«La Forza» di Chiara Camoni si prende il suo spazio tra gli alberi del giardino dell’Accademia Carrara, a Bergamo. Dopo il successo della mostra sui tarocchi, ecco un’opera che parla senza parole: una donna e un leone, fermi in un dialogo silenzioso. È l’arcano XI, reinterpretato in una scultura che mescola natura e presenza umana, in un equilibrio che sorprende chi passa. Un invito a scoprire l’arte fuori dalle mura del museo, a contatto con il verde, dove tradizione e contemporaneo si incontrano in uno spazio pubblico che vive di nuove storie.
Arte e natura a confronto nel giardino PwC
L’opera di Camoni trova casa nel Giardino PwC, uno spazio naturale che fa da cornice perfetta alla scultura. Qui la presenza dell’opera non si percepisce come qualcosa di estraneo, ma come parte integrante di un ecosistema fatto di alberi disposti a cerchio, sentieri e luci che filtrano tra le foglie. Collocare la scultura all’aperto richiama una lunga tradizione che vede nell’incontro con la natura un elemento capace di amplificare l’esperienza estetica e coinvolgere il pubblico.
La donna e il leone, protagonisti della scena, mostrano un’intesa insolita rispetto all’immagine classica dell’arcano La Forza. Camoni abbandona la tipica dinamica di dominio o lotta, per raccontare invece un’armonia tranquilla e uno sguardo proiettato verso il futuro. Lo spettatore è sfidato a scoprire nuovi significati simbolici. Gli alberi messi a cerchio suggeriscono un’atmosfera quasi rituale, un luogo di passaggio dove arte e vita si incontrano sullo stesso piano.
Ogni particolare dell’opera risuona con l’ambiente naturale: la terra nera, i toni scuri, la superficie increspata richiamano una materialità vissuta. Collocare la scultura in uno spazio pubblico come questo giardino rende l’arte accessibile, stimolando il dialogo con chiunque passi o si fermi, trasformando il giardino in una vera e propria “stanza aperta” dedicata all’arte contemporanea.
Dietro le quinte di “La Forza”: tecnica e simboli
Camoni ha scelto la terra nera come materiale per “La Forza”, lavorata con la tecnica del colombino, un’antica modalità che consiste nel costruire la forma strato dopo strato, dal basso verso l’alto. Questa lavorazione dà all’opera un’energia quasi palpabile, un movimento interno che sembra emergere dalla materia stessa. La superficie irregolare racconta una forza nascosta, un moto sotterraneo che si lega al significato profondo del tarocco.
L’opera richiama anche la scultura moderna, in particolare il lavoro di Medardo Rosso, che con la sua attenzione alla materia e alla luce ha rivoluzionato il modo di rappresentare la forma, abbandonando il rigore classico per abbracciare la trasformazione e l’incertezza. Qui la scultura diventa qualcosa di vivo, che cambia con la luce e le stagioni.
Interessante è anche la scelta di femminilizzare sia la figura della donna sia il muso del leone, confondendo i confini tra umanità e natura selvaggia. Non si tratta di tensione o lotta, ma di un’alleanza, di un’intesa che fa emergere la forza come sostegno reciproco. L’opera invita così a ripensare i simboli tradizionali con uno sguardo nuovo e contemporaneo.
Camoni ripensa l’arcano XI: forza non è dominio
L’artista spiega come il suo lavoro si discosti dall’immagine classica de La Forza, dove la figura domina il leone, spesso chiudendogli la bocca con la mano. Nel suo percorso creativo, le due figure si sono progressivamente distaccate, guadagnando autonomia rispetto al gesto originario.
Bocca e mano, un tempo collegate, diventano ora un’unica materia che si apre e vibra di energia. Questo distacco segna una nuova lettura: la forza non è più controllo, ma un’energia condivisa, una complicità che si crea tra le figure e con il contesto naturale che le ospita.
Il progetto di Camoni affonda le radici nella tradizione dei tarocchi, ma ne apre nuovi orizzonti. L’artista affianca al valore simbolico antico una riflessione personale sul corpo, sull’identità e sul legame tra uomo e ambiente. Un invito a scoprire la forza in tutte le sue sfumature, umane e naturali.
Figure nel paesaggio: la scultura contemporanea esce in città
L’installazione di Camoni apre il programma triennale FIGURE NEL PAESAGGIO, promosso dall’Accademia Carrara con la cura di Maria Luisa Pacelli ed Elena Volpato. L’idea è portare la scultura fuori dai musei, inserendola in spazi naturali e pubblici per creare nuovi modi di vedere e vivere l’arte, in dialogo con la città e chi la abita.
Il progetto si svolgerà dal 2025 al 2028 e coinvolgerà tre artisti di rilievo. Dopo Camoni, nel 2027 sarà la volta di Paolo Icaro, figura di spicco della scultura contemporanea. Nel 2028 toccherà a Alessandro Pessoli, anno in cui verranno anche restaurate e ricollocate le sculture barocche di Marte e Minerva, doni del fondatore Giacomo Carrara.
FIGURE NEL PAESAGGIO punta a valorizzare i Giardini PwC, trasformandoli in uno spazio culturale aperto e vivo, capace di stimolare la curiosità e offrire nuovi punti di vista sulla scultura. Il progetto si inserisce in una tradizione che va dal Cortile del Belvedere a Roma, al Sacro Bosco di Bomarzo, fino al Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint-Phalle, riconoscendo negli spazi esterni il terreno ideale per incontri creativi e sorprese.
Le opere in mostra dialogano con l’ambiente e con chi passa, creando un confronto continuo tra arte e natura che arricchisce l’esperienza culturale e sensoriale della città.





