Varcare la soglia dell’Atrium Tower di Berlino è come entrare in un aeroporto, ma senza mai lasciare terra. Qui, Werner Bronkhorst ha costruito il suo primo viaggio in Germania, trasformando l’atrio in un’esperienza sospesa tra realtà e immaginazione. Si inizia con un check-in, passa attraverso un metal detector, poi una sala d’attesa dove video e immagini accompagnano il visitatore. Ma non è un viaggio qualunque: è una narrazione visiva che sfuma tra astrazione e figurazione, leggerezza e quiete. Al centro, High, il cuore pulsante della mostra, frutto di un anno di lavoro di un artista sudafricano, cittadino del mondo, che ha conquistato le scene di Berlino, Dubai e Los Angeles.
Da sudafricano ad artista globale
Werner Bronkhorst nasce in Sudafrica nel 2001 e a diciotto anni si trasferisce in Australia per studiare arte e cercare nuove strade. Dipinge fin da tredici anni e condivide i suoi lavori su Instagram, dove ha costruito una comunità internazionale nutrita e attenta. La mostra di Berlino è la conferma del suo successo: le sue opere sono state battute in aste importanti, raggiungendo cifre di centinaia di migliaia di dollari.
Bronkhorst fa parte di quella generazione di artisti che sanno muoversi tra social e profondità artistica. Autodidatta in gran parte, ha sviluppato una ricerca che bilancia colore e segno con grande cura. Il suo percorso parla di maturità e di una capacità originale di leggere e rielaborare la storia dell’arte.
La sua identità è segnata anche dall’essere cittadino del mondo: le sue mostre e la sua carriera dimostrano che i confini geografici sono ormai superabili per un talento contemporaneo.
Un linguaggio a metà strada tra astrazione e materia
Bronkhorst ha studiato arte da autodidatta, sfogliando libri e visitando musei in giro per il mondo. Il suo stile si muove tra figurazione e astrazione, tra pittura e scultura. Le sue tele sono materiche, con superfici stratificate e vibranti che quasi si possono toccare. Un dettaglio importante: le sue opere sono accessibili anche a chi ha difficoltà visive, perché si possono percepire con le mani, grazie alla consistenza della materia.
Dietro quella semplicità apparente c’è molto lavoro. Le sue palette, spesso limitate, esplorano sfumature ricche e richiedono litri di colore. Il risultato è un effetto di leggerezza che, al tatto, si traduce in superfici pesanti e quasi spumose.
Il suo uso del colore richiama gli impressionisti, mentre la gestualità forte e fisica ricorda l’action painting di De Kooning. La pennellata non nasconde il gesto umano, lo celebra. I dettagli minuti delle figure umane, piccole e volutamente sproporzionate, rimandano invece alla precisione dell’arte fiamminga.
Bronkhorst si ispira anche a Rothko, soprattutto per le grandi campiture cromatiche capaci di catturare lo sguardo. Ma evita che l’immagine si perda nel vuoto, inserendo figure sottili che ancorano il quadro a un mondo reale.
Pittore e imprenditore: la doppia faccia di Bronkhorst
Oltre a dipingere, Bronkhorst sa gestire la sua carriera con professionalità. Condivide sui social ogni fase del suo lavoro, dalla nascita di un’idea alla realizzazione finale, con foto, appunti e diari. Un archivio che rende ogni opera tracciabile, un elemento che piace molto ai collezionisti, attenti all’autenticità.
Alterna creatività e rigore imprenditoriale. Per lui l’arte è espressione libera, ma senza dimenticare l’aspetto commerciale, necessario a sostenere il suo team e la famiglia.
Il suo laboratorio, chiamato LAB, è il fulcro di una strategia che porta le sue opere in giro per il mondo senza passare per le gallerie tradizionali. È la dimostrazione di una visione chiara e di un progetto artistico strutturato nel tempo, non un fuoco di paglia.
Dipingere il cielo, raccontare un viaggio
Nonostante il successo e le cifre raggiunte, Bronkhorst resta con i piedi per terra. Si definisce “giovane artista” e ammette che la sua ricerca ha ancora molta strada da fare, con temi più complessi in vista. Per ora si concentra sulla bellezza e sul benessere, usando soggetti che parlano tanto agli esperti quanto al pubblico più ampio.
Il cielo è il tema centrale, insieme all’idea del viaggio come esperienza personale. Ogni quadro racconta questa doppia natura: un soggetto universale e una risposta individuale, una struttura formale precisa ma interpretata con libertà.
Per Bronkhorst lavorare entro regole stilistiche rigide significa trovare vera libertà espressiva. Colori come il blu e il segno sono per lui strumenti infiniti, e qui sta la forza del suo linguaggio.
Questa semplicità schietta, unita a una gestione attenta e pragmatica, definisce un modo moderno di fare arte. Werner Bronkhorst è un talento in crescita, capace di fondere tradizione e innovazione con personalità. La mostra di Berlino lo conferma: vale la pena seguirne i prossimi passi.