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L’Offiziolo Durazzo di Genova analizzato su Applied Sciences: scopri le componenti fisiche e chimiche del prezioso Libro d’Ore

Nel cuore di Genova si nasconde un tesoro di pelle, inchiostro e luce: il “Libro d’Ore”. Non è solo un manoscritto, ma un mosaico di segreti antichi, dove ogni pagina svela un intreccio di artigianato raffinato e materiali preziosi. Il tempo ha inciso le sue tracce, fragile e al contempo resistente, questo libro racconta molto più di quanto sembri a prima vista. Basta guardarlo da vicino per scoprire dettagli finora invisibili, che parlano delle sue origini e del viaggio che lo ha portato fino a noi.

Pelle, legatura e usura: il volto nascosto del manoscritto

Questo libro si presenta con un formato medio-piccolo, tipico dei libri devozionali del tardo Medioevo e Rinascimento. Le sue pagine sono fatte di pergamena di qualità, ma non tutta uguale: le analisi hanno mostrato differenze nel tipo di pelle usata, probabilmente vitello e pecora. Sul bordo delle pagine si notano piccoli strappi e un assottigliamento dovuti sia all’usura naturale sia a processi chimici legati all’invecchiamento.

La legatura è un pezzo d’artigianato antico, realizzata con cuoio e fili di lino, materiali che si riconoscono anche al tatto e sotto la luce più fioca. Probabilmente risale al XVI secolo, un segno di mani esperte che hanno dato forma e protezione al volume. Anche se oggi lo stato di conservazione è discreto, si vedono chiaramente i segni di un’esposizione a condizioni ambientali non sempre ideali, con deformazioni e qualche traccia di muffa qua e là.

I punti di cucitura ancora intatti e le legature interne raccontano una storia di interventi minimi ma mirati, pensati per mantenere il libro stabile senza cambiarne l’anima.

I colori che raccontano storie: pigmenti e inchiostri sotto la lente

Lo studio si è concentrato soprattutto sui pigmenti delle miniature e sugli inchiostri usati per scrivere. Grazie a strumenti sofisticati come la spettroscopia Raman e la fluorescenza a raggi X, si è riusciti a capire quali materiali sono stati usati.

Tra i colori spiccano il blu intenso del lapislazzuli e il rosso brillante del vermiglione, entrambi pigmenti costosi che fanno pensare a un committente importante o a un laboratorio di alto livello. Non mancano pigmenti vegetali per il giallo e un largo uso dell’oro, sia in foglia che in polvere, soprattutto nelle decorazioni iniziali, a sottolineare il valore sacro del testo.

Gli inchiostri neri sono a base di carbone e ferro-gallina, tipici dell’epoca, ma con qualche variazione che suggerisce sperimentazioni o adattamenti locali. In alcune parti si nota un calo di brillantezza, segno di ossidazione dovuta alle condizioni di conservazione non perfette.

Questi dati non servono solo a capire come venivano prodotti i libri allora, ma anche a pianificare meglio i restauri, tenendo conto di come i materiali reagiscono nel tempo.

Conservare il passato: strategie per proteggere il libro d’ore

Conoscere a fondo le caratteristiche fisiche e chimiche del “Libro d’Ore” è fondamentale per mettere a punto interventi di conservazione efficaci. La pergamena è delicata, così come gli inchiostri, perciò ogni operazione deve essere studiata con attenzione per non compromettere l’integrità del manoscritto.

È chiaro che un ambiente a temperatura e umidità controllate aiuta a rallentare il degrado della pergamena e a prevenire la formazione di muffe. Per i restauri si privilegiano metodi non invasivi, come l’uso di supporti siliconici trasparenti o colle adatte per riparare i piccoli strappi senza alterare il testo.

La presenza di pigmenti preziosi e oro richiede anche di limitare l’esposizione alla luce intensa, soprattutto quella UV, per evitare che i colori svaniscano. Per questo la conservazione in spazi con filtri adeguati diventa una priorità.

Queste conoscenze guideranno anche la digitalizzazione del manoscritto, permettendo di valorizzarlo senza mettere a rischio l’originale. Un passo importante che mette in relazione passato e futuro, con la responsabilità di custodire un patrimonio culturale unico.

Redazione

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