Non è un addio, ma un arrivederci, aveva detto qualcuno durante l’ultima serata al Museo Ettore Fico. Eppure, quella chiusura ha un peso: dopo 12 anni, il museo spegne le luci nel cuore pulsante della Barriera di Milano, in via Cigna. L’ultima mostra, dedicata a Enrico Berlinguer, ha richiamato folle appassionate, confermando quanto quel luogo fosse vivo e necessario per Torino. Non si è trattato di un passo indietro per disinteresse, ma di una scelta dettata dall’impossibilità della fondazione privata proprietaria, stretta tra l’età avanzata del suo fondatore e la complessità di mantenere un progetto così ambizioso. Così, si chiude un capitolo importante, ma la speranza resta: quella vecchia fabbrica ha ancora molto da raccontare.
Il Museo Ettore Fico non era solo un contenitore per opere d’arte, ma un vero laboratorio sociale nel cuore della periferia. La Barriera di Milano, spesso associata a problemi e contraddizioni, ha trovato nel museo un modo per riscoprire la sua identità attraverso mostre e iniziative che parlavano direttamente alla comunità. La mostra su Berlinguer, frutto di una collaborazione con la CGIL e la Fondazione Gramsci, ha unito memoria politica e partecipazione giovanile, riportando in luce la storia e il ruolo di quel pezzo di città. Un progetto che ha coinvolto generazioni diverse, intrecciando il passato con il presente di un quartiere in continua trasformazione. Il museo non ha solo esposto opere, ma ha raccontato le storie di chi vive il territorio, creando legami profondi tra arte e impegno civile.
Dopo la scelta della fondazione, il Comune di Torino si è subito mosso per evitare che si perda un patrimonio così radicato. Si sta valutando se prendere in mano la gestione o creare un’intesa pubblico-privata, con l’obiettivo di mantenere vivo e accessibile questo spazio. Antonio Ledda, presidente della commissione Urbanistica, ha sottolineato che il museo è molto più di una semplice galleria: “è un punto di riferimento per la coesione sociale e il senso di appartenenza, elementi essenziali per la vitalità della città.” Ora la sfida sarà trovare risorse e un modello sostenibile per garantire che la chiusura non si traduca in una ferita difficile da rimarginare per la comunità.
Negli anni, il Museo Ettore Fico ha custodito migliaia di opere, con una collezione significativa di lavori dello stesso Ettore Fico, affiancata da artisti contemporanei. La sua presenza ha avuto un effetto a catena sull’area circostante. Luoghi come l’Osteria Muro hanno beneficiato di un pubblico più ampio e variegato, confermando l’impatto positivo di un centro culturale ben radicato nel territorio. Il museo non è stato solo un edificio, ma un simbolo di dialogo tra arte, memoria e rigenerazione urbana. In una periferia come quella torinese, ha contribuito a creare senso di comunità, legando passato e futuro, cultura e vita di tutti i giorni. Con la sua chiusura si spegne una luce, ma resta vivo il valore sociale che per anni ha animato via Cigna.
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