Napoli ha sempre respirato il profumo del mare e custodito strati di storia sotto ogni pietra. Ora, tra vicoli antichi e palazzi che raccontano secoli di vita, si accende di nuovo la passione per il design editoriale. La Santissima, un ex convento angioino con vista sul Golfo e sul Vesuvio, si prepara ad accogliere Edit Napoli. È la seconda volta che questo spazio carico di memorie diventa il cuore pulsante di una fiera dove creativi e artigiani si confrontano e si raccontano. Il mare, con la sua forza magnetica, fa da sfondo a tutto, quasi a preparare il terreno per la Coppa America, l’evento velico che l’estate prossima richiamerà l’attenzione del mondo. Ma la cultura qui non si ferma: scende anche a Chiaia, tra chiese e dimore nobiliari, dove mostre e installazioni intrecciano artigianato, innovazione e ricerca.
La Santissima: ex convento e cuore pulsante sul Golfo di Napoli
La Santissima è il luogo perfetto per ospitare eventi di respiro internazionale come Edit Napoli. Situato in vico Trinità delle Monache, questo complesso angioino ha una storia fatta di trasformazioni. Nato come convento, ha ospitato un ospedale militare durante le guerre mondiali, per poi rinascere come centro culturale dopo anni di abbandono. Dal 9 all’11 ottobre, novanta espositori da diversi mondi del design editoriale si ritroveranno nelle sue sale, con stand, workshop e installazioni che mettono al centro il rapporto tra design e narrazione visiva. Tra le novità dell’ottava edizione spicca “Camera con Vista”, un format che coinvolge una decina di interior designer italiani e stranieri chiamati a interpretare le piccole celle monastiche del complesso.
A questi professionisti è stata data libertà totale su spazi di circa 15 metri quadrati. Alcuni hanno portato mobili e oggetti propri, altri hanno coinvolto aziende con cui collaborano. Gli ambienti non sono solo stanze d’albergo: si creano atmosfere di bar, salottini o rifugi intimi e carichi di esperienza. Le curatrici Domitilla Dardi e Emilia Petruccelli spiegano che l’idea nasce dalla difficoltà di molti addetti ai lavori nel vedere concretamente come arredi e spazi dialogano, soprattutto nel settore dell’hotellerie. La Santissima conferma così il suo ruolo di crocevia di sperimentazioni visive, dove architettura storica e design contemporaneo si incontrano in un fitto calendario di eventi da mattina a sera.
Cult a Chiaia: arte e artigianato lungo la costa napoletana
Mentre La Santissima ospita il cuore di Edit, il programma “Cult” si muove lungo la costa, investendo il quartiere di Chiaia con mostre e interventi site-specific. In questo scenario storico, tra chiese seicentesche e palazzi nobiliari, si inseriscono sei proposte che raccontano il legame tra artigianato e design come espressione di ricerca personale e visione innovativa. Il filo che unisce tradizione e sperimentazione caratterizza le opere, offrendo una lettura del mestiere che supera i confini classici per abbracciare un ruolo più autoriale.
Tra le proposte più significative c’è il Crochet Coral Reef a Villa Pignatelli, museo Diego Aragona Pignatelli Cortes. Un’opera imponente, nata dal lavoro di Margaret e Christine Wertheim insieme a oltre 4.000 persone nel mondo, che riproduce una barriera corallina a uncinetto. Un progetto ventennale che unisce matematica, artigianato e una forte denuncia ecologica. La struttura riproduce con precisione le regole di crescita dei coralli, traducendo geometrie complesse in forme tangibili. Sul piano simbolico, parla degli effetti devastanti dell’uomo sull’ambiente, ma anche della delicatezza e complessità della natura. Il legame con Napoli si fa più stretto grazie al recente ritrovamento di una barriera corallina a 500 metri sotto il livello del mare davanti alle sue coste.
Tra chiese e palazzi storici: sculture, installazioni e design
Oltre a Villa Pignatelli, altre location storiche si prestano a ospitare eventi legati a Edit Napoli. La chiesa di San Rocco alla Riviera di Chiaia accoglie sculture e installazioni di Fabrizia Frezza e Felice Limosani, ispirate agli “Archetipi di Pace”. Le opere dialogano con la memoria di un luogo nato nel Cinquecento dopo una terribile peste. Nascosta tra costruzioni moderne, la chiesa ritrova così nuova vita e centralità culturale.
La chiesa di Santa Caterina da Siena, poco conosciuta ai più, ospita “Common Ground” della designer Margherita Rui, realizzato con cinque giovani realtà manifatturiere italiane. Il progetto riflette sul tema della tavola e dell’ospitalità, proponendo oggetti che fondono tradizione, innovazione e artigianato di qualità. Intanto Palazzo Cellamare, famoso per la congiura del principe Antonio del Giudice e le notti di Giacomo Casanova, diventa sede della collettiva “Light on Spain”. Sei designer spagnoli presentano lampade ispirate alle luci da cantiere, pezzi di design che giocano tra funzionalità e sperimentazione estetica.
A chiudere il quadro culturale c’è la personale di Massimo Lunardon alla Fondazione Plart, un viaggio nelle collaborazioni tra l’artista del vetro e grandi nomi del Novecento come Bob Wilson, Andrea Branzi e Ugo La Pietra. Un progetto che mostra un lato meno noto ma fondamentale dell’artigianato: la capacità di farsi parte creativa e di dialogare con design e arte contemporanea. La curatrice Domitilla Dardi sottolinea come questa iniziativa rappresenti al meglio la filosofia di Edit, che da anni valorizza il dialogo tra manufatto e visione personale.
A ottobre Napoli si prepara a vivere tre giorni intensi tra passato e futuro, arte e artigianato, mare e città. Un evento che intreccia più fili per raccontare la ricchezza di una cultura progettuale in continua evoluzione.