Nel silenzio quasi totale, un dipinto custodito a Melfi da decenni si rivela una scoperta straordinaria: un Ecce Homo firmato Domenichino, maestro indiscusso del Seicento italiano. A guidare questa rivelazione, il critico Mauro Di Ruvo, che ha dedicato mesi a scavare nelle pieghe della storia e dell’arte per confermare l’autenticità dell’opera. Il 9 settembre, nella sala Matteotti della Camera dei Deputati a Roma, esperti e appassionati si riuniranno per discutere non solo dell’attribuzione, ma anche del suo percorso nel tempo, delle sue condizioni e del peso che questa immagine ha avuto nel linguaggio visivo attraverso i secoli. Un evento che promette di far parlare, finalmente, un quadro rimasto troppo a lungo nell’ombra.
Tre mesi di indagini per confermare l’attribuzione a Domenichino
Dietro questa attribuzione non c’è stato un colpo di fortuna, ma un lavoro di fino durato tre mesi. Esami approfonditi e confronti stilistici hanno portato Mauro Di Ruvo a sostenere, già a dicembre 2025, che il dipinto è opera di Domenico Zampieri. Datato tra il 1639 e il 1640, l’Ecce Homo è uno degli ultimi lavori del pittore bolognese, scomparso a Napoli nel 1641, e oggi è custodito proprio nel Museo Diocesano di Melfi.
La datazione è cruciale: il dipinto appartiene all’ultima fase creativa di Domenichino, un periodo in cui la sua pittura si fa più sommessa, quasi sfumata. Un effetto che non si deve solo allo stile: anche le condizioni di salute dell’artista e i restauri subiti, in particolare durante la permanenza a Napoli, hanno lasciato il segno. Questa doppia lettura – tra stile e stato materiale – è alla base della proposta di autenticità del critico.
Un Ecce Homo unico nella produzione tarda di Domenichino
Il periodo di realizzazione, tra il 1639 e il 1640, aiuta a capire le scelte stilistiche di Domenichino negli ultimi anni di vita. Forme meno nitide, un’atmosfera raccolta: non solo scelte estetiche, ma anche il riflesso di un artista provato, che si esprime con toni più pacati.
Dal punto di vista iconografico, questo dipinto è un unicum nel catalogo dell’artista: è l’unico Ecce Homo attribuito con certezza. Un dettaglio che apre nuovi scenari sulla sua evoluzione tematica e sul suo contributo alla pittura devozionale del Seicento. La scoperta spinge a rivedere alcuni schemi consolidati e il ruolo che quest’opera ha avuto nel panorama artistico del tempo.
Dal quadro al culto: l’immagine sacra che esce dalle gallerie
L’Ecce Homo di Melfi non è solo un’opera da ammirare, ma potrebbe aver avuto un ruolo decisivo nella diffusione dell’immagine sacra. Di Ruvo suggerisce che l’iconografia abbia preso nuova vita grazie a riproduzioni oleografiche e tipografiche, passando dai musei alle case, entrando così nelle pratiche devozionali quotidiane.
Questo passaggio dal dipinto originale alle stampe ha ampliato la portata dell’immagine, rendendola più accessibile e popolare. Una circolazione che ha trasformato l’opera in un simbolo collettivo, parte della memoria visiva della comunità. L’Ecce Homo di Melfi diventa così uno specchio di un cambiamento storico, che racconta come le immagini sacre si siano diffuse tra arte e fede.
Il convegno alla Camera: un appuntamento da non perdere
Il 9 settembre 2026, alle 17, nella Sala Matteotti della Camera dei Deputati, si terrà un convegno decisivo per fare il punto su questa scoperta. L’iniziativa, con il sostegno di Roma Capitale, Regione Lazio e l’Associazione LaPaginaBianca.docx, porterà sul tavolo esperti da vari campi, dall’arte alla filosofia, dalla storia alla politica.
Dopo i saluti istituzionali di Fabrizio Santori , Laura D’Acunto e Riccardo Piazza , Alessandro Verrelli, direttore del giornale Lanterna, guiderà i lavori. Tra gli interventi spiccano nomi come Cristina Galassi, Maristella Trombetta, Sofia Amati e Leonardo Lucchesi.
Al centro della discussione ci saranno la datazione, la provenienza, lo stato di conservazione e il significato storico dell’Ecce Homo. Si parlerà anche del suo peso nel mercato dell’arte, con una stima che supera i quattro milioni di euro. L’ingresso è gratuito, con prenotazione obbligatoria. Un’occasione importante per approfondire uno dei capitoli più interessanti della storia dell’arte italiana recente.