Venezia, a Palazzo Cini arriva il capolavoro settecentesco di Pompeo Batoni: Minerva e Prometeo protagonisti

Nel cuore di Palazzo Cini, a San Vio, Venezia, prende vita un capolavoro settecentesco di rara intensità. È la Minerva di Pompeo Girolamo Batoni, dipinta tra il 1740 e il 1743, che immortala il momento in cui la dea dona l’anima all’uomo plasmato da Prometeo. Un’immagine che affonda le radici nel mito e nelle Metamorfosi di Ovidio, ora protagonista della decima edizione di “Ospite a Palazzo”. Il progetto, avviato nel 2014, porta sotto i riflettori opere provenienti da collezioni pubbliche e private, italiane e straniere. Grazie alla sinergia tra Fondazione Giorgio Cini, Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e Fondazione Centro delle Arti Lucca, questa mostra resterà visitabile fino a settembre 2026. Un’occasione unica per immergersi nella pittura italiana del Settecento e scoprire i legami culturali tra Venezia e Lucca.

Dieci anni di “Ospite a Palazzo”: un ponte tra collezioni e storie d’arte

“Ospite a Palazzo” festeggia dieci anni di vita, confermandosi come uno degli appuntamenti culturali più interessanti della Fondazione Giorgio Cini. L’idea è semplice ma efficace: arricchire la collezione stabile di Palazzo Cini con prestiti temporanei di grande valore. Negli anni, la galleria ha accolto opere di artisti del calibro di Agnolo Bronzino, Artemisia Gentileschi, Andrea Mantegna e Bernardo Bellotto. Questa varietà crea un dialogo vivo tra epoche, stili e scuole diverse, offrendo al pubblico uno sguardo sempre nuovo sulle storie dell’arte.

Le esposizioni temporanee, ospitate in un ambiente elegante e ricco di storia, amplificano l’impatto delle opere. Nel caso di questa edizione, la scelta di portare a Venezia il dipinto di Batoni dimostra la volontà di valorizzare capolavori meno noti ma di grande rilievo, inserendoli in un contesto che ne esalta la qualità.

Batoni e la sua Minerva: un’opera che racconta la maturità artistica del pittore lucchese

Pompeo Girolamo Batoni, nato a Lucca nel 1708 e attivo principalmente a Roma, è stato uno dei pittori più richiesti del Settecento europeo. Famoso per i suoi ritratti, ma anche per opere a tema religioso, mitologico e storico, veniva spesso paragonato a un “nuovo Raffaello” per la sua abilità e il suo stile raffinato. Il dipinto “Minerva infonde l’anima alla figura umana modellata in creta da Prometeo” è un esempio perfetto della sua capacità di unire riferimenti classici a una sensibilità moderna.

Nella scena, Prometeo modella la figura umana con la creta mentre Minerva le dona la vita attraverso una farfalla, simbolo dell’anima. L’ispirazione dalle Metamorfosi di Ovidio fa da sfondo a un lavoro che, pur attingendo a modelli antichi, si distingue per la sua resa pittorica elegante e curata. L’opera fu commissionata dal marchese Lodovico Sardini di Lucca e completata dopo tre anni di lavoro, consegnata nel 1743 insieme al pendant “Atalanta piange Meleagro morente”. Lo stesso Batoni curò anche le cornici, segno di un’attenzione maniacale per ogni dettaglio.

Venezia e Lucca, un legame storico che si rinnova attraverso l’arte

La presenza di questo dipinto a Palazzo Cini rinnova un dialogo antico tra due città con radici storiche e culturali profonde. Venezia e Lucca, unite da scambi commerciali e modelli di governo repubblicano, trovano nel capolavoro settecentesco un nuovo motivo di confronto. Luca Massimo Barbero, direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini, ha sottolineato come l’opera di Batoni si inserisca perfettamente in un contesto come quello di Palazzo Cini, che custodisce pezzi di altissimo valore.

Questo incontro tra due realtà diverse, ma legate da una visione simile, rende la mostra un’occasione preziosa per intrecciare fili culturali e dare nuova luce alle rispettive collezioni. Il progetto dimostra come un’opera d’arte possa raccontare non solo una storia individuale, ma un intreccio di vicende e influenze che attraversano epoche e luoghi.

Dal collezionismo privato al recupero pubblico: la storia del dipinto

Il percorso del dipinto di Batoni è stato lungo e complesso. Dopo essere entrato nella collezione del marchese Sardini, passò nelle mani dei conti Minutoli-Tegrimi e finì sul mercato antiquario. In quel passaggio si rischiò che l’opera lasciasse per sempre Lucca. Grazie all’intervento della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, il dipinto è stato salvato e tutelato, garantendo così la sua conservazione e la possibilità di renderlo accessibile al pubblico.

La collaborazione tra le istituzioni ha reso possibile non solo la salvaguardia del quadro, ma anche il suo trasferimento a Venezia, dove assume un nuovo valore all’interno del progetto espositivo. Un dialogo tra passato e presente, tra città e culture diverse, che fa di “Minerva infonde l’anima” una tappa fondamentale nel panorama culturale attuale.

L’opera sarà visibile a Palazzo Cini fino al 27 settembre 2026, offrendo a chiunque voglia un’occasione unica per ammirare un pezzo di grande valore storico e artistico nel cuore di una delle sedi museali più affascinanti di Venezia.

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