Quando Milano si trasforma in un palcoscenico d’arte, l’estate diventa un viaggio tra tempi e stili. Nel 2026, la città offrirà molto più di visite ai soliti musei: gallerie private, spazi poco noti e istituzioni culturali si animeranno con mostre capaci di sorprendere. Dai maestri del Rinascimento alle sperimentazioni più audaci del presente, il programma si arricchisce di contrasti e incontri inattesi. Un’occasione unica per immergersi in un caleidoscopio di capolavori e idee fresche.
Giovanni Agostino da Lodi: il Rinascimento prende vita a Brera
La Pinacoteca di Brera punta i riflettori su Giovanni Agostino da Lodi, artista tra Quattro e Cinquecento spesso accostato a Leonardo e Giorgione. È la prima volta che una mostra è dedicata interamente a lui, con 46 opere in esposizione, alcune autentiche, altre provenienti da grandi maestri come Bramantino, Giovanni Bellini e Albrecht Dürer. Tra i prestiti anche pezzi provenienti da musei di fama mondiale come il Louvre, il Prado, il Kunsthistorisches Museum e la National Gallery.
Il percorso ricostruisce il contesto in cui Agostino si è formato e ha lavorato, mettendo in luce il suo stile che fonde le grandi tradizioni italiane con un tocco personale. La mostra, aperta fino al 13 settembre 2026, offre uno sguardo su un pittore itinerante che ha saputo rinnovare la tradizione rinascimentale con un’impronta unica, raccontando la vitalità dell’arte tra XV e XVI secolo.
I Dormienti di Mimmo Paladino a Palazzo Citterio: un’installazione che colpisce
A Palazzo Citterio si può visitare “Dormienti” di Mimmo Paladino, una delle installazioni più intense dell’estate milanese. Le sculture rievocano i corpi immobili degli abitanti di Pompei ed Ercolano colti dall’eruzione del Vesuvio, evocando un senso di sospensione e memoria. Realizzata alla fine degli anni Novanta, l’opera è stata presentata in contesti internazionali come la Roundhouse di Londra, dove Brian Eno ha composto una colonna sonora originale che accompagna anche questa mostra, creando un’atmosfera unica.
L’ispirazione di Paladino viene anche dai disegni di Henry Moore, che durante la Seconda Guerra Mondiale ritrasse persone rannicchiate nei rifugi. L’opera nasce così da un intreccio di archeologia emotiva e storica, parlando non solo del passato ma anche della fragilità umana oggi. Il contrasto tra la quiete dei dormienti e la tensione evocata dall’arte e dalla musica rende questa esposizione imperdibile fino al 26 luglio 2026.
Picasso arriva al Museo del Novecento: la storia dietro “L’Homme assis”
Al Museo del Novecento si celebra il primo Picasso entrato nelle collezioni civiche milanesi: “L’Homme assis”, acquistato nel 1972. La mostra raccoglie documenti, foto e materiali d’archivio che raccontano il percorso politico e culturale legato all’opera, diventata simbolo di solidarietà internazionale contro il regime franchista. Un’opera che ha unito Parigi, Cuba e Milano in una rete di attivismo attraverso l’arte.
Il racconto si concentra sull’iniziativa “Amnistia. Que trata de España”, ospitata a Palazzo Reale nel marzo 1972, grazie al Comune di Milano, ai sindacati italiani e alle Comisiones Obreras spagnole. L’acquisto voluto dal sindaco Aldo Aniasi ha trasformato il quadro in un segno concreto di impegno civile. La mostra, aperta fino al 27 settembre 2026, è un’occasione per capire il ruolo della cultura nelle lotte sociali.
Andrea Branzi e Francesco Clemente: architettura e pittura a confronto alla Triennale
La Triennale di Milano ospita due grandi nomi dell’arte italiana contemporanea: Andrea Branzi e Francesco Clemente. La mostra di Branzi, vista attraverso gli occhi dell’architetto giapponese Toyo Ito, Premio Pritzker, mette insieme installazioni, oggetti e disegni dell’artista. Al centro ci sono temi come la fragilità del mondo, l’incontro tra culture e la convivenza globale. Spicca un’installazione che richiama il progetto No-Stop City, simbolo della sua idea radicale di città.
In parallelo, la retrospettiva su Clemente presenta circa 70 opere, tra dipinti inediti e lavori poco visti dagli anni Settanta a oggi. Il filo conduttore è il concetto di “in-between”, uno stare sospesi tra mondi diversi, che attraversa tutta la sua poetica. Identità, corpo, sessualità, spiritualità e mito si intrecciano in un racconto visivo che cambia forma nel tempo. Le mostre sono aperte fino al 4 ottobre e al 6 settembre .
Casa e abitare: Benni Bosetto e Rirkrit Tiravanija al Pirelli HangarBicocca
Al Pirelli HangarBicocca due mostre raccontano la casa, ma da punti di vista molto diversi. Rirkrit Tiravanija presenta “The House That Jack Built”, ispirato a una filastrocca inglese dell’Ottocento. Qui la casa non è più solo un edificio, ma uno spazio vissuto e trasformato dall’esperienza di chi ci abita, una piattaforma aperta e in continuo movimento.
Benni Bosetto, con “Rebecca”, si ispira al romanzo di Daphne du Maurier del 1938. La casa diventa un organismo femminile, un corpo architettonico animato dalla memoria di chi lo ha attraversato. Il tema del legame, che il nome Rebecca significa letteralmente, si sviluppa attraverso l’idea di accoglienza e permanenza. Le sue opere esplorano il rapporto intimo tra ambiente e corpo, proponendo una visione emotiva dell’abitare. Le mostre sono aperte fino al 26 luglio e al 19 luglio .
Instabilità e corpo: Mona Hatoum e Hito Steyerl alla Fondazione Prada
Alla Fondazione Prada due grandi artiste internazionali propongono lavori potenti. Mona Hatoum con “Over, under and in between” trasforma le sale della Cisterna in uno spazio dove emergono temi di fragilità e pericolo, evocati da simboli come ragnatele, mappe e griglie. L’edificio, ex distilleria, si anima grazie alle sue installazioni che coinvolgono il corpo del visitatore, spingendo a riflettere sulla precarietà del presente. La mostra resta aperta fino al 6 novembre 2026.
All’Osservatorio, Hito Steyerl presenta “The Island”, un’opera che intreccia storie ispirate all’idea di inondazione, metafora del cambiamento climatico, della crisi politica e dell’uso dell’intelligenza artificiale da parte di regimi autoritari. Il progetto comprende un film, oggetti e videointerviste che attingono alla fisica quantistica e alla fantascienza, riorganizzando tempo e spazio con un impatto visivo forte. Aperta fino al 30 ottobre 2026.
Palazzo Reale: tra Macchiaioli e Anselm Kiefer
Palazzo Reale ospita due mostre di grande rilievo. La prima, dedicata ai Macchiaioli, mette in mostra oltre cento opere di artisti come Fattori, Lega e Signorini, che intrecciarono arte e impegno civile nel periodo risorgimentale. L’esposizione offre una nuova lettura critica di questo movimento, fondamentale per la storia dell’arte italiana, aperta fino al 5 luglio 2026.
Nello stesso spazio, Anselm Kiefer presenta “Le Alchimiste”, con più di quaranta tele che dialogano con la Sala delle Cariatidi, segnata dai bombardamenti del 1943. Kiefer richiama figure femminili che hanno contribuito alla nascita della scienza moderna, dando volto a storie spesso dimenticate. La sua pittura, densa di simboli e materia, attraversa temi alchemici e scientifici con un taglio poetico. La mostra è visitabile fino al 27 settembre 2026.
Meleagro e il pathos antico alla Fondazione Rovati
Alla Fondazione Rovati, una mostra esplora il mito di Meleagro attraverso un sarcofago romano inedito del II secolo d.C. La lastra decorata, un pezzo raro, mostra la morte dell’eroe e altre scene mitologiche. Al centro c’è un gesto forte: una figura femminile con le braccia all’indietro, espressione di disperazione, riconosciuta come Pathosformel da Aby Warburg.
Il percorso ripercorre la storia di questo gesto, presente anche su un vaso d’argento da Pompei conservato a Napoli, ne segue la scomparsa e la rinascita nel XIII secolo. La mostra, aperta fino al 2 agosto 2026, crea un ponte tra arte classica, iconografia medievale e studi moderni, offrendo uno sguardo approfondito su segni espressivi che attraversano i secoli.
Kurt Schwitters e la performance al PAC
Al PAC torna PERFORMING PAC, che quest’anno si basa su “Kurt Schwitters. Collages, dipinti e sculture 1914-1947”, mostra storica del 2001 ora rivisitata. Schwitters è noto per aver ricostruito la cultura occidentale con frammenti, in un dialogo ideale con il poema “The Waste Land” di T.S. Eliot.
Sette artisti contemporanei, tra cui Jacopo Benassi, Roberto Cuoghi e Thomas Hirschhorn, si confrontano con l’eredità di Schwitters, esplorando materiali e linguaggi artistici stratificati. Il progetto celebra la capacità di creare dall’insieme di frammenti, opponendosi alla frammentazione della cultura moderna. La mostra dura fino al 13 settembre 2026 e offre uno sguardo intenso sulla continuità tra storia e innovazione.





