L’ironia è l’arma segreta dell’arte, diceva qualcuno, e oggi a Milano questa idea torna a farsi sentire con forza. Alla Galleria Stazione Arte Contemporary, una mostra appena inaugurata getta luce su un capitolo poco raccontato dell’arte italiana: quella degli anni ’80 e ’90, quando l’ironia si trasformava in un vero e proprio strumento di critica sociale. Quegli anni, turbolenti e carichi di mutamenti, hanno dato vita a opere capaci di smascherare poteri nascosti e retoriche consolidate, usando un linguaggio sottile ma affilato. Dietro la curatela di Giovanni Busacca e Roberto Borghi, non c’è solo una raccolta di quadri e installazioni, ma un invito a ripensare l’ironia come forma viva, capace di parlare ancora oggi con la stessa forza di allora.
Nel corso del Novecento, l’ironia ha ricoperto ruoli diversi nell’arte, spesso usata per mettere in discussione le narrazioni ufficiali e svelare le ideologie di turno. Ma è proprio tra la fine degli anni Settanta e la metà degli anni Novanta che questa strategia assume un peso particolare. In quegli anni, il progetto modernista basato su progresso lineare e società razionale comincia a mostrare le sue crepe. Emergono con forza quella che i curatori chiamano “ironia della sorte”: l’imprevisto, ciò che sfugge a qualsiasi schema rigido.
Negli anni Ottanta, un decennio di grandi trasformazioni politiche e culturali, l’ironia diventa più di uno sfogo mentale. È un modo per prendere le distanze da nuove narrazioni collettive. La politica spettacolarizzata, la televisione che crea miti e stereotipi, l’invasione del capitalismo finanziario anche nella cultura: tutto questo finisce nel mirino di un’arte che usa sarcasmo e ironia per difendersi da manipolazioni e retoriche vuote. È questa carica critica che la mostra vuole raccontare, un pezzo di storia artistica spesso trascurato rispetto ai grandi racconti ufficiali.
La rassegna milanese si concentra su quattro artisti che hanno portato avanti l’ironia per oltre quarant’anni: Aldo Spoldi, Corrado Bonomi, Gianni Cella e Francesco Garbelli. Ognuno con il proprio stile, ma tutti accomunati da un uso consapevole e tagliente dell’ironia.
Aldo Spoldi, nato nel 1950 a Crema, è stato tra i primi a fare dell’ironia un vero e proprio atteggiamento, già nei suoi primi lavori. Nel 1968, con il collettivo Banda del Marameo, metteva nel mirino la società consumistica e le strettoie ideologiche del materialismo storico. Il suo percorso, pur cambiando direzione, resta sempre legato a un’ironia militante e consapevole.
Corrado Bonomi e Francesco Garbelli si sono fatti strada nel cosiddetto “concettualismo ironico”, un linguaggio fatto di citazioni, paradossi e un uso intelligente del mezzo artistico per smascherare ipocrisie. Gianni Cella, invece, ha scelto un’arte che ironizza sul contrasto tra il ruolo elitario del sistema artistico e la dimensione sociale dell’arte. La sua esperienza nel collettivo Plumcake dagli anni Ottanta in poi mostra come l’ironia possa abbattere barriere e svelare contraddizioni culturali.
La mostra mette a confronto opere degli anni Ottanta con lavori più recenti, offrendo così uno sguardo sulle trasformazioni e sulle continuità dell’ironia nel tempo. Una ricostruzione che dà nuova luce a un filone di ricerca capace di interpretare in modo critico momenti cruciali della cultura italiana.
Accanto alla mostra uscirà un libro curato da Roberto Borghi che amplia lo sguardo oltre le arti visive. Attraverso riferimenti alla filosofia, alla letteratura e al cinema degli anni Ottanta e Novanta, il volume inserisce l’ironia artistica in un contesto culturale più ampio. Così si ricostruisce un quadro dove questi atteggiamenti critici dialogano con altre discipline, radicandosi in un preciso momento storico e intellettuale.
Il libro non si ferma al Novecento, ma si interroga anche sul ruolo dell’ironia nel nuovo millennio. Spesso, infatti, la critica ai poteri – compresi quelli dell’arte – è stata assorbita e addomesticata dal sistema stesso, perdendo la sua forza di rottura. Questo apre nuove sfide e domande per artisti e studiosi che vogliono ripensare il senso e la funzione dell’ironia nella cultura di oggi.
La mostra di Milano si presenta così non solo come un omaggio al passato, ma come un punto di partenza per riflessioni fresche sul potenziale dell’ironia nell’arte contemporanea, con tutte le sue ambiguità e i suoi sviluppi. Un’occasione per scoprire un capitolo spesso trascurato, ma decisivo, dell’arte italiana degli ultimi decenni.
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