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Termovalorizzatore di Roma bloccato: ritrovamenti archeologici fermano il cantiere a Santa Palomba

A Santa Palomba, il primo colpo di ruspa ha segnato l’inizio di un percorso lungo e tortuoso. Da anni Roma aspetta un termovalorizzatore capace di smaltire i rifiuti senza ricorrere alla vecchia discarica di Malagrotta. L’idea è semplice: trasformare immondizia in energia, chiudere il ciclo dei rifiuti e alleggerire la pressione sulle discariche. Ma il progetto, partito all’inizio degli anni Duemila nella periferia sud della città, ha sempre incrociato ostacoli e proteste. Nel 2022, con il nuovo piano rifiuti del sindaco Gualtieri, la spinta è tornata forte: un impianto da 600 mila tonnellate l’anno, pronto nel 2029. Tuttavia, il dibattito sul sito e sull’impatto ambientale non si è mai placato. E come se non bastasse, a maggio 2026, con il cantiere appena aperto, emergono nuovi ritrovamenti archeologici a mettere in dubbio tutto.

Un percorso a ostacoli tra politica e burocrazia

Il termovalorizzatore di Santa Palomba non ha mai avuto un cammino lineare. Nato più di vent’anni fa come progetto pubblico-privato, ha subito lunghi blocchi a causa di ritardi burocratici e opposizioni politiche. L’area scelta, nel Municipio IX a sud di Roma, è una zona mista tra terreni agricoli e industriali, non lontana dalla discarica di Roncigliano ad Albano Laziale. L’acquisto dei terreni da parte di Ama alla fine del 2022 ha rilanciato il progetto, con il sindaco Gualtieri che, forte dei poteri commissariali legati al Giubileo, punta a chiudere il ciclo dei rifiuti più velocemente.

Nonostante la capacità di trattare 600 mila tonnellate di rifiuti non differenziati all’anno e di produrre energia elettrica, le critiche non sono mai mancate. Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle, in particolare, hanno sollevato dubbi sui rischi ambientali e sulla gestione economica dell’opera. Le contestazioni si sono concentrate soprattutto sul trasporto dei rifiuti, anche se il Campidoglio ha garantito che avverrà solo su rotaia e in orari notturni. La discussione si è spostata quindi sul modello operativo e sul rispetto delle norme ambientali.

Scoperte archeologiche bloccano i lavori

A maggio 2026, proprio con l’apertura del cantiere, sono emersi ritrovamenti archeologici di grande valore. L’Unione dei Comitati contro l’inceneritore ha denunciato la presenza di un vero e proprio giacimento archeologico nel sito. L’area si trova lungo l’antica via Ardeatina, che collegava Roma ad Ardea. Si sa che Santa Palomba custodisce testimonianze storiche importanti, ma i comitati sostengono che la valutazione archeologica prevista nel progetto sia stata sottovalutata o addirittura ignorata.

In particolare, lamentano che l’acquisto dei terreni e la scelta del sito nel dicembre 2022 non siano stati preceduti da verifiche archeologiche adeguate, nonostante la relazione commissionata da Ama abbia segnalato vincoli importanti legati al patrimonio culturale.

Murature, vasche e un giacimento di 2.500 metri quadrati: il dossier dei ritrovamenti

I ritrovamenti sono di rilievo: resti di strutture murarie, una strada basolata lunga circa 550 metri quadrati, una vasca ovale e un vasto giacimento stimato intorno ai 2.500 metri quadrati. Questi elementi rendono urgente la sospensione dei lavori, per evitare danni e permettere approfondimenti scientifici.

Nel dossier delle associazioni di tutela si parla anche del Santuario arcaico Ibm-Semea, un sito precedente che non sarebbe stato preso in considerazione nel progetto. La mancata esecuzione di sondaggi preventivi da parte della Soprintendenza speciale viene definita “inspiegabile”, considerato il rischio archeologico medio-alto.

I comitati chiedono quindi la sospensione totale del cantiere e la massima trasparenza, proponendo un “cantiere aperto” per permettere a tutti di seguire le indagini. La richiesta più forte è di abbandonare definitivamente il progetto, in linea con le prescrizioni ministeriali.

La Soprintendenza: lavori sospesi in parte, ma il progetto va avanti

Da metà giugno 2026, dopo il ritrovamento della strada basolata, il Campidoglio ha confermato che gli scavi sono stati fatti sotto la supervisione di un archeologo. In accordo con la Soprintendenza speciale di Roma, sono state svolte operazioni di pulizia per documentare il sito. I lavori sono stati fermati solo in una parte limitata dell’area interessata.

Per ora, le istituzioni non prevedono di abbandonare il progetto, nonostante le battaglie legali annunciate dai comitati. Il 3 luglio 2026 è stata inviata al Ministro della Cultura Alessandro Giuli una richiesta di dichiarazione di interesse culturale per la vasta area dei ritrovamenti, con un procedimento parallelo anche a livello regionale e nazionale. L’obiettivo è tutelare il sito dagli eventuali danni, visto che la porzione di terreno sospesa è molto limitata e i lavori proseguono.

Lo scontro tra istituzioni e cittadini resta acceso. Da una parte c’è un’opera strategica per Roma, dall’altra la necessità di salvaguardare un patrimonio storico unico. Il confronto è tutt’altro che chiuso.

Redazione

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