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Scopri le nuove voci della videoarte coreana in mostra esclusiva in Svizzera

Nei sotterranei del LAC di Lugano, immagini vibranti prendono vita. La videoarte coreana invade il MASI, trasformando lo spazio in un viaggio che attraversa tempo e spazio. Installazioni a più canali, video immersivi: ogni opera è un ponte tra memorie antiche e visioni futuriste, un equilibrio sottile tra tradizione e innovazione. Il pubblico si ritrova immerso in un racconto dove la Corea si fa vicina, nonostante la distanza geografica, e il passato dialoga incessantemente con il presente. Una mostra che rimarrà aperta fino al 2026, pronta a stupire e coinvolgere chiunque varchi la soglia.

Un viaggio tra le tante anime della videoarte coreana

Al MASI di Lugano la mostra K-NOW! Korean Video Art Today offre un’occasione rara per scoprire le nuove direzioni della videoarte coreana. Curata da Francesca Benini e Je Yu Moon, la rassegna mette in fila una selezione di opere che mostrano come questo medium si sia trasformato, diventando più fluido e coinvolgente grazie alle tecnologie recenti. Le opere si alternano con ritmo variabile: da installazioni ampie e panoramiche a video più intimi, svelando scorci di società e culture lontane ma complesse.

Si parte con “Citizen’s Forest” di Chan-kyong Park, un’installazione multicanale che rende omaggio alla pittura tradizionale asiatica, richiamando i classici rotoli orizzontali. Il lavoro crea un paesaggio visivo dilatato, capace di sospendere chi guarda in una dimensione poetica e meditativa. Subito dopo, i video “Offering” e “Wreckage” di Jane Jin Kaisen riportano alla memoria l’isola di Jeju e il suo tragico passato, in particolare il massacro del 1948 e la resistenza femminile, intrecciando storie personali e collettive.

Tra memoria, critica sociale e tecnologia

Il passato è un filo conduttore in molte opere, ma non manca uno sguardo lucido sulla realtà contemporanea. Ayoung Kim, con “Delivery Dancer’s Sphere”, si concentra sulla vita dentro ambienti iperconnessi, raccontando dinamiche moderne con un linguaggio visivo riconoscibile ma rinnovato. Il collettivo audiovisivo 업체 , nato a Seoul nel 2017 e formato da Nahee Kim, Cheonseok Oh e Hwi Hwang, propone invece “ROLA ROLLS”, un lavoro che oscilla tra satira sociale e visione distopica, offrendo una critica ai modelli economici dominanti e ai cambiamenti tecnologici.

Sungsil Ryu disegna un ritratto amaro e ironico di una società gerarchica e competitiva con ““, mettendo in luce le ambiguità legate alle aspettative di status. Heecheon Kim trasforma la videoarte in uno strumento per esplorare come la tecnologia abbia modificato la nostra percezione della realtà: con “In Ghost 1990”, grazie a un visore VR, lo spettatore si immerge in un’esperienza virtuale riflessiva e inquietante.

Comunità, confini e politica nei nuovi sguardi video

Onejoon Che amplia il discorso con un’analisi sulle comunità e i confini culturali. Il suo progetto “Made in Korea”, frutto della collaborazione con il musicista nigeriano Igwe Osinachi, usa il linguaggio dei videoclip musicali per raccontare le esperienze degli emigrati africani in Corea, un tema poco esplorato nell’arte coreana contemporanea. Il risultato è un dialogo interculturale che invita a riflettere sulle dinamiche migratorie e sull’inclusione.

Significativa anche l’opera di Sojung Jun, “Green Screen”, presentata nella hall del museo. Il video esplora la dimensione politica degli spazi urbani e le geografie che si trasformano, mettendo lo spettatore davanti a prospettive che si sovrappongono e si intrecciano, spingendo a rivedere il modo in cui percepiamo il luogo e la nostra relazione con l’ambiente.

Quando il locale incontra il globale nella videoarte coreana

La forza della videoarte coreana, come sottolineano le curatrici Francesca Benini e Je Yu Moon, vicedirettrice dell’Art Sonje Center di Seoul, sta nella sua capacità di superare confini geografici e culturali. Le opere esposte al MASI dimostrano come questo linguaggio artistico sia una lente preziosa per leggere il presente, raccontare la memoria e immaginare il futuro. In tempi di cambiamenti rapidi, dove identità e storie si mescolano, il pubblico ha davanti a sé voci diverse che aiutano a comprendere un continente complesso e vivace.

K-NOW! Korean Video Art Today è aperta fino al 19 luglio 2026, tra le sedi del LAC e del Palazzo Reali a Lugano. Un’occasione da non perdere per avvicinarsi a un fenomeno in continuo movimento che, con chiarezza e profondità, offre uno sguardo ampio e sfaccettato sulla società coreana contemporanea attraverso il linguaggio innovativo della videoarte.

Redazione

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