Sulle pareti della Mole Antonelliana, a Torino, si dipana la storia di Gillo Pontecorvo, uno dei registi più influenti del Novecento. Fino al 5 aprile 2027, la città accoglie una mostra che non si limita a celebrare un autore, ma mette in scena un’epoca, un impegno civile, una battaglia morale. Pontecorvo non fu solo un cineasta: partigiano e esule, ha raccontato con passione le contraddizioni del suo tempo, lasciando un’eredità che oggi parla ancora con forza, più viva che mai.
L’eredità di Pontecorvo raccolta sotto la Mole
“Gillo Pontecorvo. Una battaglia dopo l’altra” nasce dalla donazione della famiglia al Museo Nazionale del Cinema di Torino. Un archivio sterminato, raccolto in un unico luogo grazie a un lavoro durato dieci anni, curato dal figlio Simone insieme a Mauro Genovese e al personale del museo. Tra fotografie, manifesti, documenti, appunti, sceneggiature e lettere spiccano anche apparecchi cinematografici d’epoca e filmati dal dietro le quinte.
La mostra arriva in un momento simbolico: vent’anni dalla morte del regista, nel 2006, e sessant’anni dal Leone d’Oro a Venezia per “La battaglia di Algeri” , un film che ha segnato il cinema impegnato. Tra i pezzi più preziosi c’è proprio il premio originale, per anni dimenticato su un tavolo di casa sua. All’inaugurazione, Simone e Ludovico, i figli di Pontecorvo, hanno portato un tocco familiare e umano al ricordo del loro padre.
Un archivio che parla di cinema e di impegno
L’archivio non racconta solo la carriera di un regista, ma anche la sua vita e il suo pensiero. La corrispondenza rivela rapporti poco noti con personalità della cultura e della politica italiana, da Enrico Berlinguer a Palmiro Togliatti. Nel 1948, Pontecorvo era direttore di “Pattuglia”, il settimanale della gioventù comunista, e scriveva direttamente ai leader del partito, segno di un coinvolgimento profondo.
Le fotografie mostrano la sua rete di rapporti con artisti e intellettuali del Novecento. Durante l’esilio e la Resistenza in Francia, incontrò Tristan Tzara, Sartre, Picasso e altri grandi nomi. Gli scatti dal set testimoniano la collaborazione con Ennio Morricone, che firmò la colonna sonora de “La battaglia di Algeri”. Un aspetto meno noto: Pontecorvo sognava di fare il compositore, una passione che non ha mai abbandonato.
Pontecorvo oggi: un’eredità che parla alle nuove generazioni
La mostra guarda anche al presente. Mauro Genovese ha spiegato che l’intento è mettere in luce il valore morale e culturale del lascito di Pontecorvo. Un segnale chiaro arriva dal film “Una battaglia dopo l’altra” di Paul Thomas Anderson, che rende omaggio al regista con una scena in cui Leonardo DiCaprio guarda “La battaglia di Algeri” in tv.
Quella sequenza è un ponte tra le lotte del Novecento e quelle di oggi. Le carte ingiallite, le scatole dell’archivio raccontano un dialogo continuo sul colonialismo, i diritti civili, la libertà. Carlo Chatrian, direttore del Museo Nazionale del Cinema, sottolinea come la mostra valorizzi un fondo che va oltre la storia di un’epoca, svelando anche progetti mai realizzati e collaborazioni inedite, come quella con Marlon Brando per un film mai girato sui nativi americani.
Al Cinema Massimo, la retrospettiva completa il viaggio
Dal 15 al 23 settembre 2026, al Cinema Massimo di Torino, una retrospettiva ripercorrerà tutta l’opera di Pontecorvo. Saranno proiettati i suoi film più celebri, da “Kapò” a “Giovanna”, insieme a documentari e materiali rari. Non mancherà uno spazio dedicato al Pontecorvo attore con “Il sole sorge ancora” di Aldo Vergano, dove si vede il regista davanti alla macchina da presa, e un focus sul suo ruolo di direttore artistico della Mostra di Venezia dal 1992 al 1996.
Un’occasione per capire la vastità di un lavoro che non si limita al cinema, ma attraversa cultura, politica e arte.
Torino diventa così un punto di riferimento per chi vuole conoscere da vicino un protagonista del Novecento italiano, un uomo che ha trasformato il racconto per immagini in una testimonianza di resistenza e impegno civile.