Un coro di voci si alza tra le vie di Milano, mentre suoni e colori si intrecciano nello spazio della galleria Mazzoleni. Marinella Senatore, artista nata a Cava de’ Tirreni nel 1977, trasforma la festa in qualcosa di più di un semplice momento di allegria: la sua è una celebrazione collettiva che custodisce memoria, cultura e dialogo. Non una festa qualunque, ma un rituale vivo, fatto di scambi e condivisioni. La mostra FESTA! ne è la testimonianza, un racconto tessuto di suoni, ricami e arazzi che parla direttamente al cuore della città.
Dopo aver esposto a Torino nel 2021 e a Londra nel 2022, Senatore arriva a Milano con un lavoro fresco e originale. La mostra alla galleria Mazzoleni segna il suo debutto in città con opere che mescolano tradizione e sperimentazione. Espone nuovi pezzi, disegni e arazzi che riprendono i simboli e i riti delle feste pubbliche dal Sei al Settecento, epoche ricche di teatralità e barocco.
Le scene delle celebrazioni diventano veri e propri palcoscenici all’aperto, popolati da figure nere e lettere poetiche. Spicca l’arazzo The Theatre of Commons , con il suo filo dorato e trama preziosa, che richiama il teatro storico con sipari e manifesti carichi di significato. Quest’opera, leggera e mobile come uno stendardo, anima la sala, trasformandola in parte integrante della narrazione.
Il progetto coinvolge attivamente chi guarda, creando un ponte tra passato e presente, memoria collettiva e partecipazione. L’arte diventa così uno strumento per aprire conversazioni, catturare emozioni e suggerire nuovi modi di vivere la festa.
Il richiamo al Sei e Settecento rimanda a un’epoca in cui le città si trasformavano in teatri vivi. Architetture effimere, luci, fuochi d’artificio: elementi capaci di coinvolgere le comunità in cerimonie dal forte impatto sociale. Non erano solo spettacoli, ma occasioni in cui le persone, governate o meno, erano chiamate a partecipare e condividere un’esperienza culturale.
Senatore riprende questa eredità e la traduce in immagini contemporanee, cariche di simboli e contraddizioni. Le sue opere suggeriscono che la festa non è solo nostalgia, ma uno strumento per costruire senso e appartenenza. Gli arazzi sono trame complesse, dove si intrecciano memorie personali e collettive, in un dialogo che attraversa il tempo.
La festa, vista come mezzo di inclusione e coinvolgimento, si fa arte aperta. Non si limita a farsi guardare, ma diventa esperienza. Lo spettatore, camminando tra tessuti e sagome delicate, è invitato a riflettere sulla propria identità e sul ruolo che le tradizioni giocano oggi nella vita sociale.
Uno degli aspetti più forti della mostra è il ruolo attivo del paesaggio nelle opere di Senatore. Dai centri urbani ai luoghi naturali, lo spazio non è mai semplice sfondo, ma protagonista. Le ambientazioni si animano di memorie, raccontando storie di uomini e natura.
Gli arazzi mostrano scenari che oscillano tra quiete e movimento: acque che riflettono, prati ampi, montagne imponenti, alberi pieni di uccelli. Grazie a una lavorazione artigianale attenta, questi elementi offrono suggestioni capaci di risvegliare emozioni e ricordi.
Il paesaggio diventa così un archivio vivo, un registro di tracce di vita e conflitti. Le opere si propongono come mappe culturali costruite attraverso la memoria condivisa. La mostra invita a leggere lo spazio che abitiamo come intreccio di vissuti personali e collettivi.
Per realizzare gli arazzi, Senatore ha stretto una collaborazione con la Chanakya School of Craft di Mumbai. Questa scuola si distingue per l’impegno nel valorizzare arti e mestieri manuali, con particolare attenzione alle donne. In un ambito in cui la tessitura è tradizionalmente maschile, la scuola offre alle donne la possibilità di imparare più di 300 tecniche di ricamo, lavorando con artisti, industrie della moda e realtà no profit.
Oltre mille donne hanno partecipato a questo percorso, rendendo il progetto con Senatore un esempio concreto di inclusione e impegno sociale. Gli arazzi realizzati da queste artigiane non sono solo opere d’arte, ma rappresentano una rete di relazioni, esperienze e empowerment femminile. Così la mostra a Milano dimostra come l’arte contemporanea possa intrecciarsi con le tradizioni e le sfide sociali di oggi.
Accanto agli arazzi, la mostra presenta disegni a grafite e bozzetti che affrontano i temi del rito e del paesaggio in modo più raccolto. Queste opere, in uno spazio più intimo, offrono momenti di riflessione e calma.
I disegni non si limitano a rappresentare, ma diventano piccole cartoline di pensieri, un dialogo personale con le radici della festa. Sono istantanee che svelano il lavoro dietro l’energia collettiva della celebrazione, mostrando la complessità emotiva e culturale che la festa porta con sé.
In questo angolo più tranquillo, lontano dall’impatto scenografico degli arazzi, chi visita può riprendere fiato e cogliere meglio il senso profondo della mostra.
Milano conferma il suo ruolo di centro vitale per l’arte contemporanea nel 2026, con eventi che accompagnano la mostra di Marinella Senatore. Tra gli appuntamenti spiccano la personale di Massimo Scolari alla Galleria Antonia Jannone, che indaga archetipi e paesaggi montani, e la mostra di Mona Hatoum alla Fondazione Prada, dedicata all’instabilità del nostro tempo.
Al Museo di Storia Naturale si può visitare l’installazione Dentro la Metamorfosi di Maria Cristina Finucci, mentre la Artopia Gallery ospita Resonances con Isabella Benshimol Toro e Emma Moriconi. Così l’offerta espositiva milanese si presenta varia e ricca, unendo tradizione, innovazione e riflessione sociale.
Questi eventi contribuiscono a definire l’identità culturale della città, mantenendo vivo il senso della festa come momento di condivisione e scambio anche nelle forme più attuali dell’arte.
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