Mimmo Jodice, maestro indiscusso del bianco e nero, ha lasciato un’impronta profonda nel cuore di Napoli. Ma c’è un lato meno conosciuto del suo lavoro, un capitolo a colori degli anni Ottanta che pochi ricordano. Ora, quegli scatti rari e vibranti tornano a vivere nel Museo del Tesoro di San Gennaro, proprio nel centro pulsante della città che lo ha visto nascere. Napoli, che lo ha salutato pochi mesi fa, non si limita a commemorarlo con mostre temporanee. Nel 2027 aprirà la Casa della Fotografia dedicata a lui, un luogo pensato per custodire e raccontare la sua eredità, parte essenziale della cultura locale e nazionale. Fino ad allora, è questa mostra – “I colori di Mimmo Jodice” – a riportare in scena atmosfere e dettagli del Seicento napoletano attraverso la sua lente unica.
L’idea di mettere in luce questa fase meno conosciuta dell’opera di Jodice nasce da Sylvain Bellenger, ex direttore del Museo di Capodimonte e oggi curatore della mostra al Museo del Tesoro di San Gennaro, nel Duomo di Napoli. Inaugurata nel 2026 e aperta fino al 10 gennaio 2027, la mostra presenta fotografie a colori dedicate ai capolavori pittorici del Seicento napoletano, scattate durante le visite a “La Civiltà del Seicento a Napoli” a Capodimonte negli anni Ottanta. Un progetto sostenuto da un investimento di tre milioni e mezzo di euro, che si inserisce in un più ampio piano culturale: la prossima apertura della Casa della Fotografia dedicata a Jodice nel complesso del Cataneo.
L’allestimento è curato nei minimi dettagli, in modo da creare un dialogo armonioso tra le fotografie, le opere pittoriche e l’ambiente stesso del museo. Le sale e le sacrestie del Tesoro sono state trasformate da artigiani e artisti che hanno realizzato tessuti e velluti ispirati al barocco, con lavorazioni che richiamano le atmosfere e i materiali originali delle opere esposte. A seguire il progetto tessile sono stati Maddalena Marciano, docente all’Accademia di Belle Arti di Napoli, e Giuseppe Ambrosio, con la partecipazione degli studenti universitari. Questo intervento site-specific rende la visita un’esperienza immersiva, mettendo in risalto il contrasto tra i colori vividi degli oggetti del Tesoro e il tratto fotografico di Jodice, più intimo e analitico.
Le fotografie a colori esposte portano l’attenzione su dettagli spesso trascurati: frammenti di volti, pieghe di tessuti, mani e sguardi degli artisti seicenteschi come Jusepe de Ribera, Caravaggio, Artemisia Gentileschi e Luca Giordano. Jodice non usa il colore come semplice descrizione, ma come strumento per indagare le emozioni, come se la materia pittorica venisse rivissuta attraverso uno sguardo contemporaneo.
Bellenger racconta che la mostra mette a confronto due modi di rappresentare la realtà: da un lato la visione barocca, ricca e avvolgente, dall’altro lo sguardo moderno di Jodice, che isola il dettaglio per darne un nuovo significato. Questo gioco di continuità e rottura permette di riscoprire pittura e fotografia come due viaggi paralleli nella percezione del visibile.
Parallelamente alla mostra, sono stati rinnovati gli spazi del museo: l’ingresso è stato ridefinito con una biglietteria e un bookshop rinnovati, progettati da Vanni del Gaudio e realizzati dall’impresa Lavaggi & Montella. È stato inoltre installato un nuovo impianto di illuminazione, che valorizza le opere e rende più confortevole la visita. Questi interventi fanno parte di un più ampio progetto di riqualificazione urbana dei portici di via Duomo, pensato per migliorare la fruizione culturale e turistica di Napoli.
Per l’occasione, le fotografie a colori di Jodice, scattate negli anni Ottanta e già esposte in mostre storiche come “Un secolo di furore” a Villa Pignatelli, hanno subito un importante restauro. Barbara Jodice, figlia dell’artista, insieme al restauratore Marco Spatuzza, ha riportato nuova vita a queste immagini, facendo risplendere il loro vigore cromatico. Spatuzza ha anche scoperto alcuni scatti inediti della stessa serie, arricchendo così il patrimonio espositivo.
Barbara Jodice sottolinea come queste fotografie raccontino la straordinaria capacità del padre di “vivere la luce”, restituendo ai capolavori seicenteschi una presenza intensa e contemporanea. Un lavoro che non solo conserva l’eredità di Mimmo Jodice, ma la rende accessibile a un pubblico più ampio.
La mostra vuole essere anche un’occasione di inclusione: grazie al progetto “Scintill Arte”, i visitatori possono partecipare a visite guidate condotte da giovani con disabilità, membri dell’associazione La Scintilla, collegata al Pio Monte della Misericordia. Un modello di turismo culturale solidale, che valorizza esperienza e inclusione sociale. Inoltre, è possibile acquistare un biglietto unico online per visitare sia il Museo del Tesoro di San Gennaro sia il museo di Capodimonte, rafforzando la rete culturale cittadina.
Ad arricchire il percorso espositivo, un catalogo curato da D’Uva e Paparo Editore raccoglie contributi di studiosi e critici come Luca Massimo Barbero, Sylvain Bellenger, Stefano Causa, e anche di personalità di altri ambiti, tra cui Erri De Luca e Mario Martone. Un testo che offre molte chiavi di lettura sull’opera di Jodice e il suo ruolo nella fotografia contemporanea.
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