Dieci anni fa, Mattia Berto ha lanciato un’idea che ha cambiato il volto di Venezia. Non un teatro come lo si intende comunemente, ma un’esperienza in cui i cittadini non sono più spettatori passivi, ma attori della propria storia. Il Teatro di Cittadinanza, così si chiama questo progetto, trasforma piazze, botteghe, scuole e palazzi in luoghi vivi, dove l’arte diventa ponte tra persone e comunità. Non si tratta solo di spettacoli: è un modo per tessere legami, per restituire vita e identità a spazi spesso dimenticati. E quel modello, nato sul filo dell’acqua veneziana, ha iniziato a farsi strada oltre i confini della città.
Mattia Berto: dal mondo accademico agli spazi culturali veneziani
Mattia Berto ha studiato Tecniche Artistiche e dello Spettacolo all’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove ha unito teoria e pratica, confrontandosi con maestri di rilievo come Maurizio Scaparro. Attore e regista, ha guidato per dieci anni il Teatrino Groggia nel cuore di Venezia e poi ha curato la stagione teatrale per giovani al Teatro Dario Fo di Camponogara, nel Veneto. Il suo lavoro si intreccia con realtà culturali importanti come la Fondazione Musei Civici veneziana, l’Università IUAV, il Museo delle Gallerie dell’Accademia e la Fondazione Querini Stampalia. Collabora anche con l’UNESCO e ha portato avanti progetti in piazza San Marco, dimostrando un forte legame con il tessuto urbano e culturale della città.
Berto ha lavorato con il Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale, progettando iniziative pensate per rafforzare le comunità locali. Il suo impegno si estende inoltre a collaborazioni con servizi sociali come il Pronto Intervento Sociale del Comune e l’Associazione Italiana Persone Down di Venezia e Mestre. Qui il teatro non è solo arte, ma uno strumento concreto per rispondere alle esigenze della comunità.
Teatro di Cittadinanza: la città come scena condivisa
Il Teatro di Cittadinanza nasce da un’idea di teatro che va oltre il semplice spettacolo. Per Berto, il teatro è una pratica collettiva, quasi un rituale politico. L’invito è chiaro: uscire dal ruolo di pubblico passivo per diventare attori della propria storia, prendendo spunto dal contesto urbano che ci circonda. Questo cambio di prospettiva non serve solo a mettere in scena uno spettacolo, ma a riscoprire il rapporto con lo spazio comune, a far emergere identità, storie e memorie che si intrecciano nel tessuto cittadino.
Il progetto si sviluppa attraverso processi partecipativi, spesso temporanei, che trasformano simbolicamente e concretamente parti della città. Venezia è stata la prima palestra, ma il modello si è adattato e diffuso in altre città, soprattutto nel Veneto e altrove in Italia. Ogni luogo diventa così una nuova sfida, da leggere e interpretare secondo le sue caratteristiche sociali e culturali. Piazze, scuole, alberghi, botteghe e palazzi storici tornano a vivere, popolati da voci e racconti che li rendono spazi di comunità e confronto.
Laboratori e performance: restituire la città ai cittadini
Al centro del Teatro di Cittadinanza ci sono i laboratori, aperti a chiunque voglia partecipare. Sono momenti di lavoro collettivo, pensati per costruire insieme esperienze teatrali. Il percorso si conclude con performance site-specific, spettacoli creati apposta per il luogo in cui si tengono. Sono eventi che cambiano la percezione dello spazio, portando alla luce storie spesso dimenticate o nascoste.
Ogni iniziativa rispecchia le peculiarità del territorio, mettendo in luce tradizioni, mestieri e anche le contraddizioni che animano la vita della comunità. Il progetto si declina in modi diversi a seconda della città, ma mantiene sempre lo stesso intento: usare il teatro come strumento di condivisione e riflessione collettiva. Non si tratta solo di spettacoli, ma di momenti di tessitura sociale e rinascita urbana.
Il progetto nel resto d’Italia: esperienze e novità
Il Teatro di Cittadinanza ha saputo adattarsi a diverse realtà e tematiche, confermando la forza del modello ideato da Berto. Tra le varianti nate nel tempo ci sono il Teatro in Bottega, che valorizza l’artigianato e la cultura locali; Convito! Un banchetto per giovani, un’iniziativa sostenuta dal Ministero della Cultura per celebrare i 450 anni della celebre opera di Paolo Veronese “Cena in casa di Levi”; e il Teatro Artigiano, che mette in scena l’artigianato veneziano attraverso le performance.
Nel 2022, nel cuore di Venezia, Berto ha presentato il Manifesto del Teatro di Cittadinanza, ribadendo l’importanza della cultura come diritto condiviso e spazio di comunità. Un segnale forte che conferma la volontà di tenere saldo il legame tra teatro e vita quotidiana, mettendo al centro la complessità e la fragilità delle esperienze umane. Il progetto continua a suscitare interesse e a muovere le coscienze, portando all’attenzione il potere trasformativo dell’arte sul territorio e sulle persone.





