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Scoperti a Siponto vicino Foggia edifici paleocristiano e medievale: nuove scoperte sugli sviluppi storici della città

A Siponto, terra di Manfredonia, la storia riaffiora sotto i nostri occhi. Non sono solo reperti: sono frammenti vivi di una città nata all’ombra di Roma e mutata col tempo. Recenti scavi, guidati da università pugliesi, hanno riportato alla luce chiese antiche e cimiteri, svelando come lo spazio urbano si sia trasformato tra tardo antico e Medioevo. Qui, il passaggio dalle radici romane alle nuove tradizioni medievali si legge nitido, inciso in ogni pietra ritrovata.

Due chiese affiancate raccontano un passaggio cruciale

L’area dell’antico anfiteatro romano ha svelato due edifici di culto, costruiti in epoche diverse ma uno sopra l’altro. La prima chiesa, datata tra il V e il VI secolo d.C., segna l’affermazione del cristianesimo nel Sud Italia. Secondo gli studiosi, potrebbe essere stata dedicata ai santi Agata e Stefano, come suggerisce la Vita del vescovo Lorenzo Maiorano, un testo che lega questi santi proprio alla città di Siponto.

Questa chiesa, realizzata con materiali di pregio – forse arrivati da Costantinopoli – è un esempio importante della presenza paleocristiana in una colonia romana. In un secondo momento, la struttura è stata inglobata in un edificio più grande di epoca medievale, organizzato intorno a un cortile centrale. Questo ampliamento non serviva solo per le funzioni religiose, ma probabilmente anche per attività legate alla vita della comunità.

La scoperta è preziosa perché permette di vedere con chiarezza come la città sia cambiata dopo l’epoca romana. L’anfiteatro, un tempo cuore della vita pubblica, è stato progressivamente smantellato e trasformato in uno spazio per riti sacri e sepolture. Questi cambiamenti riflettono nuove dinamiche sociali e religiose, e offrono uno sguardo unico sulle stratificazioni culturali che hanno segnato Siponto.

Sepolture e oggetti: storie di vita e di morte

Tra i ritrovamenti più emozionanti c’è la tomba di una donna con un bambino tra le braccia, trovata nel cimitero accanto agli edifici di culto. Questo ritrovamento apre nuove piste per capire le pratiche funerarie e i legami sociali della comunità sipontina. Non è ancora chiaro se i due fossero parenti, ma le analisi antropologiche e del DNA in programma potrebbero dare risposte importanti.

Nell’area sono emersi anche tanti oggetti: un orecchino, braccialetti, placchette e fibbie in bronzo. Sono tracce di usi quotidiani e rituali, che ci parlano della vita di allora. Tra i reperti spicca un piccolo dado trovato vicino ai resti umani, il cui significato potrebbe essere ludico o simbolico e sarà studiato nel contesto archeologico.

Un frammento di intonaco decorato con fasce nere e rosse e motivi floreali suggerisce una certa attenzione all’ornamento degli spazi, sottolineando l’importanza e il ruolo del complesso nel tempo.

Infine, sono stati individuati resti di un complesso conventuale di epoca francescana, a dimostrazione che questa zona è stata abitata e trasformata fino all’età moderna, attraversando una lunga storia di usi diversi. Siponto si conferma così un luogo dove passato e presente si intrecciano senza soluzione di continuità.

Da colonia romana a centro strategico sul mare Adriatico

Fondata nel 194 a.C. come colonia romana, Siponto ha da sempre avuto un ruolo strategico sull’Adriatico, favorendo traffici e scambi commerciali che ne hanno fatto un punto di riferimento in Puglia. Ma con il declino dell’impero romano, anche la città ha cambiato volto.

L’anfiteatro, simbolo dell’intrattenimento romano, è stato progressivamente smantellato e trasformato. Non era più solo un luogo di spettacolo, ma si è adattato ad accogliere edifici religiosi e spazi funerari. Questo riflette una città in trasformazione, dove la memoria romana si mescola con nuove esigenze e modi di vivere la comunità e la spiritualità.

La sovrapposizione di strutture di epoche diverse permette agli archeologi di ricostruire una storia complessa fatta di riusi e modifiche, che conferma Siponto come un laboratorio ideale per studiare il passaggio dall’antico al medievale e capire quanto le radici romane abbiano segnato il tessuto urbano successivo.

Università e istituzioni in campo per valorizzare Siponto

Gli scavi sono coordinati da docenti delle Università di Bari e Foggia, con la guida di Giovanni De Venuto, Giuliano Volpe, Roberto Goffredo e Maria Turchiano. Il progetto si svolge sotto l’egida del Ministero della Cultura, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio delle province di Barletta-Andria-Trani e Foggia, e con il sostegno del Comune di Manfredonia.

L’obiettivo è ricostruire le fasi di frequentazione del sito, documentando ogni dettaglio. I prossimi passaggi saranno fondamentali per confermare la datazione degli edifici e le ipotesi di identificazione, come quella della chiesa dedicata ai santi Agata e Stefano.

Oltre alla ricerca, il cantiere è anche una scuola sul campo per circa settanta studenti, dottorandi e specializzandi italiani. Questi giovani partecipano attivamente alle attività, dalla raccolta dati allo studio dei reperti, acquisendo esperienza pratica in tutte le fasi dell’archeologia.

Il progetto guarda avanti, con l’idea di creare un archeoparco che renda accessibili al pubblico i ritrovamenti e le strutture, raccontando la storia di Siponto dal periodo romano fino al Medioevo. Un percorso pensato per restituire non solo monumenti, ma la vita di una comunità attraverso i secoli.

Redazione

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