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A Torino nasce Musafiri: il nuovo spazio espositivo non profit degli artisti rwandesi con atelier creativo

“Musafiri” significa “viaggiatore” in swahili. Chi arriva, resta un po’ e poi riparte, portandosi dietro storie e nuove prospettive. È proprio da questo concetto che nasce a Torino un progetto artistico davvero originale. Due fratelli, nati in Rwanda e cresciuti tra Italia e Germania, hanno dato vita a uno spazio indipendente e senza scopo di lucro. Qui, gli artisti trovano più di una semplice galleria: un ambiente vivo, dove le opere possono evolversi e cambiare nel tempo, grazie al confronto continuo con il pubblico e altri creativi. Un luogo in movimento, come un viaggio che non finisce mai.

Musafiri, due fratelli rwandesi con radici italiane e una missione culturale chiara

Francis e Christian Offman sono i fondatori di Musafiri. Entrambi nati a Butare, in Rwanda, si sono trasferiti in Italia a fine anni ’90. Francis, nato nel 1987, ha studiato Scienze dell’Amministrazione a Milano e pittura a Bologna. Christian, classe 1993, ha studiato Belle Arti tra Bologna, Münster e Monaco di Baviera. Tra mostre alla Quadriennale di Roma e collaborazioni con il Mattatoio di Roma e il Castello di Rivoli, hanno maturato un’idea nuova di accoglienza artistica.

Il nome “Musafiri” è tutto un programma: è quel viaggiatore di passaggio che porta con sé qualcosa ma si lascia anche attraversare da nuove idee. Il progetto punta a un’arte sospesa, aperta a mutazioni, senza la pressione di dover arrivare subito a un risultato. La formula no profit è la garanzia per prendersi il tempo necessario, senza inseguire guadagni immediati, dedicandosi a incontri e sperimentazioni.

Corso Filippo Turati 10B: galleria, atelier e laboratorio sotto lo stesso tetto

Il piccolo spazio in Corso Filippo Turati 10B si visita solo su invito, scrivendo a info@musafiriprojectspace.com. Chi entra si trova in un ambiente dove la classica esperienza della mostra si mescola a un lavoro più intimo e artigianale. Al piano superiore c’è una zona dedicata a mostre temporanee, eventi e incontri con gli artisti, pensata per favorire nuovi modi di dialogo tra creativi e pubblico.

Ma la vera sorpresa è il piano interrato, un vero laboratorio attrezzato con materiali vari, lunghi tavoli da lavoro, una falegnameria e persino un forno per la terracotta. Qui l’arte prende forma con la sperimentazione pratica. Christian racconta che Torino è stata scelta per la sua posizione accessibile e per questo locale particolare, che ha dato una spinta importante al progetto. Il sogno è di ampliare l’attività ospitando residenze per artisti, soprattutto africani.

Art Week torinese: Musafiri si presenta con giochi vintage e installazioni

Musafiri ha aperto i battenti il 23 ottobre con NUMBER ONE, un’installazione composta da due cabinati arcade vintage degli anni Ottanta e Novanta, con joystick e schermi funzionanti. Chi passa può giocare gratuitamente o guardare gli altri divertirsi. L’installazione diventa così un luogo di pausa e incontro, un momento informale immerso nel fitto calendario dell’Art Week di Torino.

Le visite sono aperte fino al 31 ottobre, con un prolungamento per la Gallery Night, e di nuovo il primo novembre mattina. Ai visitatori vengono offerti due libretti con titoli di giochi storici, per stimolare la scoperta o risvegliare ricordi. Il gioco diventa così un ponte tra arte contemporanea e socialità, mettendo in contatto chi quei giochi li conosce e chi li vede per la prima volta.

Oltre alle installazioni, il programma prevede incontri, conversazioni e visite in studio per far dialogare artisti con background diversi. Musafiri non vuole mostrare solo opere finite, ma coinvolgere il pubblico in un percorso artistico che si evolve con la presenza delle persone.

Musafiri secondo i fondatori: un laboratorio aperto e in continua evoluzione

Francis e Christian sottolineano che Musafiri non è un modello rigido o un traguardo definitivo. Le loro esperienze sono un punto di partenza, un invito ad aprire lo spazio a chi lo usa, portando materiali e domande che possano modificarlo e rigenerarlo. Così nasce un ecosistema vivo e dinamico.

L’origine tra Rwanda e Italia dà una spinta e un orizzonte al progetto, che guarda più alle affinità culturali che alle differenze geografiche. La scelta di restare no profit serve a sottrarre tempo e spazio alla logica del mercato, dedicandoli a un’arte che cresce lentamente, senza fretta né pressioni. Musafiri si configura come un rifugio per chi lavora su percorsi ancora “senza forma definitiva”, tipico della ricerca e della sperimentazione.

L’esperienza dei due fratelli mostra come l’arte possa diventare un ponte tra culture e persone, superando confini e etichette. Musafiri si inserisce nel tessuto torinese come un laboratorio che cresce insieme alla città, puntando a diventare un punto di riferimento per artisti in movimento, professionisti e appassionati.

Redazione

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