Nel bel mezzo di un’aula di tribunale a Milano, un artista stende colori e tratti rapidi su un foglio, catturando l’essenza di un momento che di solito sfugge agli occhi del pubblico. Andrea Spinelli, nato nel 1990, ha portato in Italia una pratica consolidata oltreoceano: il courtroom sketching. Finora, nei palazzi di giustizia italiani, l’arte dal vivo era un’assenza quasi totale, un vuoto che Spinelli ha deciso di colmare con pennelli e matite. Dall’incontro tra arte e giustizia nasce anche una tesi specialistica, la prima in Italia, firmata da Cristina Valente, docente sarda appassionata di didattica artistica. Il suo studio ha acceso una discussione vivace su come il disegno possa raccontare, con immediatezza e forza, le emozioni che si consumano durante un processo. Quel lavoro è stato presentato il 7 luglio 2026 all’Accademia di Belle Arti “Mario Sironi” di Sassari, segnando un passo nuovo e coraggioso nell’intreccio tra creatività, diritto e formazione.
Courtroom sketching: dalle aule anglosassoni alle prime prove italiane
Il courtroom sketching nasce nelle corti anglosassoni, Regno Unito e Stati Uniti in testa, dove le telecamere spesso non sono ammesse in tribunale. Qui l’illustrazione dal vivo diventa il racconto visivo delle udienze, catturando emozioni, gesti e atmosfere che sfuggono a una semplice cronaca. In Italia questa pratica è quasi inesistente, fino all’arrivo di Spinelli che nel 2022 ha inaugurato la sua esperienza al Tribunale di Milano.
Con un passato nel live painting durante concerti ed eventi, Spinelli si è lanciato in una nuova sfida: raccontare il processo con pennelli e acquarelli. Non si limita a fissare i fatti, ma punta a cogliere l’umanità dietro ogni sguardo, ogni tensione. La sua tecnica è veloce e dinamica: in pochi minuti fissa l’istante, muovendosi nell’aula per trovare l’angolo giusto e i dettagli più significativi.
Il progetto ha attirato anche l’attenzione del mondo accademico. Cristina Valente ha approfondito il tema con una tesi che mette in luce come il disegno possa essere uno strumento prezioso non solo per la cronaca, ma anche per l’educazione e la riflessione sociale.
Un tuffo nella didattica e nell’illustrazione giudiziaria: la tesi che apre nuovi scenari
Cristina Valente, con un passato nella comunicazione e un amore per l’arte, ha trovato nell’Accademia di Belle Arti di Sassari il luogo ideale per unire questi interessi. La sua tesi, intitolata “Ritrattisti d’arte nelle aule di giustizia”, è la prima ricerca approfondita sul courtroom sketching in Italia.
Grazie al lavoro con Spinelli, ha raccolto testimonianze e materiale che hanno permesso di capire a fondo la pratica. Ha messo a confronto il modello italiano con quelli americani e francesi, analizzando autori come Jane Rosenberg e Siegfried Mahé, protagonisti dell’illustrazione giudiziaria nei rispettivi Paesi.
Ne è emerso un quadro interessante: l’approccio americano tende spesso alla spettacolarizzazione, spinto dall’attenzione dei media, mentre quello francese è più intimista, simbolico. Valente ha messo in luce il valore educativo del disegno, che non racconta solo i fatti ma crea empatia e aiuta a capire a fondo le persone e le situazioni.
Un’idea originale della tesi è stata il plastico tridimensionale dell’aula di tribunale, un modello che unisce il rituale della giustizia con un allestimento museale, valorizzando il disegno come oggetto simbolico e strumento evocativo.
Andrea Spinelli racconta: dal live painting alle aule di tribunale, tra tecnica e emozioni
Per Spinelli l’ingresso nel Tribunale di Milano è stato un salto nel vuoto. Nel 2022, ispirato da un documentario sul caso “Bestie di Satana”, ha deciso di unire il disegno dal vivo con la realtà processuale. Grazie a un giornalista è riuscito a incontrare il presidente del Tribunale, Fabio Roia, ottenendo il via libera per provare.
Ogni udienza richiede una preparazione attenta: conoscere chi è presente, gli imputati, i testimoni e le fasi del processo aiuta Spinelli a scegliere la posizione giusta per disegnare. La velocità è essenziale: il primo schizzo nasce in una quindicina di minuti, ma alcuni dettagli si lavorano per ore, soprattutto durante le requisitorie più complesse. Il disegno non si limita a raccontare i fatti, ma coglie sfumature psicologiche, atteggiamenti, tensioni spesso invisibili a una cronaca tradizionale.
Spinelli è chiaro: “Il suo lavoro non vuole sostituire la verità processuale, ma offrire un’altra lettura, più umana e meno frettolosa.” In un’epoca dominata dalle immagini veloci e digitali, la lentezza e l’imperfezione del disegno dal vivo diventano un valore prezioso. È un’esperienza autentica che nessuna immagine artificiale può replicare.
Disegno giudiziario, scuola e futuro: tra manualità, arte e tecnologia
L’illustrazione in tribunale apre anche nuove strade per la didattica. Valente vede nel disegno uno strumento potente per allenare l’attenzione, la riflessione e la capacità di interpretare realtà complesse. Insegnare a fermarsi davanti a un’immagine significa aiutare a leggere le sfumature, le intenzioni e i rapporti sociali che non si vedono al primo sguardo. Attraverso il disegno si possono affrontare temi come la legalità e la cittadinanza in modo più concreto, meno astratto.
Il progetto di Valente prevede mostre e laboratori nelle scuole e nelle accademie, per stimolare un dialogo tra arte, giustizia e comunicazione. Una pratica ancora poco conosciuta in Italia, ma dalle potenzialità importanti, dalla cronaca all’educazione civica.
Nel confronto con l’era dell’intelligenza artificiale, Spinelli sottolinea l’importanza della manualità e della soggettività: mentre l’IA sforna immagini in pochi secondi, il disegno dal vivo richiede coinvolgimento emotivo e sensoriale, il cuore di ogni opera autentica. Così il live painting resta un gesto vero, lontano dalla produzione industriale dell’immagine.
Spinelli spera che in futuro l’illustrazione giudiziaria ottenga in Italia un riconoscimento più ampio, sia nel mondo dell’arte che dell’informazione. Vorrebbe vedere nascere una rete nazionale di illustratori specializzati, preparati alle regole e alle emozioni particolari delle aule di giustizia. Un obiettivo ambizioso, ma necessario per inserire anche il nostro Paese in una tradizione che altrove è un ponte tra diritto, arte e società.