Nel 2021 se ne andava Carlo Maria Mariani, pittore romano che ha attraversato mezzo secolo di arte senza mai piegarsi alle mode. Nato nel 1931, ha costruito un percorso complesso, spesso frainteso o liquidato con etichette affrettate. Troppo spesso lo si associa a correnti considerate sorpassate, come se il suo lavoro fosse un semplice eco del passato. Ma chi si prende il tempo di guardare oltre scopre un linguaggio ricco, stratificato, che sfida le definizioni facili. Mariani ha vissuto tra Roma e New York, portando con sé una solitudine creativa e una profondità intellettuale che pochi sanno cogliere. Oggi, la Fondazione a lui dedicata prova a restituirgli quella voce piena, lontana dagli stereotipi, dentro e fuori dall’Italia.
La Fondazione Carlo Maria Mariani gioca un ruolo fondamentale nel preservare e promuovere l’eredità del pittore. Il suo lavoro va ben oltre l’organizzazione di mostre: si tratta di restituire con rigore la profondità del pensiero e dei contenuti che stanno dietro alle sue opere, spesso ingiustamente ridotte a schemi semplicistici. La Fondazione si impegna ogni giorno per rieducare il pubblico e la critica, mostrando Mariani come un artista che ha sfidato le convenzioni, seguendo le sue idee e trasformando la pittura in un atto di riflessione.
Questo impegno si traduce anche nelle esposizioni di alto livello organizzate negli ultimi anni, frutto di collaborazioni con musei e istituzioni importanti. Grazie a queste iniziative, la Fondazione rilancia il confronto con il pubblico, alimentando un dibattito più consapevole sulla figura e sull’opera di Mariani.
Al Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli è aperta fino al 14 luglio 2026 la mostra personale “I Segni dei Tempi”. L’esposizione, curata da Andrea Viliani e Antonio Martino, offre un racconto intenso e raffinato dell’arte di Mariani, mettendo in luce la coerenza e la sottigliezza della sua visione. Il pubblico può così immergersi nell’approccio intellettuale dell’artista, esplorandone i temi e i simboli.
Questa mostra segue quella del 2024 a Firenze, a Palazzo Pitti, con il titolo “Arte oltre il tempo”, promossa dalla Galleria degli Uffizi e curata da Vittorio Sgarbi e dall’autore di questo pezzo. A ottobre 2026, invece, la tappa milanese a Palazzo Citterio, in collaborazione con la Pinacoteca di Brera, presenterà “Ad Aeternitatem Pingo”, una retrospettiva curata da Eike Schmidt e dall’autore, chiamata a ricostruire il peso storico dell’opera di Mariani.
Questi appuntamenti non solo fanno riscoprire l’artista sotto una luce nuova, ma rappresentano anche un’occasione per superare le semplificazioni che ne hanno segnato l’immagine. Le mostre raccontano le diverse fasi della sua carriera, mettendo in evidenza l’intelligenza acuta e l’estetica raffinata che ne caratterizzano il lavoro.
Per capire davvero Mariani, bisogna ascoltare le sue parole. Artista riservato, la sua pittura rifletteva un isolamento consapevole, che lo distingueva dalle mode e dai gruppi artistici più conformisti. Ha sempre sottolineato la natura concettuale del suo lavoro, rifiutando etichette come “anacronista” o “pittore colto” che gli sono state spesso appiccicate senza giustificazione.
Nel 1977 affermava: “Io non sono un Artista, io non sono il Pittore, io sono l’Opus”, segnando una visione di sé che va oltre il semplice ruolo di creatore di immagini. Nel 1988 ricordava come la sua arte fosse stata, a sua insaputa, inserita in contesti post-moderni o in movimenti di “ritorno alla pittura”. Un episodio emblematico fu l’uso non autorizzato di un suo dipinto sulla copertina del libro “POSTMODERN” di Charles Jencks, che alimentò la confusione sul suo lavoro.
Mariani accusava queste letture di non cogliere la vera natura del suo percorso, nato da precise esigenze concettuali e da una profonda autonomia. La sua affermazione “O beata solitudo, o sola beatitudo” sintetizza questo distacco dalle correnti e la scelta di un cammino solitario fatto di riflessione e analisi.
Nel 2013 ribadiva con fermezza: “Non sono un pittore anacronista, né un pittore colto. Queste definizioni riduttive non rendono giustizia al mio lavoro, unico e irripetibile, frutto di un procedimento analitico-concettuale nato ben prima delle tendenze reazionarie degli Anni Ottanta.” Una difesa lucida e appassionata, che invita a lasciare da parte le semplificazioni.
La mostra al Museo e Real Bosco di Capodimonte è un appuntamento centrale per celebrare l’artista a Napoli. “I Segni dei Tempi” mette a fuoco la profondità del suo linguaggio, esplorando i simboli e le forme che attraversano la sua carriera. Il museo e il Giardino Reale creano un ambiente perfetto per una riflessione che tocca aspetti storici, culturali ed emotivi.
Il catalogo, presentato il 23 giugno, guida il visitatore in un percorso attraverso i decenni di lavoro di Mariani. La mostra mette in luce l’eleganza formale e la coscienza critica che animano la sua arte, liberandola da vecchie definizioni e cliché. È un’occasione preziosa per il pubblico campano e internazionale di avvicinarsi a una figura chiave dell’arte italiana contemporanea in modo nuovo.
Napoli conferma il suo ruolo di protagonista nel mondo dell’arte contemporanea con un calendario fitto di mostre importanti, accanto a quella dedicata a Mariani. Al Museo del Tesoro di San Gennaro si può visitare “Il colore di Mimmo Jodice”, che offre uno sguardo nuovo sul Seicento napoletano attraverso l’uso innovativo del colore del fotografo.
Al MADRE è in corso “In controluce” di Pietro Lista, un viaggio lungo cinquant’anni di carriera dell’artista umbro trapiantato in Campania, che racconta la sua evoluzione creativa. Sempre a Capodimonte si può vedere “Emilio Isgrò – Canto Napoli”, un progetto inedito di uno dei grandi protagonisti dell’arte contemporanea internazionale, dedicato alla città.
Alla Fondazione Mondragone – Museo della Moda Napoli, “Claudia Piscitelli – I don’t care I Am invisible” propone una selezione di opere che esplorano archetipi femminili con ironia e memoria. Le Gallerie d’Italia – ex Banco di Napoli ospitano “Obey – Power to the Peaceful”, una vasta raccolta di oltre 130 lavori di Shepard Fairey, tra pezzi iconici, inediti e materiali d’archivio.
Questo ricco calendario dimostra la vitalità delle istituzioni culturali napoletane, impegnate a promuovere sia artisti storici come Mariani, sia voci contemporanee, creando un dialogo fecondo tra passato e presente. Napoli resta un crocevia fondamentale per la scoperta e il confronto sulle arti visive di oggi.
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L’arte di Carlo Maria Mariani si muove così, tra il bisogno di essere ascoltata senza filtri e il desiderio di sfuggire a definizioni strette, in un percorso che ancora oggi chiede attenzione e rispetto. Napoli, con i suoi musei e la sua programmazione vivace, è il luogo ideale per far risuonare questa voce unica, fatta di solitudine, pensiero e maestria pittorica.
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