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William Kentridge e Philip Miller al MAXXI di Roma: arte visiva e musica si fondono in un’esperienza immersiva unica

Nel cuore di Roma, al MAXXI, prende vita un’esperienza che sfida il tempo. William Kentridge e Philip Miller danno forma a un’opera di quasi un’ora, dove videoarte e musica dal vivo si intrecciano in un dialogo intenso. Non si tratta solo di uno spettacolo: è una memoria che si aggrappa al presente, fatta di immagini in movimento e suoni che non si dimenticano. Storie e ricordi emergono, vivi e pulsanti, in un viaggio che cattura e avvolge chi guarda.

Memoria e multisensorialità: un’opera che unisce video, musica e performance

Breathe Dissolve Return nasce con l’intento di tenere viva la memoria collettiva offrendo un’esperienza che coinvolge più sensi. William Kentridge, artista sudafricano noto per il suo impegno politico e il suo linguaggio visivo, si affianca a Philip Miller, compositore dello stesso paese, in un progetto innovativo che rompe gli schemi tradizionali dell’arte. L’opera dura 55 minuti e si struttura come un cine-concerto diviso in prologo e due atti.

Sul palco non c’è solo musica, ma una vera fusione tra arti diverse: due soprani, un tenore, un basso, accompagnati da un ensemble con pianoforte, clarinetto, viola, fisarmonica, kora e percussioni. Disposti a ferro di cavallo intorno al pubblico, gli esecutori creano un abbraccio sonoro che trascina gli spettatori in un flusso continuo di immagini e suoni che si rispondono a vicenda. Ogni dettaglio è studiato per immergere chi guarda, costruendo uno spazio dove la musica amplifica le immagini e viceversa.

L’evento si svolge nella Galleria 5, progettata da Zaha Hadid, e conferma la vocazione del MAXXI per proposte performative all’avanguardia. L’ambiente raccolto accentua l’atmosfera quasi rituale dell’opera, accompagnando lo spettatore in un percorso che parte da uno spazio ascendente carico di attesa e tensione emotiva, prima di entrare nella sala principale.

Tra storia di Roma e riflessione sul colonialismo: la videoarte di Kentridge

Il lavoro di Kentridge nasce da un legame profondo con Roma, reinterpretando in video due sue opere iconiche. Il primo richiamo è a Triumphs and Laments, il lungo fregio di 150 metri sul Lungotevere realizzato nel 2016, che celebra ma allo stesso tempo riflette sulla storia complessa della città. Il secondo è The Head and the Load, un’opera multidisciplinare dedicata alla memoria degli africani coinvolti nella Prima guerra mondiale, qui presentata nella versione filmica intitolata Kaboom!.

In Breathe Dissolve Return queste storie si intrecciano attraverso immagini stratificate che mostrano e sovvertono le rappresentazioni tradizionali di potere e sofferenza. L’opera amplia la riflessione sul colonialismo, raccontandolo come un processo universale che travolge vite e identità, sempre a carico dei più deboli e invisibili. Kentridge non resta dietro le quinte: la sua presenza si sente forte, testimoniando un coinvolgimento diretto nel racconto collettivo.

Nel retro della sala principale si possono vedere alcune opere che completano il progetto: una versione a fisarmonica di Triumphs and Laments , due grandi disegni intitolati Flagellant e Untitled , più un arazzo dal titolo North Pole Map . Sono tutte espressioni della sua poetica, che spazia tra forme artistiche diverse per raccontare storie ancora di grande attualità.

Pubblico coinvolto e l’importanza dell’immersività nella programmazione del MAXXI

Il pubblico ha risposto con entusiasmo a questo progetto originale, vivendo emozioni che vanno ben oltre la semplice visione di un’opera. Come spiega il curatore Oscar Pizzo, l’evento ha saputo catturare anche chi non è abituato a linguaggi complessi, dimostrando che l’arte può essere capita e apprezzata anche in una città come Roma, ricca di appuntamenti culturali.

Dietro la semplicità apparente si nasconde un lavoro tecnico e artistico di alto livello. L’impianto audio non si limita a diffondere la musica, ma crea uno spazio sonoro in cui ogni suono si muove intorno al pubblico, regalando un’esperienza davvero avvolgente. Grazie al lavoro congiunto di sound designer, ingegneri del suono e musicisti, si è raggiunto un risultato di grande qualità, che lascia il segno nella programmazione futura del museo.

Il MAXXI ha in programma un percorso pluriennale con artisti provenienti da vari ambiti, dalla musica jazz a quella elettronica, dal cantautorato alla fotografia. Tra i nomi già annunciati c’è Nan Goldin. Questi eventi, originali e fuori dagli schemi, colmano un vuoto nel panorama culturale italiano e internazionale, aprendo nuove strade.

Breathe Dissolve Return è un esempio chiaro di come l’arte possa raccontare storie profonde, fondere linguaggi diversi e creare spazi che stimolano un dialogo emotivo e critico con la realtà. A Roma l’arte contemporanea si apre così a forme capaci di toccare direttamente la percezione e il pensiero del pubblico.

Redazione

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