Nel cuore del Real Collegio Carlo Alberto di Moncalieri, oltre 400 artisti riempiono 12.000 metri quadrati di spazio, sparsi su più piani. Qui, la storia ottocentesca non resta solo un ricordo: si intreccia con l’arte contemporanea in un dialogo intenso. Cammini tra teche che custodiscono antichi ritratti, passi accanto a fotografie d’epoca, e subito ti trovi immerso in installazioni moderne e progetti multimediali all’avanguardia. Un mix di passato e futuro che sorprende chiunque varchi quella soglia, trasformando l’edificio storico in un vivace laboratorio creativo.
Il tema di quest’anno, “Foolish”, prende spunto dalla figura del giullare, capace di mettere in discussione abitudini e convinzioni. Paratissima vuole proprio questo: sfidare le regole, mettere in dubbio le certezze e vedere nell’originalità un valore, non un limite. La scelta di Moncalieri, fuori dal circuito torinese dell’Art Week, sottolinea questa voglia di differenziarsi. Le opere in mostra rispecchiano questa varietà: si passa da lavori solidi e sperimentali ad altri più acerbi, ma tutti con l’intento di portare un punto di vista personale e fuori dagli schemi sull’arte di oggi.
Tra le proposte più interessanti c’è “Crux Digitalis” di Max Magaldi, installata nella Cappella dei padri Barnabiti del Real Collegio. Dal buio emerge una croce fatta di stativi per cellulari, con schermi che scorrono senza sosta. Un’immagine forte che richiama una nuova “religione” digitale, autoreferenziale e autonoma, che non ha bisogno di interazione umana. Il contrasto con l’ambiente cattolico tradizionale è netto: l’opera crea un dialogo tra la fede di un tempo e la ritualità tecnologica di oggi.
Non mancano le voci straniere: spicca la Rangi Gallery dalla Tanzania, con uno spazio dedicato nel Real Collegio. Cinque artisti tanzanesi – Amani Abed, Lazaro Samwel, Masoud Kibwana, Rose Exavery e Theresia Massawe – portano lavori che oscillano tra figurazione e astrazione, offrendo uno sguardo fresco sulla scena artistica contemporanea del paese. Alcune opere possono sembrare ancora un po’ ingenue, ma nel complesso mostrano un fermento culturale vivo e promettente, una finestra su un mondo poco noto al pubblico europeo.
La sezione fotografica, “Liquida Winter Edition”, presenta due progetti affiancati all’interno del Real Collegio. Paolo Covino propone “Sacrari”, in bianco e nero, dedicato ai paesaggi rurali del Salento e alla memoria delle comunità che li hanno abitati. In netto contrasto, Francesca Tilio con “Wild Girlhood” racconta la spensieratezza di una bambina e le sue amiche che corrono nei prati di Castelluccio di Norcia, evocando atmosfere che ricordano il Midwest americano, ma ambientate nel cuore dell’Italia centrale. Due visioni diverse che si completano, offrendo uno sguardo profondo su memoria e immaginario.
Tra le installazioni più coinvolgenti c’è “Choreography of Impossibility” del colombiano Andrés Felipe Castaño. All’ingresso di una delle sale principali, una struttura ingombrante costringe i visitatori a muoversi con attenzione, bloccando e forzando torsioni e pause. Il corrimano modificato limita i movimenti, spingendo a riflettere sul rapporto tra spazio architettonico e gesti quotidiani. Il lavoro mostra come l’ambiente possa condizionare le nostre abitudini, trasformando un semplice passaggio in un’occasione di consapevolezza corporea.
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