La fotografia non è mai stata solo un’immagine, diceva un grande maestro del Novecento italiano. E oggi torna a riflettere il passare del tempo, le città che si trasformano, la memoria che si fa collettiva. Cinque libri nuovi raccontano tutto questo, mostrando come una foto possa diventare molto più di un semplice scatto: un ponte tra architettura e società, tra storie quotidiane e legami inconsueti, come quello con gli animali. Attraverso conversazioni, riflessioni e narrazioni visive, questi volumi non si limitano a documentare. Sono una pratica critica, un modo concreto di leggere e vivere le immagini.
Il primo incontro tra Gabriele Basilico e Aldo Rossi risale agli anni Sessanta, nelle aule del Politecnico di Milano. Basilico, giovane studente di architettura, incrocia il cammino del suo futuro maestro, Rossi, allora docente di analisi architettonica urbana. Avevano rispettivamente venti e poco più di trent’anni, e quel confronto fu decisivo. Basilico ha sempre sottolineato l’approccio di Rossi, che metteva al centro il rapporto tra singolo edificio e città, con uno sguardo attento a connettere passato e presente.
Vent’anni dopo, si ritrovano ancora insieme, stavolta come fotografo e architetto, per un dialogo visivo intenso. Basilico documenta con occhio attento le opere di Rossi: dalla Cappella Molteni al cimitero di Giussano, al Teatro Carlo Felice di Genova, fino al Museum Bonnefanten di Maastricht. Le foto, raccolte in Gabriele Basilico fotografa Aldo Rossi , offrono uno sguardo d’insieme e al tempo stesso un’attenzione ai dettagli, espressione di una cultura visiva profondamente radicata nel Novecento italiano. Di particolare rilievo la serie sul cimitero di San Cataldo a Modena, che richiama fotografi come Ghirri e mette al centro l’architettura funebre come memoria e riflessione.
Il libro, in bianco e nero e curato nella grafica, è arricchito da testi critici che spiegano il legame tra questi due protagonisti della cultura italiana del secolo scorso.
Jacqueline Vodoz è una figura chiave della fotografia svizzera e internazionale, attiva fin dagli anni Cinquanta. Il volume Jacqueline Vodoz. La fotografia parlata , curato da Manuela Cirino, mette in luce il suo sguardo sulla Milano in pieno cambiamento nel dopoguerra. Le sue immagini raccontano una città in fermento, attraversata da trasformazioni sociali, culturali e politiche.
Le foto di Vodoz colpiscono per intensità e capacità di cogliere l’essenza di un’epoca complessa. Emergono spazi urbani, volti, ma anche dettagli che parlano di lavoro, cultura e politica milanese. Come lei stessa ha dimostrato, il passaggio dalla fotografia al design – insieme al marito Bruno Danese – non ha spezzato il legame con la fotografia, ma ne ha arricchito la sensibilità estetica.
Il volume, con le sue 336 pagine e un ricco apparato fotografico, nasce dallo studio approfondito dell’Archivio Vodoz Danese. Offre una testimonianza viva e nostalgica, capace di far rivivere quel momento di crescita e trasformazione. Le immagini diventano un ponte verso un passato che ancora influenza il presente, restituendo la vitalità di una città in evoluzione e il ruolo della fotografia come strumento di racconto e documentazione.
“Sotto gli occhi di nessuno” è il libro con cui Fabio Mantovani si concentra su un periodo cruciale per l’Italia, dagli anni Settanta ai Novanta. La sua ricerca fotografica esplora luoghi segnati da tragedie, con uno sguardo rivolto alla memoria e alla denuncia.
Mantovani immortala i resti di eventi come la strage sull’Italicus, l’attentato al treno con Aldo Moro, l’abbattimento dell’aereo a Ustica e il luogo dell’ultimo viaggio di Giovanni Falcone e Francesca Morvillo. Le sue fotografie, illuminate quasi come in teatro, catturano spazi vuoti e rovine di quei momenti tragici, senza mostrare direttamente le vittime, a eccezione dell’immagine di copertina.
Il volume, di 132 pagine e arricchito dal saggio di Arianna Rinaldo, evoca la morte e richiama una storia dolorosa, dando voce agli oggetti rimasti come testimoni silenziosi. La copertina nera sottolinea il tono grave e riflessivo, trasformando ogni pagina in un memoriale visivo che invita a guardare con attenzione al passato recente dell’Italia.
Claire Bishop, storica dell’arte britannica di fama internazionale, affronta nel libro Attenzione disordinata il tema di come oggi fruiamo l’arte nei musei. L’autrice descrive un mondo in cui smartphone e tecnologie digitali cambiano radicalmente il modo in cui percepiamo e ci concentriamo sulle opere.
Bishop spiega come il pubblico abbia perso l’attenzione lineare e concentrata, sostituita da un’attenzione divisa e frammentata. Nei musei spesso si fotografa, si registra e si accumulano immagini, tentando di tenere tutto, ma alla fine si perde il vero sguardo. Questo modo di vivere l’arte mette in discussione la contemplazione tradizionale, mostrando un atteggiamento fatto di curiosità estrema e distrazione.
Il saggio, lungo 228 pagine, analizza le conseguenze di questa “attenzione disordinata” sul valore delle opere e sul rapporto tra spettatore e arte. Bishop invita a riflettere sul cambiamento culturale in atto e sulle nuove forme con cui percepiamo e comunichiamo nell’era delle immagini.
L’ultimo libro, You Can’t Frame Me , si distingue per un approccio del tutto diverso. Questo piccolo volume, stampato in sole 250 copie, raccoglie immagini di gatti firmate da ventisei fotografi legati alla casa editrice svizzera.
Il testo di Matteo Maria Paolucci accompagna scatti dove il gatto appare come un soggetto sfuggente e affascinante. La raccolta rompe con gli stereotipi dolci o convenzionali: i gatti, soprattutto quelli randagi o abbandonati, sono ritratti come creature vivaci e indipendenti, impossibili da “incasellare” o “inquadrati”, come suggerisce il titolo.
Il formato tascabile e l’approccio schietto fanno di questo libro un piccolo gioiello per chi ama fotografia e animali, un invito a guardare il mondo animale con occhi nuovi, lontano dai cliché. Le immagini restituiscono l’energia e la libertà tipiche dei felini, dimostrando come la fotografia possa catturare la quotidianità anche attraverso soggetti apparentemente semplici ma pieni di fascino.
Questi cinque libri, tutti usciti nel 2026, dimostrano come la fotografia continui a reinventarsi, offrendo nuovi modi per raccontare il tempo, la storia e le trasformazioni che attraversano la società e la cultura.
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