni settimana. Quell’esperienza sul campo, senza un percorso accademico formale, è stata la sua vera scuola.
Ma Caserta si rivela presto troppo piccola. Mancano un mercato e spazi espositivi capaci di sostenere una galleria. Fuori da Napoli, in Campania, l’arte fatica a trovare terreno fertile. Per questo, già nel 1971, Cannaviello si sposta a Roma, in cerca di un contesto più vivace.
Roma tra due sedi: la capitale che non basta
A Roma apre due gallerie in punti strategici: una a Largo Argentina, dentro il cortile del Teatro Argentina, l’altra in Piazza de’ Massimi, vicino a Piazza Navona. Quest’ultimo spazio diventerà uno dei più importanti della sua carriera. Eppure, nonostante sia la capitale politica e culturale, Roma non è il cuore pulsante del mercato dell’arte contemporanea. Mancano la forza economica e la struttura necessarie per far decollare davvero il settore.
Questa realtà spinge Cannaviello a guardare verso Milano, città che considera “la sua” e che rappresenta la vera roccaforte del mercato italiano dell’arte contemporanea.
Milano, il fulcro del mercato e della cultura
A Milano Cannaviello trova il terreno ideale per crescere. La galleria conta oggi cinque sedi, l’ultima inaugurata nel 2025 in via Pagliano, nel quartiere Amendola. Milano si conferma al vertice nel mercato nazionale e tra le città europee più dinamiche, soprattutto per la vivibilità e l’attrazione di capitali stranieri. Solo negli ultimi due anni sono arrivati circa 20.000 britannici, segno di un clima favorevole anche sul piano fiscale.
Sul versante culturale, però, il gallerista segnala una lacuna: manca un museo pubblico dedicato all’arte contemporanea come la intende lui. Il Museo del Novecento, il PAC e la GAM non bastano a raccogliere e valorizzare appieno il patrimonio contemporaneo. È un punto dolente, mentre il circuito privato, con gallerie internazionali come quella di Ropac, tiene viva la scena milanese.
Pittura al centro: la passione per i Nuovi Selvaggi tedeschi
La pittura è sempre stata il cuore dell’attività di Cannaviello, con una chiara predilezione per il bidimensionale. Anche se conosce e rispetta le tendenze più sperimentali e concettuali, lui resta fedele al colore e alla forma. Negli anni Ottanta si avvicina con decisione alla pittura neoespressionista tedesca, i cosiddetti Nuovi Selvaggi , con artisti come Fetting, Middendorf, Hödicke e Neuhaus. Per lui, questa corrente segna una svolta: “dimostra che la rivoluzione artistica non ha bisogno per forza di installazioni o ambienti, ma può passare attraverso tecniche tradizionali rilette in modo nuovo.”
Ha esposto anche nomi di peso come Georg Baselitz, Sigmar Polke e artisti svizzeri e austriaci come Martin Disler, Hermann Nitsch e Maria Lassnig.
Tra scoperte italiane e internazionali: sempre a caccia di talento
Cannaviello non ha mai perso di vista i nuovi talenti, soprattutto italiani. Fu lui a presentare Mimmo Paladino per la prima volta, organizzando la sua prima mostra a Caserta. Lo stesso fece con Carlo Maria Mariani, convincendolo a dedicarsi alla pittura e accompagnandolo nelle prime esposizioni che lo hanno consacrato. Tra i giovani artisti sostenuti c’è anche Luigi Presicce, considerato ancora oggi una voce importante.
Ha introdotto nel panorama italiano anche nomi stranieri come Robert Longo, David Salle e Gérard Garouste. La sua capacità di scovare artisti destinati a emergere si riflette nel successo internazionale di molti di loro.
Le critiche alle fiere: l’arte ha bisogno di altro
Cannaviello ha un rapporto critico con le fiere d’arte contemporanea. Pur avendo partecipato alle prime edizioni di Art Basel, si è allontanato da questo modello che considera “la negazione dell’arte”. Secondo lui, l’arte ha bisogno di spazi tranquilli, silenziosi, dove poter guardare e riflettere, come musei e gallerie. Non di eventi affollati, con luci sbagliate e spazi stretti.
Durante i suoi tre mandati alla presidenza dell’Associazione Nazionale delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea ha aiutato a selezionare i galleristi per Artefiera di Bologna, ma poi ha scelto di non partecipare più come espositore. Oggi visita ancora alcune manifestazioni per tenersi aggiornato, ma evita di esporre.
Il sostegno alle donne nell’arte e le difficoltà del mercato
Nonostante in galleria le artiste donne siano poche, Cannaviello si definisce un convinto sostenitore delle donne nell’arte. Riconosce però che molte emergenti hanno incontrato ostacoli, soprattutto a causa di un antifemminismo ancora radicato nel mondo artistico. Le donne vengono viste come troppo rivoluzionarie e quindi meno “commerciali”, a differenza degli uomini che ricevono più attenzione.
Il gallerista spera in un cambiamento vero, non solo nell’arte ma anche in altri ambiti come la politica. Sa che è un percorso lungo, ma crede che qualcosa si stia muovendo.
Una carriera fatta di successi, incontri e sguardi verso il futuro
Negli anni, la galleria di Cannaviello ha ospitato artisti affermati e giovani promesse, costruendo una rete di relazioni importanti. Tra le figure chiave ci sono Giovanni Testori, scrittore e critico che ha sempre sostenuto il lavoro del gallerista, e il collezionista Carlo Monzino, grande appassionato di pittura. Passione, intuito e rigore sono stati i pilastri di una carriera che sfiora i sessant’anni.
Oggi, con la nuova sede milanese e una gestione che probabilmente passerà al figlio, Studio d’Arte Cannaviello resta un punto di riferimento per la scena artistica italiana ed europea, continuando a puntare sulla pittura in un mercato sempre più in trasformazione.





