Nel 2003, Kasia Smutniak varcò per la prima volta i confini di Mustang, quel lembo di terra sospeso tra le vette dell’Himalaya e il Tibet, insieme all’amico Pietro Taricone. Da allora, quella regione remota non è stata solo una tappa di viaggio: è diventata un rifugio, un mondo dove il tempo sembra piegarsi a un ritmo tutto suo. Qui, ogni gesto quotidiano si intreccia con antiche tradizioni, e la spiritualità si respira nell’aria rarefatta. Dopo la tragica scomparsa di Taricone, Kasia è tornata più volte, con la famiglia al seguito, trasformando Mustang in una seconda casa, un luogo di memoria e rinascita.
Kasia, Kunzom e la scuola che nasce dal cuore del Mustang
Negli anni, il rapporto di Kasia con Mustang si è fatto sempre più forte, soprattutto grazie a Kunzom, una donna che dopo aver vissuto dieci anni negli Stati Uniti è tornata alle sue radici. Da quell’amicizia è nata una promessa: costruire una scuola per i bambini del Mustang, così da permettere loro di studiare senza lasciare il proprio villaggio e la famiglia. Un impegno che non è rimasto sulla carta, ma si è concretizzato. In un territorio isolato come questo, dove l’istruzione rischiava di diventare un lusso, la scuola è diventata un punto di riferimento, un modo per non costringere i giovani ad allontanarsi in cerca di opportunità. Nel documentario Mustang Still questa storia prende vita, raccontando persone, sogni e un ambiente unico con sincerità e semplicità.
“Mustang Still”: un documentario che racconta una vita lunga 23 anni
Kasia definisce Mustang Still come un racconto che si snoda in oltre due decenni, un tempo in cui l’idea iniziale ha cambiato forma più volte. Non è solo un reportage geografico, ma una narrazione di vita vera, fatta di incontri, volti e storie che intrecciano emozioni e cambiamenti. Nel corso degli anni, Mustang smette di essere un concetto astratto per trasformarsi in qualcosa di tangibile, che si può toccare con mano. Questa esperienza ha cambiato il modo di vedere la felicità di Kasia: non più un’idea lontana, ma qualcosa di semplice, quotidiano, una filosofia di vita da praticare giorno dopo giorno. Il documentario lo mette in chiaro, come se la felicità fosse una scienza da studiare e vivere qui e ora.
La scuola del Mustang: dove la tradizione incontra il futuro
La scuola è il cuore pulsante del documentario. I bambini, con i loro gesti semplici e i piccoli rituali di ogni mattina, rappresentano una normalità che insegna cosa significhi essere felici nelle cose più semplici. Kasia osserva questi momenti con speranza, ma anche con un po’ di preoccupazione: la realtà intorno a loro sta cambiando, e la scuola deve trovare il giusto equilibrio tra il rispetto delle tradizioni e la spinta verso il futuro. Kasia, insieme a Kunzom e alla comunità, cerca di raccogliere ciò che il passato ha insegnato, per accompagnare questo cambiamento con attenzione e rispetto.
La colonna sonora: un ponte tra passato e presente
La musica gioca un ruolo fondamentale nel documentario, diventando il filo che lega mondi e tempi diversi. Per Kasia, la musica è sempre il primo passo nella costruzione di un progetto, anche quando è davanti alla macchina da presa. Nel realizzare Mustang Still, la collaborazione con il compositore Lorenzo Tomio ha dato vita a un sound che unisce i suoni antichi delle montagne e le preghiere del Mustang con elementi elettronici e moderni tipici dell’Occidente. Questa scelta non è casuale: vuole essere un ponte tra culture lontane, destinate a dialogare attraverso la forza della musica. Le voci dei bambini, il tintinnio delle campane, le preghiere si mescolano in una colonna sonora che amplifica l’anima autentica di questo territorio così speciale.