Dal 1860, il Faro sul Colle dei Cappuccini veglia su Ancona e sul suo porto. Dopo anni di abbandono, ora si prepara a tornare protagonista. Nel cuore del Parco del Cardeto, un luogo dove il verde si sposa con il respiro del mare, prende forma un progetto che vuole trasformare il faro in un laboratorio di arte e cultura. Dietro questa rinascita c’è Gino Gianuizzi, artista e animatore culturale noto in città, che porterà nuova vita a un simbolo storico troppo a lungo dimenticato.
Dal faro dimenticato al cuore pulsante della cultura anconetana
La scorsa primavera è arrivata la svolta: l’Agenzia del Demanio ha affidato a Gianuizzi la gestione del faro con una concessione temporanea. Un bene pubblico spesso messo a bando, abbandonato da almeno 25 anni, che ora torna al centro di un progetto strategico. Il faro, collocato proprio al confine tra la città e il mare, è un luogo simbolo di quel rapporto città-mare su cui Ancona punta per la sua candidatura a Capitale italiana della Cultura 2028.
Non si tratta solo della torre in sé, con la sua stretta scala a chiocciola, ma anche dell’area esterna che la circonda, finora invasa dalla vegetazione selvaggia. Un tempo sede militare, e per un breve periodo meta di visite guidate con il FAI negli anni 2000, oggi il faro diventa il centro di un rilancio culturale che mira a inserirlo nel più ampio Piano Città degli Immobili Pubblici, in collaborazione con il Comune.
Gino Gianuizzi: tra arte, natura e una sfida nata da Bologna
Gino Gianuizzi non è uno qualsiasi. Anconetano di nascita ma bolognese d’adozione, è stato per anni il motore dietro “Neon”, progetto artistico e culturale attivo dal 1981 al 2011. Docente all’Accademia di Belle Arti di Bologna, ha sempre cercato di unire arte, ambiente e innovazione in modo originale.
Quando ha visto il bando per il faro, ha deciso di provarci con un’idea fuori dagli schemi, consapevole che proposte più immediate e commerciali avevano più chance. “Invece la sua è stata scelta, grazie a un progetto che mette al centro il paesaggio e la valorizzazione culturale in sintonia con il contesto.” Il faro, incastonato tra la città e la riserva naturale del Conero, è una sfida ma anche un’opportunità per creare un ponte tra natura, mare e vita urbana.
Le responsabilità non mancano: il recupero richiede lavori, manutenzione, assicurazioni e l’avvio delle attività. La casa del fanalista e due stanze vicine saranno messe a valore, mentre la torre resterà accessibile solo per la scala interna. Intanto, si è già iniziato a liberare l’area dalla vegetazione, con un calendario di eventi che partirà in autunno e si amplierà in primavera.
Cultura e natura: un dialogo aperto nel Parco del Cardeto
Il progetto di Gianuizzi vuole raccontare il luogo attraverso l’arte, creando un dialogo con l’ambiente circostante. Gli artisti invitati lavoreranno su temi come la natura e i cambiamenti climatici, evitando lezioni moralistiche e lasciando spazio a un’espressione libera, che si armonizzi con il paesaggio. “L’obiettivo è allargare lo sguardo, coinvolgendo la città e stimolando una riflessione sulla cultura locale.”
Finora, a sorprendere è stato l’interesse soprattutto da parte delle associazioni ambientaliste, mentre le realtà culturali più tradizionali hanno mostrato un po’ di riserva. Parte di questo scetticismo nasce forse dal fatto che Gianuizzi, pur con radici anconetane, è visto come un “forestiero”. Ma la volontà di collaborazione con il Comune è forte, soprattutto pensando alla sfida di Ancona Capitale italiana della Cultura 2028, che potrebbe portare risorse e nuove opportunità.
Al centro del progetto c’è il legame con il territorio: natura, abitanti e memoria collettiva. Il Parco del Cardeto diventa così un laboratorio non solo artistico ma anche sociale.
Le bandiere degli artisti: il segno di una nuova vita sul Colle
Per l’autunno 2026 è previsto un evento simbolico che coinvolgerà oltre cento artisti, ognuno chiamato a realizzare una bandiera senza vincoli, pensata come segno di rinascita e partecipazione. Queste bandiere saranno issate a rotazione intorno al faro, visibili dal parco, dal centro di Ancona e persino dal mare. Un gesto che unisce simbolo e presenza concreta, trasformando il Colle dei Cappuccini in un punto di riferimento per l’arte contemporanea.
Questo sarà solo l’inizio di una serie di attività: spettacoli, performance, installazioni diffuse, momenti di aggregazione che daranno nuova vita all’area. Si punta a recuperare la vicinanza del faro al centro cittadino e al Duomo, trasformandolo in un luogo di incontro per cittadini, artisti e visitatori.
Laboratori, passeggiate e cinema: il faro si apre alla comunità
Al centro delle iniziative future ci saranno gli “imboscati”, figure che lavorano a stretto contatto con ecosistemi e tradizioni culturali, mantenendo viva la memoria storica e costruendo conoscenza condivisa. Non solo artisti, ma anche scienziati coinvolti in eventi rivolti a tutta la comunità, con laboratori aperti a tutte le età e attività dedicate in particolare a scuole e giovani.
Tra le proposte ci saranno passeggiate guidate dagli artisti per conoscere meglio il parco e il faro, proiezioni cinematografiche e un mix di attività interdisciplinari. L’idea è creare un legame solido e duraturo tra il luogo e chi lo abita, facendo del Faro sul Colle dei Cappuccini un centro culturale aperto e inclusivo.
Questa trasformazione segna un passo importante nella valorizzazione degli immobili pubblici come leve per la rigenerazione urbana e la promozione culturale. Sullo sfondo, la candidatura di Ancona a Capitale italiana della Cultura 2028 dà slancio e concretezza a iniziative come questa.