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Pietro Vallone è il nuovo presidente dell’Associazione delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea in Italia

Il 25 maggio 2026, nella storica cornice della Triennale di Milano, l’assemblea ordinaria dell’ANGAMC ha deciso il futuro della sua leadership. Dopo una serie di votazioni serrate, Pietro Vallone è stato eletto presidente, prendendo il posto di Andrea Sirio Ortolani. Vallone non è un volto nuovo nel mondo dell’arte contemporanea: partner e direttore finanziario della galleria Massimo De Carlo, arriva con un bagaglio di esperienza e una visione chiara. In un momento delicato per le gallerie italiane, tra crisi economica e necessità di innovazione, Vallone punta tutto su dialogo e supporto costante per affrontare le sfide che attendono il settore.

Gallerie d’arte italiane: un settore in bilico

Le gallerie italiane stanno vivendo un periodo complicato, che rispecchia una crisi globale del mercato dell’arte. La contrazione del settore deriva da diversi fattori: le tensioni geopolitiche, i cambiamenti economici e un modo diverso di vivere e collezionare arte da parte del pubblico. Come spiega Vallone, «non si tratta di una semplice crisi temporanea, ma di una vera e propria fase di trasformazione che richiede capacità di adattamento.» Le gallerie devono ripensare non solo i conti, ma anche il loro ruolo culturale e sociale. Serve una riflessione su modelli organizzativi più snelli e collaborativi, dove il valore culturale non venga messo da parte, ma anzi rafforzato.

Negli ultimi due anni molte gallerie hanno chiuso i battenti, schiacciate dai costi sempre più alti e da un mercato più selettivo. Il ricambio generazionale nel mondo del collezionismo porta con sé nuove sensibilità e bisogni a cui le gallerie dovranno saper rispondere. Il settore si trova a un bivio: per restare rilevante servirà flessibilità e un approccio innovativo, che tenga insieme sostenibilità e qualità culturale.

Il ruolo chiave delle gallerie secondo Vallone

Per Vallone, le gallerie restano il punto d’incontro fondamentale tra artisti, curatori, collezionisti e pubblico, ben oltre la semplice vendita delle opere. Sono luoghi dove si costruisce cultura, si accompagna la crescita degli artisti e si riducono le disuguaglianze informative nel sistema artistico. In questa prospettiva diventano motori di ricerca, innovazione e sviluppo critico, presidi culturali imprescindibili per un ecosistema artistico sano e competitivo.

Detto questo, il modello tradizionale non regge più. Costi in aumento, pressione del mercato e richieste di servizi aggiuntivi impongono una revisione per garantire sostenibilità ed efficienza. Vallone punta su strutture più leggere e dinamiche, dove le gallerie condividano risorse e competenze, favorendo la collaborazione invece della competizione.

Il nodo economico resta il più delicato. I margini si riducono, gli investimenti diventano più rischiosi e molti operatori faticano a bilanciare bisogni economici e impegni culturali. Ma Vallone vede nella funzione innovativa e culturale delle gallerie la strada per costruire un futuro solido. Serve un cambio di passo, che riconosca queste realtà non solo come realtà di mercato, ma come pilastri della crescita artistica e culturale.

Politica e riforme: il dialogo di ANGAMC

Negli ultimi anni ANGAMC ha intensificato il dialogo con le istituzioni per far sentire la voce delle gallerie. Il contributo del Gruppo Apollo è stato decisivo nel portare avanti proposte concrete, soprattutto sulle riforme fiscali e sulla regolamentazione della circolazione dei beni culturali. Questi risultati hanno creato un clima di fiducia e una base solida da cui ripartire.

Vallone sottolinea però che il lavoro è solo all’inizio. «Bisogna consolidare quanto ottenuto e rafforzare il riconoscimento del ruolo culturale delle gallerie.» Non possono essere viste solo come operatori economici, ma come nodi vitali del tessuto culturale nazionale, capaci di sostenere la crescita degli artisti e di alimentare il dialogo internazionale.

La politica dovrà accompagnare questo percorso con misure mirate, che tengano conto delle specificità del settore, offrendo strumenti di supporto economico, regole chiare e una maggiore attenzione al valore culturale. Solo così si potrà preservare integrità e competitività.

Internazionalizzazione e rilancio: le sfide da affrontare

Uno degli obiettivi più urgenti è promuovere l’arte moderna e contemporanea italiana all’estero. Le gallerie, spesso con team ristretti, fanno un lavoro di ricerca e valorizzazione molto raffinato. Per farsi valere nel panorama globale servono politiche di sostegno con risorse adeguate e occasioni di visibilità, che aprano le porte a nuovi mercati.

Vallone mette l’accento sulla necessità di un dialogo costante tra associazione, istituzioni e operatori per definire strategie comuni e rafforzare l’export culturale. Questo passa anche dalla creazione di tavoli di lavoro con enti pubblici e privati, capaci di individuare strumenti concreti di sostegno finanziario e di promozione.

Il consolidamento delle conquiste normative, insieme a un approccio che metta al centro la funzione culturale delle gallerie, sarà il punto di partenza per costruire un sistema italiano più solido, credibile e apprezzato nel mondo. Economia e cultura devono camminare insieme, solo così le future generazioni di artisti e operatori potranno trovare un terreno fertile e competitivo nel 2026 e oltre.

Redazione

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