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Kengo Kuma al Museo del Bonsai di Parabiago: l’evento imperdibile del Fuorisalone vicino Milano

Sulla trafficata Statale del Sempione, tra rotonde e insegne al neon, nessuno si aspetterebbe un’oasi così. Eppure, appena varcata la soglia del Crespi Bonsai Museum a Parabiago, tutto cambia: è come entrare in un altro mondo. Qui, bonsai ultracentenari convivono con installazioni culturali sorprendenti, in un equilibrio perfetto tra natura e arte. Fondato 35 anni fa da Luigi Crespi, questo museo custodisce la più grande collezione di bonsai fuori dal Giappone. Al suo interno, la mostra “Faces” di Kengo Kuma, architetto giapponese di fama mondiale, ha trasformato tappeti in un’esperienza multisensoriale. Un incontro raro tra materiali, luce e spazio, capace di riscrivere il rapporto tra architettura tessile e natura.

Crespi Bonsai Museum: un gioiello verde a pochi chilometri da Milano

Il museo si trova a Parabiago, a circa 30 chilometri dal centro di Milano. Nato nel 1988 grazie a Luigi Crespi, è oggi uno dei punti di riferimento più importanti al mondo per la cultura del bonsai. Qui si possono ammirare piante modellate con grande maestria, alcune addirittura ultracentenarie, che vengono esposte a rotazione per rispettare i cicli naturali e mantenerle in salute.

Tra tutte, spicca il Ficus retusa millenario, il vero tesoro del museo, protetto da una cupola di vetro. Arrivato dal Giappone nel 1986 dopo lunghe trattative, questa pianta rappresenta la perfetta unione tra arte naturale e tradizione. Il museo non è solo un luogo di esposizione: ospita anche un’università del bonsai, con corsi per appassionati e un percorso didattico pluriennale condotto da esperti internazionali. Accanto, il giardino zen con laghetti e carpe completa l’esperienza, regalando un’oasi di tranquillità che richiama le antiche tradizioni orientali.

“Faces” di Jaipur Rugs e Kengo Kuma: quando il tessuto racconta l’architettura

In questo spazio così legato alla cultura giapponese, Jaipur Rugs ha scelto di presentare “Faces”, una serie di sedici tappeti realizzati in lana e viscosa rigenerata. Non si tratta di semplici tappeti, ma di vere e proprie interpretazioni artistiche ispirate agli edifici progettati dall’architetto Kengo Kuma, noto per i suoi giochi di luce, ombra e stratificazioni che danno vita a spazi vibranti.

Matteo Crespi, erede della famiglia fondatrice, spiega che la scelta del museo non è stata casuale né solo estetica. “Il progetto vuole mettere in luce affinità profonde tra l’architettura di Kuma, basata sull’interazione tra luce e aria, e la cura dei bonsai, che necessitano degli stessi elementi per crescere armoniosamente.” Il concetto di “layer” – cioè le sovrapposizioni – si riflette tanto nelle costruzioni quanto nei motivi intricati dei tappeti, creando un’esperienza che unisce natura, tessuto e luce.

“Faces”: tappeti che raccontano storie di luce e materia

La collezione non riproduce pedissequamente gli edifici di Kuma, ma ne cattura l’essenza e l’atmosfera. I tappeti evocano le sensazioni generate dagli spazi, più che copiare le facciate. Luce, profondità e texture sono gli elementi che permettono di rivivere con il tatto e la vista l’anima delle opere dell’architetto.

Per esempio, “Sukima” si ispira al Suntory Museum of Art di Tokyo: la trama ricorda le lamelle verticali bianche che filtrano luce e aria, sfumando il confine tra interno ed esterno. “Chirashi” riprende la facciata del Kanayama Community Centre di Gunma, con il suo gioco di pieni e vuoti fatto di pietre rettangolari e quadrate. “Kasane” introduce il verde e trae spunto dalle “sudare”, persiane orizzontali che collegano gli ambienti interni ed esterni dell’Albert Kahn Museum di Boulogne-Billancourt, vicino a Parigi. Questi tappeti sono tracce di spazi vissuti, non semplici riproduzioni, e raccontano culture e architetture lontane attraverso la materia tessile.

Tradizione e innovazione insieme nel cuore della mostra milanese

La mostra ha aperto le porte dal 21 al 24 aprile 2024, con orario 9.30-17.30. Un evento che ha unito tradizione orientale e sperimentazione contemporanea, mostrando come arte vegetale, architettura e design tessile possano dialogare con forza ed eleganza.

Attraverso questi tappeti emerge il valore di un’arte che va oltre l’estetica, puntando su materiali sostenibili e tecniche consapevoli. La collaborazione tra Jaipur Rugs e Kengo Kuma ha dato vita a un progetto multidisciplinare dove luce, aria e stratificazioni non sono solo elementi visivi, ma parte di un’esperienza completa. In questo contesto, il Crespi Bonsai Museum si conferma un polo culturale vivo, capace di valorizzare antichi patrimoni con nuove forme espressive.

Redazione

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