40 Anni di Arte Italiana a Trento: Da Transavanguardia a Oggi in Mostra al Mart

Fare un passo indietro, mentre tutto corre avanti: è questa, secondo Giorgio Agamben, la vera chiave per capire la contemporaneità. Al Mart di Trento, la mostra “Anacronismi e discronie” incarna proprio questo spirito. Racconta quarant’anni di arte italiana, dagli anni Ottanta a oggi, concentrandosi su pittura e figurazione. Ma non aspettatevi un percorso lineare o seguace delle mode del momento. Qui, artisti e opere scelgono la riflessione, spesso si posizionano fuori dal coro. Il risultato è un racconto complesso, sfaccettato, che rompe l’idea di un progresso artistico scontato e continuo.

Quando l’arte sceglie di andare controcorrente

La curatela di Margherita De Pilati e Ivan Quaroni punta dritto su un concetto chiave: la “non sincronizzazione”. Sono quegli artisti che hanno messo in discussione le mode estetiche e culturali del loro tempo, aprendo strade diverse, a volte contraddittorie, sempre ricche di significati. Qui non si segue un ordine cronologico tradizionale, ma si indaga il rapporto tra arte e tempo in modo critico e riflessivo. Così emerge un quadro dove la pittura italiana degli ultimi quarant’anni si presenta come un mosaico di stili e idee, lontano da un’unica direzione.

Il percorso coinvolge autori che hanno agito in modo anacronistico, cioè sfidando l’epoca in cui vivevano, o che si sono collocati in una dimensione discronica, guardando oltre il proprio tempo. L’obiettivo è capire quel “passo laterale” evocato da Agamben: opere che dialogano con la tradizione senza cadere nella nostalgia o nel passatoismo. Non si tratta quindi di una grande storia dell’arte, ma di un’indagine sulle molteplici forme che prende la contemporaneità, mai uniforme né lineare.

La Transavanguardia e il ritorno alla pittura

La prima parte della mostra si concentra sugli anni Ottanta, con un’attenzione particolare alla Transavanguardia. Questo movimento ha segnato in Italia e in Europa il ritorno alla pittura, alla figurazione e a un’espressione più lirica. In mostra, per esempio, “Io e lei a tavola” di Francesco Clemente, un’opera che incarna bene l’ironia e l’allegoria tipiche di quel periodo. La selezione privilegia lavori rappresentativi, che raccontano con chiarezza quella stagione.

Si passa poi a un anacronismo più spinto, con artisti come D’Arcevia e Di Stasio, che si pongono quasi in opposizione alle tendenze dominanti, e a Mariani, che nella figurazione mette un’immagine sempre sfuggente. Non mancano Omar Galliani, con il suo stile apparentemente estraneo alle trasformazioni storiche, e Arduino Cantafora, che porta avanti una poetica metafisica da riscoprire.

Più avanti si incontrano i Nuovi nuovi e i Nuovi futuristi, ultimi movimenti che ancora tentano di legarsi a correnti prima della definitiva frammentazione del postmoderno. A completare il quadro ci sono artisti “liberi” come Salvo, Mondino, Ontani, che mescolano storia e tradizione in modo personale e originale. Qui emerge chiaro come l’assenza di un canone rigido sia una caratteristica strutturale dell’arte contemporanea italiana.

Oltre il tempo: la seconda parte tra decostruzione e innovazione

La seconda parte, sempre a Palazzo delle Albere, abbandona l’ordine cronologico per una lettura più tematica. Qui si vedono diverse sfumature di anacronismo e discronia, con artisti che dialogano in modi molto diversi con la tradizione. Si va dal dissacrante Vezzoli alla solennità moderna di Samorì. Ogni voce si esprime con un linguaggio proprio, spesso decostruendo o reinventando il passato.

Andrea Di Marco, con un minimalismo che richiama la metafisica, e Guglielmo Castelli, che nel 2016 ha segnato una svolta nel suo percorso, mostrano come il rapporto con il tempo e il linguaggio artistico si traduca in esperienze personali. Tra le nuove generazioni, il rifiuto di modelli prefissati è ormai netto: ogni artista cerca nuove strade, integrando tradizione e aggiornamento concettuale.

Il filo conduttore resta la qualità pittorica, anche quando il linguaggio si frammenta o si trasforma. Questa tensione tra radici e sperimentazione tiene viva la dialettica tra storia e presente, offrendo uno sguardo sfaccettato sull’arte italiana degli ultimi quarant’anni.

Dove e quando: la mostra a Trento

“Anacronismi e discronie” è visitabile a Palazzo delle Albere, in via Roberto da Sanseverino 43 a Trento, fino al 6 settembre 2026. La mostra, organizzata dal Mart e curata da Margherita De Pilati e Ivan Quaroni, si inserisce in un filone di riflessione sulle molteplici stratificazioni temporali dell’arte contemporanea italiana, valorizzando il dialogo tra passato e presente.

Il percorso espositivo e il catalogo sono strumenti preziosi per ripensare il concetto di contemporaneità, offrendo un quadro aggiornato di quella pluralità creativa che ha attraversato quattro decenni di evoluzione culturale. Non un omaggio scontato, ma una riflessione critica che invita a guardare la storia recente dell’arte con occhi nuovi, riconoscendo nelle differenze di tempo e stile non divisioni, ma continuità ricche di significato.

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