Catania, nel quartiere Librino svela il Pegaso di Antonello Bonanno: luce e speranza per i bambini

Nel mezzo di Librino, un quartiere di Catania spesso raccontato per le sue difficoltà, si staglia il Pegaso di Antonello Bonanno Conti. Non una semplice scultura, ma un mosaico di vite: i bambini e le famiglie del posto hanno posato una mattonella dopo l’altra, imprimendo sogni, paure e speranze. Quel cavallo alato non è un’opera calata dall’alto, ma un’opera nata dal basso, fatta di mani, di storie intrecciate, di partecipazione vera. Oggi, il Pegaso non è solo arte, ma un custode silenzioso, un segno tangibile che Librino può raccontarsi e rinascere.

Pegaso e Magma: l’arte che fiorisce a Librino

Il Pegaso ha trovato casa nel complesso scolastico Campanella-Sturzo, diventando parte integrante del quartiere. L’opera è accompagnata da cinquemila piccole mattonelle di argilla, incise a mano da bambini e madri del posto. Non sono solo pezzi di ceramica: raccontano i sogni autentici di una comunità spesso ingiustamente etichettata. Parole come salute, amicizia, determinazione si susseguono sulle superfici, dando vita a una storia corale che si fonde con la poesia di Maria Attanasio, incisa lungo il cavalcavia. Qui il Pegaso ha una missione chiara: alzare verso il cielo le aspirazioni di Librino, trasformando l’arte in un gesto quotidiano, quasi una forma di resistenza.

Chi vive nel quartiere lo conosce bene, e proprio questo legame con la gente lo rende speciale. Non è una statua lontana, ma una compagna di gioco, di sogno, di crescita. Al centro di tutto c’è Antonio Presti, imprenditore e mecenate, da decenni legato a Librino. La sua idea è semplice: la bellezza è uno strumento potente, capace di cambiare la realtà. Presti non ci sta a sentire che Librino è solo droga e spazzatura. Qui c’è un patrimonio culturale diffuso, che attraversa strade, scuole, piazze, con installazioni famose come la Porta della Bellezza e la Porta delle Farfalle, firmate da artisti come Neri e De Nisco.

Antonio Presti e la sfida della rigenerazione artistica e sociale

Con settantamila abitanti, di cui diecimila bambini, Librino non è un quartiere facile. Antonio Presti lo sa bene e non si è mai limitato a passare di qui come un turista. Da oltre trent’anni lavora gomito a gomito con la comunità, portando avanti un progetto di arte urbana che mette al centro la cura come vero cambiamento. Le sue opere nascono nei luoghi periferici e spesso abbandonati, con l’obiettivo di riportare bellezza e identità.

La sua idea di “bellezza politica” ha anche trovato spazio nelle istituzioni: lo scorso luglio Presti ha parlato alla Commissione parlamentare sulle periferie alla Camera, sottolineando quanto sia importante sostenere progetti strutturati che ridiano dignità ai territori marginalizzati, usando la cultura come leva. Non si tratta di decorare, ma di intrecciare storia, bisogni sociali e creatività dal basso.

La strada è lunga e difficile. I problemi economici e il degrado non spariscono con qualche opera d’arte. Però, integrando attività culturali con le necessità quotidiane, Presti dimostra che l’arte può davvero essere un motore di rinascita, capace di coinvolgere e responsabilizzare soprattutto i più giovani.

Fiumara d’Arte, un museo a cielo aperto che resiste alle critiche

Il progetto più famoso di Antonio Presti è senza dubbio Fiumara d’Arte, un museo a cielo aperto lungo il letto del torrente Tusa, un’area che resta asciutta per buona parte dell’anno. Tutto è partito quasi quarant’anni fa con opere come il monumento di Consagra e la celebre finestra di Festa. Ma l’accoglienza non è stata subito calorosa: accuse di abuso edilizio e di deturpamento del paesaggio hanno portato a decenni di battaglie legali e ostacoli, aggravati dall’opposizione della mafia e di alcuni poteri locali.

Nonostante tutto, il progetto ha ottenuto riconoscimenti ufficiali ed è oggi parte del patrimonio artistico regionale. Ogni scultura nasce vicino a un comune periferico in difficoltà, con l’obiettivo di rigenerarlo attraverso l’arte. Il risultato è la rinascita di luoghi spesso dimenticati, anche se Presti mette in guardia sul rischio che il turismo di massa a basso costo possa snaturare l’identità originale di questi territori.

Fiumara d’Arte è la dimostrazione che la cultura può avere un impatto diretto sulle comunità, camminando su un filo sottile tra valorizzazione e mercificazione. Un’esperienza rara in Italia, con profonde radici sociali.

Dal Castel di Tusa a Villa Margi: l’Atelier sul Mare si rialza dopo la chiusura

L’Atelier sul Mare, seconda grande opera di Presti, è nato nel 1991 a Castel di Tusa come una residenza per artisti. Qui pittori, registi, poeti e scultori hanno trasformato le stanze in una galleria viva e partecipata. Nel 2023 però i NAS hanno ordinato la chiusura temporanea della struttura, un duro colpo per il progetto e per la comunità artistica.

Ma Presti non si è perso d’animo: l’Atelier sta ripartendo da Villa Margi, sempre in Sicilia. Al momento stanno trasferendo quadri e oggetti d’arte; le stanze d’artista saranno spostate in un altro edificio ancora da sistemare. Il percorso è complesso, ma Presti guarda avanti con fiducia, convinto che questa trasformazione faccia parte del cammino verso una nuova rinascita culturale.

Un passaggio delicato, dove si intrecciano questioni burocratiche, artistiche e sociali, e dove il legame con artisti e pubblico resta fondamentale per mantenere vivo un progetto che va oltre la semplice esposizione.

Magma, il rosso bagliore della creatività collettiva a Librino

MAGMA è oggi il terzo grande progetto di Presti a Librino. Nato con la Triennale della Contemporaneità, promossa dalla Regione Siciliana, MAGMA si propone come un museo diffuso, lontano dalle vecchie logiche. Il Pegaso è solo una parte di questa rete creativa che coinvolge tutta la comunità.

Il cavallo alato cambia volto: non è più solo un animale da corsa o da sacrificio, ma diventa simbolo di libertà. Le ceramiche e le foto dei Cavalli Eretici, parte del museo diffuso, raccontano questa nuova immagine, portando alla luce un patrimonio di memorie e simboli condivisi.

La prossima sfida è il Roseto di Sant’Agata. Nato da un sogno, considerato quasi profetico dal suo ideatore, vuole diventare uno spazio di cura e condivisione. Sant’Agata, patrona di Catania, avrebbe chiesto un roseto a lei dedicato: ora il progetto è affidato in parte agli abitanti del quartiere. Le associazioni locali avranno il compito di gestire e preservare questo giardino diffuso, un vero cuore di rinascita non solo estetica, ma anche ambientale.

Presti chiude con un messaggio chiaro: “A Librino non cerchiamo settantamila voti, ma settantamila devoti.” Un modo per dire che il cambiamento nasce dall’impegno concreto e quotidiano, basato su valori condivisi e rispetto reciproco.

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