Venezia tra arte, natura e tecnologia: 3 esempi di artigianato innovativo all’Orto Giardino della Giudecca

Nel cuore della Giudecca, tra calli silenziose e palazzi antichi, un orto dimenticato ha preso nuova vita. L’Orto Giardino del Convento della Chiesa del Santissimo Redentore, un tempo semi-abbandonato, oggi pulsa di energia creativa. Tra piante e fiori, si intrecciano arte, performance e mestieri d’eccellenza, dando forma a un dialogo vivo tra passato e presente. Un luogo dove la natura non è solo sfondo, ma protagonista di storie che parlano di radici profonde e di un futuro da costruire, passo dopo passo.

L’Orto Giardino: un gioiello ritrovato nel cuore della Giudecca

Dopo un restauro attento e rispettoso della storia, l’Orto Giardino è rinato grazie alla Venice Gardens Foundation, guidata da Adele Re Rebaudengo, con il contributo botanico di Paolo Pejrone e l’architettura di Alessandra Raso. L’obiettivo è chiaro: rendere questo spazio un luogo vivo, non solo per i turisti ma soprattutto per chi abita l’isola, spesso dimenticato a causa del turismo di massa.

Nel giardino si svolgono mostre come “What the Garden Whispers” di Juliette Agnel e “Un giardino a Venezia” con le fotografie di Sarah Moon. L’Orto diventa così un palcoscenico aperto a varie forme d’arte, sempre in armonia con la natura circostante. Il “giardino dei semplici”, con le sue piante medicinali e aromatiche, ispira artisti come Agnel, che con le sue immagini invita a guardare il mondo vegetale con occhi nuovi, scoprendone energia e forza nascosta.

Juliette Agnel e la natura che parla attraverso le immagini

L’artista francese Juliette Agnel ha scelto l’Orto come luogo ideale per il suo progetto “What the Garden Whispers”. Le sue fotografie, scattate sia di giorno che di notte, uniscono natura e tecnologia su fondali intensi, soprattutto rossi. Le piante sembrano rivelare un “fuoco interiore”, un’energia vitale che affascina e invita a una sorta di guarigione.

Non si tratta di semplici foto botaniche, ma di immagini che si muovono tra mito e realtà, intrecciando antiche conoscenze e un’estetica moderna e rispettosa. Il “giardino dei semplici” non è solo uno sfondo, ma il cuore del progetto, un richiamo al legame profondo e sempre vivo tra uomo e natura.

Dance Reflections: Cassiel Gaube e il corpo che dialoga con la laguna

Il 24 e 25 settembre l’Orto ha ospitato “Moteur”, una performance site specific del danzatore e coreografo belga Cassiel Gaube, in collaborazione con Dance Reflections di Van Cleef & Arpels. Qui il movimento ha incontrato la natura: il corpo di Gaube si è mosso nello spazio aperto vicino alla laguna, abbracciando suoni e rumori spontanei, come quelli di un’imbarcazione vicina, che hanno arricchito lo spettacolo.

Gaube ha mischiato diversi stili – balletto classico, post-modern, house dance – creando un dialogo nuovo con l’ambiente. Il corpo è diventato strumento di ascolto e risposta alla natura, senza dimenticare gli elementi contemporanei che rompono il silenzio. Una performance che ha riflettuto la complessità e la bellezza dello spazio urbano-lagunare, sospeso tra passato e presente.

Homo Faber 2026: San Giorgio Maggiore illumina l’artigianato mondiale

Fino a dicembre l’isola di San Giorgio Maggiore ospita Homo Faber 2026, la biennale nata nel 2018 per celebrare l’artigianato di qualità nel mondo. Quest’anno, sotto la direzione dell’artista britannica Es Devlin, la rassegna si chiama “An Island of Light” e mette la luce al centro di tutto. I materiali – argilla, vetro, legno, piume – dialogano con la luce naturale per creare nuove sensazioni visive.

Sono coinvolti circa cinquecento artisti e artigiani da settanta paesi. Non si tratta solo di mostrare prodotti finiti, ma di raccontare i processi creativi dietro ogni opera. Le quindici “stanze” tematiche sparse sull’isola ospitano anche fotografie in bianco e nero dei creatori, che mostrano volti e storie dietro ogni pezzo, restituendo al pubblico il senso vivo del lavoro manuale e della passione.

Installazioni sorprendenti e tecnologia a Homo Faber

Tra le installazioni più suggestive c’è l’ex piscina, dove una luna galleggia nell’acqua, nascosta ogni tanto da “moon jar” ispirati alla ceramica coreana e reinterpretati da maestri artigiani. C’è poi “An alphabet of objects”, un anfiteatro che raccoglie oggetti fatti con materiali naturali come vimini e legno, tutti legati ai semi da cui nascono.

La tecnologia non è assente: nella stanza-laboratorio “An atelier alive” si vedono strumenti innovativi come il Planetarium di Van Cleef & Arpels, omaggio agli automi del Settecento. Le “Twenty Silent Songs” trasformano in immagini e suoni le vibrazioni delle campane di San Giorgio Maggiore, fondendo arte, scienza e manualità. Qui il rapporto tra mani, materia e tecnologia diventa il cuore pulsante della mostra.

Artigianato, natura e luce: l’essenza dell’eccellenza

Con Homo Faber e l’Orto Giardino, Venezia si conferma laboratorio aperto dove arte, natura e alta manifattura si incontrano. La combinazione di abilità manuali e innovazione dà vita a un’offerta culturale ricca e profonda. La luce valorizza le opere e la presenza degli artigiani ricorda che dietro ogni creazione c’è un patrimonio vivo da tutelare e celebrare.

Questa rassegna non mostra solo oggetti preziosi, ma racconta storie di maestria e passione che attraversano il tempo. Venezia si conferma così, ancora una volta, una scena privilegiata per riflettere sul valore dell’arte come lavoro, ricerca e dialogo continuo tra tradizione e futuro.

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