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RVO a Trastevere: due artisti svelano il legame segreto tra il Tevere e Roma

Il Tevere scorre lento, testimone silenzioso di Roma da millenni. Da quasi un decennio, Luca Di Luzio ed Edoardo Servadio lo seguono, catturandone segreti e storie. A Trastevere, negli spazi di Supernova, nasce “RVO”: una mostra che non si limita a raccontare il fiume, ma lo reinventa. Tredici anni di esplorazioni tra strade e angoli nascosti della città si trasformano in installazioni vive, dove memoria e immaginazione si intrecciano senza soluzione di continuità. Roma si rivela così, attraverso un dialogo inedito con il suo fiume, tra passato e futuro.

Il Tevere come mappa nascosta: tracce di storia tra acqua e pietra

“RVO” nasce da un’attenta osservazione dei segni che il Tevere ha lasciato nel corso dei secoli. Di Luzio e Servadio, silenziosi osservatori della città, hanno raccolto quelle “manine” incise su muretti, targhe e iscrizioni sparse, testimonianze delle frequenti esondazioni del fiume, registrate fin dal Medioevo. Questi simboli, sopravvissuti ai cambiamenti urbani, raccontano alluvioni, segnano punti critici e custodiscono avvertimenti rivolti agli abitanti. Dal 2016, i due artisti hanno scandagliato quartieri e luoghi storici, trasformando ogni reperto in una riflessione che va oltre la cronaca. La loro ricerca non si limita ai fatti, ma si addentra nelle pieghe simboliche di una Roma attraversata e plasmata dal fiume.

Il Tevere, chiamato un tempo Rumen, nome che richiama il verbo “scorrere”, diventa qui metafora del tempo che passa e delle tracce che lascia. Il confine tra documentazione storica e interpretazione poetica si fa sottile, creando un racconto quasi sensoriale, dove la geografia della città si fonde con il flusso della memoria. Gli artisti non cercano una riproduzione fedele, ma danno nuovo significato a oggetti e iscrizioni, passando dalla materia al concetto. Così la mostra si trasforma in una mappa invisibile, dove il visitatore si muove tra realtà e immaginazione, tra segni tangibili e suggestioni.

Due sguardi a confronto: il dialogo tra Di Luzio e Servadio

La forza di “RVO” sta nel confronto tra due modi di lavorare diversi ma complementari. Luca Di Luzio usa il frottage per imprimere sulle sue tele le tracce delle iscrizioni antiche. Ma il suo lavoro va oltre la semplice copia: le immagini si dissolvono, si fanno evanescenti e poetiche, diventano ricordi sfumati, memorie liquide legate al lento scorrere del Tevere.

Dall’altra parte, Edoardo Servadio segue una strada quasi opposta. Con un font da lui creato, il Lapidario Moderno, dà forma a iscrizioni che sembrano vere ma nascondono testi di pura fantasia. Le forme richiamano la storia, mentre i contenuti si muovono nel terreno dell’immaginazione, creando un gioco sottile tra realtà e invenzione. Questo contrasto tiene viva l’attenzione lungo tutto il percorso, dando forza a un racconto complesso.

Le opere realizzate insieme rappresentano il punto d’incontro tra queste due poetiche. Qui rigore storico e fantasia compositiva si fondono in forme nuove e coinvolgenti. Curate da Fabio Sindici, le installazioni sono collocate con precisione scientifica: ogni pezzo si trova all’altezza e nel punto esatto delle iscrizioni originali in città. Un dettaglio che rafforza il legame tra opera e luogo, mostrando come la ricerca artistica diventi invenzione calibrata tra realtà e suggestione.

Supernova Trastevere: uno spazio che vive il Tevere

La scelta di Supernova, nel vivace quartiere di Trastevere, dà respiro e valore al progetto “RVO”. La mostra resterà aperta fino al 15 luglio 2026, in Piazza Santa Maria in Trastevere 1, diventando un punto di riferimento per appassionati, studiosi e cittadini. Il gioco di luce, ombra e colore negli spazi ricostruisce quasi il movimento del fiume, coinvolgendo chi visita in un’esperienza che va oltre la semplice osservazione.

Parte della mostra è anche l’invito a guardare Roma con occhi nuovi, a imparare a cogliere dettagli e ascoltare le storie nascoste nelle pietre e nelle superfici. “RVO” non è solo un’esposizione, ma una finestra aperta su Roma, raccontata con un linguaggio artistico moderno, profondamente legato alla sua storia. Le immagini diventano così frammenti di un racconto che attraversa i secoli, prendendo vita grazie all’incontro tra parola e immagine.

Il lavoro di Di Luzio e Servadio dimostra come anche le radici più antiche possano parlare un linguaggio contemporaneo, capace di far riflettere sull’identità della città e sui suoi cambiamenti. Questo progetto è un esempio di come l’arte possa essere strumento di ricerca e memoria, dando forma a una storia che attraversa il tempo e si fa spazio nei luoghi della vita di oggi.

Redazione

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