Nel 1968, un terremoto devastò Gibellina, cancellando quasi tutto. Ma quella distruzione non segnò la fine: fu l’inizio di una rinascita straordinaria. Il sindaco Ludovico Corrao non volle solo ricostruire case, ma affidò la rinascita della città all’arte contemporanea. Così, tra le macerie, nacquero opere come il Cretto di Burri, che ancora oggi testimoniano un dolore trasformato in bellezza. Ora, nel 2026, Gibellina si conferma prima Capitale italiana dell’Arte Contemporanea. E lo fa con nuove sculture d’acciaio, installazioni che raccontano una storia di resilienza e innovazione, firmate da artisti come Pietro Fortuna.
Gibellina, Capitale italiana dell’Arte Contemporanea: tra sfide e nuove opportunità
Il riconoscimento di Gibellina come prima Capitale italiana dell’Arte Contemporanea nel 2026 porta la città sotto i riflettori nazionali e internazionali. Non è una semplice onorificenza, ma un impegno concreto per valorizzare il territorio attraverso un fitto programma di eventi e iniziative. A curare questo calendario è Andrea Cusumano, direttore artistico, che ha ideato un percorso ricco di mostre e appuntamenti dedicati alle arti visive, puntando soprattutto sul dialogo tra le opere storiche e quelle contemporanee.
In questo scenario si inserisce Pietro Fortuna, artista nato a Padova nel 1950, attivo tra Roma, Bruxelles e oggi anche a Villanova, dove ha trasformato un ex maglificio in un atelier chiamato Operanova. Questo spazio multifunzionale è laboratorio, biblioteca e galleria permanente, un vero e proprio presidio culturale nel cuore dell’Italia centrale. La presenza di Fortuna a Gibellina rappresenta un ponte tra la storia della città e le nuove esigenze espressive dell’arte contemporanea.
Pietro Fortuna: architetto, filosofo e scultore tra scenografie e installazioni
Pietro Fortuna è un artista poliedrico che ha esplorato diversi linguaggi mantenendo sempre un rapporto stretto con la scultura. Con studi in architettura e filosofia, ha costruito una riflessione profonda sulla forma e sul senso dell’opera d’arte. Da giovane ha lavorato all’allestimento di teatri importanti come il San Carlo di Napoli, La Scala di Milano e La Fenice di Venezia. In seguito, ha esposto in mostre internazionali e Biennali di rilievo, come quella di San Paolo.
Oltre alla sua attività artistica, Fortuna ha promosso progetti culturali interdisciplinari, come Opera Paese, che mette insieme diverse forme di creatività. La sua scultura si distingue per un equilibrio tra anarchia formale e umanismo, con materiali come l’acciaio che danno vita a forme potenti ma meditate. A Gibellina presenta “Folds”, un’installazione composta da cinque sculture in acciaio, collocate vicino alla Chiesa Madre. Questi volumi dialogano con il paesaggio e la storia della città, invitando a riflettere sul tempo e sull’identità del luogo.
“Folds” a Gibellina: un dialogo tra spazio, memoria e natura
Le cinque sculture di Pietro Fortuna segnano un ritorno importante all’arte pubblica in città, dopo anni di silenzio rispetto alle grandi opere di Ludovico Corrao. “Folds” sono strutture in acciaio che si ergono come monoliti, interagendo con l’orizzonte e con la sacralità della Chiesa Madre. Le loro pieghe e curvature suggeriscono un movimento interno, un tremore che l’artista descrive come metafora dello sguardo umano sull’infinito.
Fortuna spiega che vuole evitare i soliti cliché e le esaltazioni retoriche, prediligendo un realismo “iniziale” che si esprime nel “poco”, nelle forme essenziali che diventano quasi una cerimonia. Le sculture non raccontano miti, ma testimoniano una realtà sospesa tra presente e passato. Questo approccio si integra perfettamente con la filosofia di recupero e innovazione culturale della città. “Folds invita a smettere di vedere le cose come semplici oggetti da catalogare, ma a percepirle nella loro presenza concreta e irriducibile.”
Il patrimonio artistico di Gibellina: dalle radici ai nuovi linguaggi del contemporaneo
Gibellina può vantare un patrimonio artistico fuori dal comune. Dopo il terremoto del 1968, la ricostruzione ha preso una strada inedita, affidandosi soprattutto agli artisti. Il simbolo più noto resta il Cretto di Alberto Burri, un’opera-installazione che copre le rovine della vecchia città con un nastro di cemento crepato, a ricordare le ferite della terra e il passare del tempo.
Anche la Porta del Belice di Pietro Consagra è un emblema del dialogo tra architettura, arte e memoria. Oggi questa eredità si rinnova con opere come quelle di Fortuna, che ampliano il vocabolario espressivo della città. Il titolo di Capitale italiana dell’Arte Contemporanea fa da volano, attirando altri artisti e interventi sul territorio, creando un ambiente dove visitatori e residenti si confrontano costantemente con le radici storiche e l’innovazione culturale.
Il nuovo corso artistico di Gibellina è la testimonianza di una voglia di superare le fragilità del passato per costruire un’identità culturale moderna, dove forme d’acciaio dialogano con il paesaggio silenzioso e una storia profondamente segnata dal terremoto.