Fotografia e Memoria: 8 Nuovi Libri per Raccontare Paesaggi e Archivi del Presente

«Una fotografia vale più di mille parole», si dice da tempo. Ma cosa succede quando quell’immagine racconta molto più del momento in cui è stata scattata? Quest’anno, diversi libri ci spingono a guardare oltre la superficie: la fotografia diventa un ponte tra passato e presente, uno strumento per esplorare memoria e identità. Non si tratta solo di vedere, ma di leggere storie nascoste, di cogliere i cambiamenti di paesaggi e comunità che si trasformano sotto i nostri occhi. Ogni pagina ci invita a riflettere sul potere delle immagini, capaci di far emergere volti, luoghi e racconti spesso dimenticati, ma ancora vivi e pulsanti.

Guido Guidi e l’album come diario del quotidiano negli anni ’70

“Album, 1969-82” è il terzo volume pubblicato da Mack dedicato al lavoro di Guido Guidi negli anni Settanta. Il titolo richiama gli album di famiglia, piccoli frammenti di storie raccolti dall’autore per orientarsi nel proprio percorso artistico. Le fotografie sono testimonianze silenziose di un quotidiano osservato con meticolosa attenzione. Guidi racconta che molte immagini mostrano scritte cancellate, quasi a voler lasciare solo l’essenza di una memoria sfumata. Alcune foto erano già state esposte a Il Diaframma di Milano o pubblicate su riviste dell’epoca; altre erano parte di un progetto mai completato con Ghirri. Ma questo album non vuole ricostruire il passato a tutti i costi: parla con uno sguardo di oggi, rispettando l’intelligenza progettuale che da sempre guida la sua ricerca. Nel volume, l’intervista di Antonello Frongia offre spunti preziosi su una fotografia che diventa racconto lento e stratificato del mondo.

Francesco Jodice tra boschi, fabbriche e tracce umane

“Racconti di boschi di fabbriche e di persone” di Francesco Jodice, curato da Ilaria Bonacossa e pubblicato da Dario Cimorelli, va oltre la semplice documentazione e si fa analisi visiva del contemporaneo. Il progetto si sviluppa su tre temi che dialogano tra loro: natura, industria e comunità. Questi elementi si intrecciano per costruire un racconto che non punta sulle persone in carne e ossa, ma su oggetti e luoghi che raccontano la loro presenza e storia. Jodice si ispira a critici come Quintavalle e all’Arte Concettuale per mettere a fuoco una narrazione che evita il coinvolgimento diretto, proponendo invece una lettura semiotica delle tracce umane. Da questo distacco nasce una visione intima ma mai invadente, capace di cogliere mutamenti e permanenze nell’ambiente e nelle vite che lo abitano.

Agnès Varda e Anita Pittoni: donne al centro della collana Oilà

Electa ha da poco pubblicato due volumi della collana Oilà che mettono in luce figure femminili di spicco nel cinema e nella cultura visiva del Novecento. “Mi ricordo mentre vivo” di Anna Masecchia è dedicato ad Agnès Varda, cineasta belga naturalizzata francese, che ha saputo trasformare la fotografia in un linguaggio immediato e materico, capace di unire cinema e immagine fotografica in un’unica trama narrativa. Il libro esplora anche le sue opere meno conosciute, dedicate ad altri artisti e fotografi, offrendo nuove chiavi di lettura oltre il semplice cinema. Allo stesso modo, “…e vivere dopo tanto come volevo” di Gioia Battista racconta la vita e la carriera di Anita Pittoni, artigiana e artista triestina. Il volume disegna il ritratto di una donna creativa e imprenditrice, che ha attraversato diverse forme espressive, lasciando un segno profondo nella cultura italiana del dopoguerra.

Sofia Guzzo e il lessico d’amore nell’era digitale

“Dictionary of Modern Love Terms” di Sofia Guzzo, pubblicato in cento copie da Boîte Editions, ripercorre le trasformazioni dei legami affettivi nell’era digitale. L’artista lavora con oggetti abbandonati lasciati da incontri d’amore incerti, accompagnando ogni immagine con una parola inglese del lessico contemporaneo dei sentimenti digitali: termini come “ghosting”, “breadcrumbing” e “orbiting” raccontano la fragilità e la complessità delle relazioni oggi. Il progetto si ispira alle teorie di Byung-Chul Han e propone un racconto visivo che affronta con delicatezza, senza retorica, la superficialità di un mondo fatto di consumi veloci e rapporti effimeri. Il volume invita a riflettere sulle nuove forme di comunicazione emotiva e sulle tracce che lasciano.

Ronald Pizzoferrato e l’emigrazione verso la Svizzera in Asuizate

Con “Asuizate” , Ronald Pizzoferrato torna sul tema dell’emigrazione, raccontando il flusso quotidiano di persone dirette in Svizzera. Stampato in 150 copie, il libro evita i cliché del fotoreportage, preferendo ritratti ambientali e momenti che svelano l’impatto sociale e personale del trasferimento. La Svizzera appare come un luogo ordinato ma esigente, dove integrarsi è una sfida complessa che tocca identità e quotidianità. Il racconto visivo mette in luce la molteplicità di esperienze, obblighi e compromessi che definiscono la vita dell’emigrato, soffermandosi sui dettagli che raccontano storie oltre l’apparenza di un paesaggio stabile e sicuro. Un documento contemporaneo che testimonia trasformazioni sociali ancora in corso.

Fotografe italiane del dopoguerra: un’attenzione alle protagoniste dimenticate

“Le fotografe del cinema nell’Italia del dopoguerra”, curato da Irene Caravita e Raffaella Perna per Postmedia Books, riporta al centro il ruolo spesso trascurato delle donne nella fotografia di scena cinematografica. Il libro, attraverso saggi critici, mette in luce il lavoro di artiste come Elisabetta Catalano, Jacqueline Vodoz, Chiara Samugheo e altre, che hanno documentato con uno sguardo sensibile e personale la produzione filmica dell’epoca. Queste fotografe hanno contribuito a costruire l’immaginario intorno al cinema italiano, mostrando momenti di backstage e ritratti di attori, offrendo una prospettiva diversa dalle consuete narrazioni maschili. Il volume è una riscoperta necessaria per riconoscere la creatività femminile in un settore dominato da visioni tradizionali e per approfondire il ruolo artistico e documentaristico di questa pratica.

Il terremoto in Liguria nel 1887: un archivio fotografico prezioso

Chiude la selezione “Fotografie dei disastri fatti dal terremoto in Liguria “, pubblicato da Isolario Edizioni e curato da Guglielmo Manita. Il libro raccoglie un patrimonio di immagini realizzate da Nereo Montelatici, fotografo pionieristico incaricato di documentare gli effetti del sisma su mandato del ministro dei Lavori Pubblici, Francesco Genala. Le fotografie, risalenti alla fine dell’Ottocento, sono un esempio precoce di fotografia come strumento di testimonianza, al servizio dell’informazione pubblica e della gestione dell’emergenza. Attraverso queste immagini si vede non solo la devastazione materiale, ma anche l’organizzazione sociale e istituzionale messa in campo per affrontare la calamità. Il volume è un documento eccezionale di storia visiva e sociale, che rinnova il valore della fotografia come memoria collettiva.

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