Nel cuore del Cotonificio dell’Università IUAV, a Venezia, il Padiglione Siria alla 61ª Biennale d’Arte si fa portavoce di una storia che va ben oltre la guerra. Non è solo un racconto di distruzione, ma un viaggio nella resilienza, un dialogo tra arte, architettura, suoni e profumi che parla di rinascita. L’installazione immersiva, ispirata alle tombe funerarie di Palmira, evoca un passato antico e complesso, ricordandoci il valore di un patrimonio condiviso e la forza di ricostruire dopo oltre dieci anni di conflitto.
The Tower Tomb of Palmyra è il cuore della mostra: una torre di 15 metri che riprende il modello delle tombe a torre di Palmira, città patrimonio mondiale ferita dalla guerra. Ma non è solo un’opera architettonica: dentro si mescolano pittura, suoni, luci e profumi, creando un’esperienza che va oltre la vista. L’artista Sara Shamma ha voluto uno spazio da vivere, non solo da guardare, dove il pubblico diventa parte di una storia che travalica tempo e spazio.
L’architettura si fa strumento per riflettere sulla morte, sulla storia e sulla possibilità di rinascita. Palmira, crocevia di culture greco-romane, aramaiche e arabe, qui diventa simbolo di convivenza e rispetto. Shamma traccia un parallelismo con la Siria di oggi, immaginandola come una società capace di riconoscere nella diversità una ricchezza, e sottolinea quanto sia importante difendere il patrimonio culturale come bene di tutti.
Nata a Damasco nel 1975, Sara Shamma porta nelle sue opere un legame profondo con la sua terra. La sua arte non nasce da un interesse superficiale: è radicata nell’esperienza personale e nella memoria collettiva di un Paese con millenni di storia. Nei suoi dipinti e nelle sue installazioni, il patrimonio siriano non è un soggetto isolato, ma un’identità viva che attraversa ogni gesto e ogni figura umana rappresentata.
La memoria, l’emozione e l’identità nazionale sono il filo che lega il suo lavoro. Shamma spiega come la complessità culturale della Siria — un mosaico di religioni e civiltà — dia al suo lavoro una forza universale, capace di parlare a un pubblico globale. La sua arte non ritrae la Siria in modo diretto, ma ne incarna lo spirito, con tutte le sue contraddizioni e ricchezze, come un sentimento profondo.
La cultura in Siria sta vivendo una svolta importante, spinta anche dai mutamenti politici. Shamma racconta di un clima che favorisce l’apertura a nuove idee e la nascita di iniziative indipendenti, centri artistici e collaborazioni internazionali che aiutano a ricostruire il tessuto culturale del Paese. Non è solo un cambiamento istituzionale, ma anche una rinascita nel modo di pensare e creare, con un rinnovato senso di possibilità.
Secondo l’artista, il passaggio da un sistema centralizzato a uno più orientato al mercato lascia spazio al settore privato, che diventa protagonista della scena culturale, aprendo la strada a nuove forme di espressione e autonomia. Pur riconoscendo le difficoltà e i dibattiti aperti, Shamma vede in questa fase un momento essenziale per definire cosa sarà la cultura siriana di domani. Le tensioni, dice, sono parte del processo che permette di scartare il superfluo e puntare a ciò che davvero conta.
Guardando al futuro, Sara Shamma non offre soluzioni facili né semplificazioni. Immagina invece un percorso graduale di ricostruzione che va oltre la pietra e i monumenti. Tornare a credere in sé stessi, riprendere identità e vita culturale, richiederà tempo, pazienza e attenzione.
La speranza è quella di una Siria più stabile, sicura, capace di garantire dignità ai propri cittadini. Per farlo, servirà valorizzare la diversità come risorsa, promuovere il dialogo e costruire un ambiente inclusivo. La rinascita coinvolgerà non solo i luoghi fisici, ma anche la sfera emotiva e intellettuale, creando terreno fertile per nuove esperienze culturali e confronti sinceri.
Il Padiglione Siria alla Biennale di Venezia è la testimonianza di questa nuova fase: un Paese che si rialza, riallaccia il suo legame con il mondo attraverso l’arte, la storia e la cultura, portando un messaggio di speranza che ricorda quanto sia importante custodire la memoria e coltivare la creatività di tutti.
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