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Aste d’arte a Hong Kong: da Foujita a Rubens, i risultati delle Asian Sales settembre 2026

Il 28 settembre 2026, le gallerie di Hong Kong si sono risvegliate sotto un cielo d’autunno carico di tensione e attesa. Tra Foujita, Nara e Rubens, le grandi aste asiatiche hanno aperto la stagione con un’offerta che spazia dal moderno al classico, ma senza cancellare l’incertezza che grava sul mercato. Sotheby’s, Christie’s e Phillips hanno puntato su cataloghi calibrati, attenti ai gusti locali ma pronti a sorprendere con pezzi provenienti da mercati lontani.

Gli acquirenti, invece, hanno mostrato prudenza. La svalutazione dello yen e la supremazia tecnologica della Corea del Sud hanno messo in crisi gli equilibri finanziari della regione, riflettendosi in un pubblico più selettivo, meno impulsivo. In questo clima incerto, l’arte non solo resiste, ma riesce a mantenere viva la passione di chi la segue da vicino, confermando la sua capacità di adattarsi ai tempi difficili.

Sotheby’s e Foujita: un ponte tra Oriente e Occidente

Sotheby’s ha aperto le danze con la sua Modern & Contemporary Evening Auction del 28 settembre. Protagonista della serata è stato Léonard Tsuguharu Foujita, maestro giapponese del Novecento capace di fondere stili orientali e occidentali. Quindici opere, tutte dalla prestigiosa Collezione Lewis, hanno fatto il pieno di offerte. Tutti i lotti sono stati venduti, per un totale intorno ai 67,2 milioni di dollari di Hong Kong .

Il pezzo forte è stato “Le rêve “ del 1949, battuto a 3,4 milioni di dollari, molto sopra la stima iniziale di 510-765 mila. Oltre al valore economico, Foujita si conferma un punto d’incontro tra culture. Formatosi alla École des Beaux-Arts di Parigi, ha lasciato un’impronta duratura sia in Oriente che in Occidente. Questo ruolo di “mediatore artistico” ha acceso l’interesse di collezionisti asiatici e internazionali, che hanno visto nella solidità della Collezione Lewis un investimento sicuro in tempi turbolenti.

Nara e Kusama: la nuova linfa dell’arte contemporanea asiatica

Dopo Foujita, Sotheby’s ha proseguito con i grandi nomi dell’arte contemporanea asiatica. Yoshitomo Nara ha spiccato con “Present” , aggiudicato a quasi 8 milioni di euro , confermando la sua ascesa nel mercato globale.

Anche Yayoi Kusama ha fatto parlare di sé con due opere molto ambite: “Pumpkin”, venduta per poco più di 60 milioni di HKD, e “Infinity-Nets” a 15,4 milioni. A Hong Kong il contemporaneo resta infatti solido, con installazioni e pitture iconiche capaci di attirare un pubblico ampio e competitivo.

Tra le sorprese, Marc Chagall ha fatto il suo ingresso con “Les paysans” del 1971, venduto per quasi 50 milioni di HKD, mentre Pierre-Auguste Renoir con “Paysage avec figures” ha superato di gran lunga le attese, toccando oltre 52 milioni di HKD. Non sono mancati i lotti invenduti, come “Mouton de pierre” di François-Xavier Lalanne, che non ha trovato offerte all’altezza.

Quattro sessioni e quasi 956 milioni di dollari di Hong Kong in totale: Sotheby’s può tirare un bilancio positivo, tra arte moderna, contemporanea e classici di valore.

Christie’s tra Basquiat e Rubens: un’asta infuocata

Il 29 settembre Christie’s ha dato il via alla sua 20th/21st Century Evening Sale, chiudendo con numeri da record. Le vendite hanno superato i 726 milioni di HKD , con un incremento del 28% rispetto all’anno scorso.

Sulla vetta c’è “Ancient Scientist” di Jean-Michel Basquiat, venduto per quasi 77 milioni di HKD . Anche se il prezzo finale è stato leggermente sotto la stima minima, questo dipinto è diventato il lotto più prezioso dell’autunno nelle aste asiatiche.

Ma la vera sorpresa è arrivata da un’opera inconsueta per questo mercato: un dipinto del Seicento di Sir Peter Paul Rubens, “Landscape with willows”. La battaglia tra due offerenti al telefono ha triplicato la stima di partenza, portando il prezzo finale oltre i 19 milioni di HKD . Un segnale chiaro che anche i maestri europei meno usuali attirano interesse in Asia.

Altri nomi importanti come Cézanne, Matisse e Dalí hanno registrato nuovi record d’asta, confermando la crescita del collezionismo globale verso l’arte occidentale classica e modernista.

Phillips e la svolta tra Richter e la videoarte cinese

Phillips ha chiuso la stagione con due sessioni che hanno raccolto circa 10,5 milioni di euro. Spicca un’opera di Gerhard Richter, “Abstraktes Bild ” del 1983, della serie “Wild Abstracts”, venduta per oltre 23 milioni di HKD . Un risultato che conferma la popolarità del maestro tedesco anche in Asia.

Particolare attenzione è stata riservata alla videoarte cinese, con due lavori di Zhang Peili, “Yellow, Blue and Red” e “Just for You” , che hanno ricevuto un’accoglienza solida. Zhang, protagonista di diverse Biennali di Venezia, dimostra come questo linguaggio, un tempo di nicchia, stia conquistando terreno anche nel collezionismo orientale.

Questi dati raccontano un gusto che evolve, con sempre più spazio per l’arte contemporanea e i nuovi linguaggi. Un segnale chiaro della vitalità del mercato, nonostante il contesto economico e politico tutt’altro che semplice.

Redazione

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