Angelo Morbelli: l’ironia nascosta dietro i capolavori del pittore divisionista anticonformista

Angelo Morbelli è ricordato soprattutto per i suoi dipinti intensi, dove anziani del Pio Albergo Trivulzio di Milano prendono vita in scene cariche di malinconia. Ma dietro quei volti segnati e quegli sguardi pensosi, c’era un uomo ben diverso dall’immagine del pittore serio e austero. Morbelli amava giocare con l’ironia, un dettaglio che emerge chiaramente dalle sue lettere: a seconda del messaggio, accompagnava le parole con disegni spiritosi, come un fiasco di vino per le notizie positive o un teschio quando arrivavano cattive nuove. Sono piccoli segni di vita, custoditi nel Fondo Angelo Morbelli, un tesoro di lettere e appunti conservato alla Pinacoteca Divisionismo di Tortona, che oggi svela un lato inedito dell’artista.

Il Fondo Angelo Morbelli a Tortona: un tesoro di memorie e documenti

Nel 2022 la famiglia Morbelli ha consegnato il Fondo Angelo Morbelli alla Pinacoteca Divisionismo di Tortona, in provincia di Alessandria, che da allora lo ha catalogato con cura. Oltre 740 documenti e più di 1200 fogli, una vera miniera di corrispondenza, appunti e testimonianze sulla vita e il lavoro dell’artista. Tra i corrispondenti più assidui c’è il pittore Pellizza da Volpedo, amico e compagno di strada nel movimento divisionista. Nel fondo si trovano lettere personali, cartoline, ritagli di giornale e appunti che permettono di ricostruire con precisione sia i rapporti umani sia la rete culturale dell’epoca.

La Pinacoteca Divisionismo, nata venticinque anni fa grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, è oggi un punto di riferimento per chi vuole conoscere il divisionismo italiano. Qui si conservano 145 opere di 59 artisti, con nomi come Segantini, Nomellini, Previati, Boccioni e tanti altri. Tra queste, otto dipinti di Morbelli, inclusi due della sua celebre serie ambientata al Pio Albergo Trivulzio. Opere che uniscono poesia e impegno sociale, esempi chiari della sua capacità di coniugare tecnica raffinata e temi di denuncia.

Da Alessandria a Milano e Firenze: la formazione di Morbelli

Angelo Morbelli nasce ad Alessandria nel 1853, in una famiglia modesta ma onesta, come lui stesso ricorderà. Fin da piccolo mostra una predisposizione per l’arte, ma un’otite contratta in collegio lo porta a perdere lentamente l’udito. I genitori decidono allora di indirizzarlo verso la pittura. Si trasferisce a Milano, dove, grazie a un sussidio comunale, frequenta l’Accademia di Brera. Qui si forma nelle discipline classiche: figura, prospettiva, paesaggio e nudo. A 21 anni già partecipa alla mostra annuale di Brera con opere come Interno del coro del monastero maggiore e Goethe morente.

Nel 1881 fa un viaggio di studio a Firenze, documentato nel Fondo Morbelli. Scrive per ottenere il permesso di dipingere all’aperto nei Giardini di Boboli e l’accesso gratuito ai musei per fare “ricordi”, cioè copie di capolavori. Riceve anche offerte commerciali, come quella di un corniciaio che propone cornici gratuite in cambio di tele, segno di un mercato dell’arte in evoluzione. Quel periodo è decisivo per ampliare il suo sguardo, affinare la tecnica e acquisire un modo più autonomo di pensare, lontano dai metodi tradizionali.

La svolta divisionista: cercare una pittura nuova

Ritornato a Milano, Morbelli si stacca dall’ambiente accademico, che trova troppo rigido e limitante. Abbraccia il Divisionismo, un movimento che punta a scomporre la luce usando colori puri applicati con piccoli tocchi o strisce sottili, per ottenere effetti di luminosità più intensi rispetto alla pittura tradizionale. La tecnica è faticosa e richiede grande precisione: Morbelli paragona l’esercizio dei punti a una scala per un pianista.

Questa fatica la racconta nel suo Diario, che chiama La Via Crucis del Divisionismo. Il suo scopo non è solo sperimentare tecniche nuove, ma migliorare la pittura per arrivare a un linguaggio espressivo più vero. Vuole trasformare la tecnica in uno strumento per raccontare temi sociali e umani, spostando il focus dall’arte fine a se stessa a un’arte che parli alla società.

Arte e impegno sociale: le scene dall’ospizio e le mondine

La carriera di Morbelli è segnata da un costante interesse per temi sociali e umani. Nel 1883 vince il primo premio a Brera con Giorni ultimi, ambientato al Pio Albergo Trivulzio, uno dei suoi luoghi simbolo. Nel 1895 presenta Per ottanta centesimi!, un quadro che ritrae le mondine di Vercelli, donne che lavorano nelle risaie in condizioni durissime. Il dipinto denuncia la paga bassa e la fatica di queste lavoratrici, spesso immerse per ore nell’acqua fredda.

Il quadro viene accolto con freddezza dalla critica e resta invenduto per anni. Solo nel 1912 lo compra l’imprenditore agricolo Antonio Borgogna per la sua collezione. Nel frattempo, l’opera suscita reazioni contrastanti, tra sarcasmo e disappunto dei benpensanti per la rappresentazione “scomoda” delle mondine di spalle, con la schiena in primo piano. La vicenda mette in luce la tensione tra arte impegnata e mercato culturale dell’epoca.

Morbelli condivide questa missione con Pellizza da Volpedo e altri divisionisti, che vedono nell’arte un mezzo per raccontare le condizioni degli ultimi, dando voce a un sentimento “pauperistico e missionario”. I suoi studi nell’ospizio, supportati da un metodo rigoroso che va dalla fotografia al disegno preparatorio, danno vita a una delle sue opere più intense: la serie Il poema della vecchiaia, presentata alla Biennale di Venezia del 1903.

Le lettere di Morbelli: ironia, malumori e retroscena

Il Fondo Morbelli non è solo un archivio, ma un racconto vivace della personalità dell’artista. Dalle sue lettere emergono malumori, battute taglienti e riflessioni acute. Morbelli si lamenta di essere “trombato” da giurie che giudica ingiuste e di ricevere più riconoscimenti all’estero che in Italia. La sua risposta ironica agli inviti a imparare il tedesco, che definisce “indecifrabile”, mostra il suo spirito schietto e leggero.

Tra le curiosità, una lettera rivela la richiesta di un amico di “cancellare allegramente” un carro funebre da un quadro con anziani, perché la morte non piace agli acquirenti. Un episodio che sottolinea il conflitto tra sensibilità artistica ed esigenze del mercato. Le lettere disegnano così un Morbelli complesso, capace di impegno severo ma anche di leggerezza e humour.

Dal Fondo Angelo Morbelli emerge il ritratto di un grande pittore, diviso tra ricerca tecnica e attenzione profonda per gli aspetti umani e sociali. Un artista che ha saputo innovare senza perdere mai il contatto con la realtà, offrendo ancora oggi spunti importanti su quale sia il ruolo della pittura nel raccontare la società.

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