Il corpo è il primo territorio della dignità, dice Giovanni Coda, raccontando trentacinque anni di cinema e fotografia. Nato a Cagliari nel 1964, ha saputo guardare in faccia le realtà più dure senza mai perdere verità e intensità. La sua arte si muove tra impegno sociale e sperimentazione visiva, unendo immagini e installazioni in un linguaggio potente. Non è un nome qualunque: il suo lavoro ha varcato i confini italiani, diventando voce riconosciuta di diritti umani e corpi che chiedono rispetto. Dietro c’è un percorso fatto di ricerca indipendente e di guida a spazi culturali, luoghi dove le nuove generazioni trovano stimoli e coraggio.
Da sperimentatore a maestro di uno stile tutto suo
Tutto inizia nel 1990, quando Coda prende in mano una videocamera VHS-C per una video installazione al Teatro dell’Arco. Era un gesto spontaneo, un bisogno di raccontare con le immagini in movimento. Quegli anni di sperimentazione hanno lasciato un segno profondo nel suo modo di lavorare. Nel 1995 arriva Il Passeggero, il suo unico film su pellicola, premiato al Festival Internazionale del Cinema di Arezzo. Quel riconoscimento lo spinge a seguire la sua strada, mescolando cinema, fotografia, videoarte e installazioni, senza piegarsi alle regole del cinema commerciale.
Scegliere di restare fuori dai circuiti più forti non è stato facile, ma gli ha garantito libertà di ricerca e uno spazio di scambio autentico. Da oltre trent’anni guida il festival cinematografico V-Art, dove il suo ruolo di artista e curatore si intreccia in un continuo dialogo con il pubblico e altri creativi.
Cinema che dà voce a chi subisce violenza di genere
La trilogia sulla violenza di genere — Il Rosa Nudo, Bullied to Death e La Sposa nel Vento — segna una tappa fondamentale nella sua filmografia. Affronta temi delicati: femminicidio, discriminazione verso la comunità LGBTQIA+. Coda non offre soluzioni, ma punta a far emergere domande su come il cinema possa intervenire dove la legge e la politica spesso restano muti o inefficaci. Il suo sguardo è attento alla dignità delle vittime, senza nascondere i dettagli crudi, ma restituendo soprattutto umanità e memoria.
Per il regista, l’arte arriva a toccare le emozioni più profonde dello spettatore, creando uno spazio di riflessione. Lo si vede dalle reazioni ai festival internazionali: dopo le proiezioni, il silenzio denso è la prova di un impatto che resta.
Nuove strade in fotografia e il collettivo Nostra Sanctissima
Il 2020 ha cambiato molte cose, anche nel modo di creare di Coda. Con Carla Pisu ha dato vita al collettivo Nostra Sanctissima, nato in pieno lockdown. Hanno lavorato su nature morte di oggetti comuni, trasformandoli con luce e colore in immagini quasi sacre. Quel tempo sospeso ha aperto nuove possibilità visive: non solo il soggetto, ma anche le sue imperfezioni raccontano storie di fragilità e cambiamento.
La collaborazione con Pisu ha fatto nascere un dialogo creativo capace di rinnovare entrambi. Scatti di fiori e cibi — spesso dati per scontati — si sono fatti simboli di resistenza e trasformazione.
Trentaquattro anni di arte in mostra a Cagliari
Fino al 29 giugno 2026, all’ex Convento dei Cappuccini a Cagliari, si può visitare la mostra antologica dedicata a Giovanni Coda. Cinquanta opere che raccontano un percorso lungo 35 anni, segnato dalla ricerca di un linguaggio integrato tra fotografia, cinema e sperimentazione.
Tra le fotografie più intense c’è un trittico scattato in Bangladesh durante un viaggio con Farmacisti nel Mondo ODV. Ritrae una mendicante a Sathkira, simbolo di dignità e resistenza, che riassume l’attenzione di Coda per chi vive ai margini. Nel cinema, Il Rosa Nudo resta un punto fermo: un film che illumina una pagina tragica e poco conosciuta della storia europea, raccontando la vicenda di Pierre Seel.
Social Gallery, un luogo per l’arte che cresce e si confronta
Dal 2023 Coda guida la Social Gallery, spazio d’arte indipendente che non è solo galleria, ma laboratorio di confronto per artisti visivi. Qui la cura del progetto e l’organizzazione sono al centro, offrendo agli autori un ambiente dove sviluppare le proprie idee con un supporto concreto, dalla comunicazione alla logistica.
L’esperienza ha arricchito anche la sua pratica artistica. Incontrare artisti diversi ha rafforzato la contaminazione tra cinema, fotografia, performance e arti visive, tratto distintivo del suo lavoro. La Social Gallery è diventata un punto di riferimento tra professionisti e pubblico, mantenendo un’identità autonoma e uno spirito critico indipendente.
Kasteddu Free Night e lo sguardo sulle difficoltà del cinema indipendente
Tra i progetti del 2024 c’è Kasteddu Free Night, un docufilm dedicato a Gianni Dettori, artista cagliaritano noto per aver spinto oltre i confini del trasformismo. Con questo lavoro, Coda vuole celebrare un’amicizia e un linguaggio artistico che hanno segnato la scena culturale locale.
Nell’intervista emerge anche la consapevolezza delle difficoltà che incontra chi fa cinema indipendente oggi. Fare arte richiede impegno totale, spesso a scapito della vita privata. Nonostante tutto, Coda continua a vedere nell’arte uno strumento di resistenza e un luogo di libertà creativa irrinunciabile.
Il suo percorso resta saldo, sempre in bilico tra passato, presente e futuro, consapevole che l’esplorazione dell’anima non ha mai fine, soprattutto quando si intreccia con storie di dolore, memoria e umanità.





