Le calli di Venezia si trasformano in gallerie a cielo aperto. Nel cuore dei sestieri, tra riflessi d’acqua e antiche pietre, il Venice Gallery Weekend prende vita, promettendo un’immersione nell’arte contemporanea senza precedenti. Primavera e Biennale si avvicinano, e la città si prepara a un’esplosione creativa che mescola storia e modernità, in spazi dallo charme unico. Un weekend dove ogni angolo nasconde una sorpresa artistica, pronta a catturare lo sguardo e il pensiero.
A sud di Venezia, Dorsoduro e Giudecca danno il via al programma con eventi che promettono di catturare l’attenzione. La galleria Alberta Pane, temporaneamente chiusa per lavori nel suo spazio principale, si trasferisce in una raffinata abitazione privata, regalando un’atmosfera intima per l’apertura del weekend. Poco distante, Marignana Arte e Marignana Project propongono due mostre imperdibili, a due passi dalla Peggy Guggenheim Collection.
Marignana Arte ospita “Senza Bandiere V.3.0. Divide et impera” di Opiemme, collettivo nato a Torino nel 1998 che unisce pittura e poesia in interventi pubblici. La mostra ripercorre quindici anni di lavoro tra libri e mappe, strumenti di denuncia e comunicazione. La presenza degli artisti durante le visite rende il dialogo con le opere ancora più diretto e coinvolgente.
A pochi metri, Marignana Project presenta il lavoro di Stefano Cescon, che fonde cera e pittura per esplorare il confine tra tela e scultura. La sua ricerca interdisciplinare mette in luce nuove dimensioni materiche e simboliche, offrendo uno sguardo originale sul medium artistico.
Nello stesso orario, Patricia Low Contemporary propone “Cable of Cobwebs”, collettiva di otto artisti internazionali che riflettono sul legame tra natura e arte contemporanea. Le opere dialogano in uno spazio affacciato sul Canal Grande, tra sculture, dipinti e installazioni che creano un percorso visivo e sensoriale unico.
Non lontano, nel sestiere Redentore sulla Giudecca, lo spazio condiviso da Ncontemporary e Alessandro Casciaro ospita una mostra bipersonale dedicata a Lisetta Carmi e Jürgen Klauke, due protagonisti della fotografia europea. Il tema è l’identità, affrontato attraverso opere che rompono le convenzioni di genere e auto-definizione. Da Carmi, con la celebre serie “I travestiti” , a Klauke, i lavori esplorano con forza e poesia la libertà personale e le ambiguità sessuali.
Sabato 28 marzo è il giorno con più appuntamenti, concentrati nei sestieri di San Marco e Castello, veri e propri palcoscenici a cielo aperto dell’arte. Si parte la mattina da Victoria Miro Venice con una sessione di meditazione guidata da Margherita Vio, che anticipa la visita alla mostra “Looking Outwards to Look Inwards”. Qui si raccolgono opere di Etel Adnan, Milton Avery e Ilse D’Hollander, pitture nate in studio, cariche di emozione e intimità.
La 193 Gallery segna l’esordio nel cuore di San Marco. Trasferitasi da Dorsoduro, inaugura con una mostra di Yoann Estevenin, che spazia dal disegno alla scultura su legno. Le sue opere si offrono in un’atmosfera conviviale, accompagnate da spritz e tramezzini, omaggiando la tradizione veneziana della colazione.
Nella storica sede della Barbati Gallery in Campo Santo Stefano prende vita una collettiva in progress curata da Luca Lo Pinto. Jason Dodge insieme ad altri artisti come Yvo Cho e Keta Gavasheli presenta un progetto che evolve durante l’esposizione, attraversando diversi media e riflettendo sui processi creativi di oggi.
La Galleria Dorothea van der Koelen invita a un aperitivo per presentare “Forever Fading”, parte del progetto “Ways of Hope”. Carolin Liebl e Nikolas Schmid-Pfähler indagano la transitorietà in una collettiva che include nomi come Daniel Buren e Fabrizio Plessi.
Torna a San Marco la Galleria Michela Rizzo con “Una figura continua a cercarmi”, personale di Ludovico Bomben ospitata nel suggestivo Palazzo Palumbo Fossati. Qui, piccoli elementi come il seme diventano metafore della fragilità e della preziosità della vita. L’artista accompagnerà visite e momenti conviviali con un light lunch nel cortile.
Su Via Garibaldi, 10 & Zero Uno presenta “Manipolazione d’origine controllata” di Roberto Amoroso, una serie di tele e sculture che mettono sotto la lente la narrazione politica contemporanea, analizzando il discorso pubblico e le strategie di controllo. Nel pomeriggio è prevista la presentazione del catalogo.
A chiudere la giornata, ma non l’interesse, la mostra “Un’avventura esemplare. Art Brut a Murano negli anni ‘70” da Caterina Tognon Arte Contemporanea, dedicata a Paolo Martinuzzi. Il percorso mette in luce la sperimentazione sul vetro di Murano, con uno sguardo che coniuga tradizione e contaminazione Art Brut.
Spazio Berlendis riserva un cocktail esclusivo per la mostra “Restiamo umani! Utopie e distopie nell’era digitale”, che chiuderà domenica 29 marzo. Qui si raccolgono i lavori dei finalisti del Premio Berlendis, che raccontano il ruolo dell’arte nel rappresentare la complessità del nostro tempo, tra realtà e digitale.
L’ultimo giorno si sposta su San Polo e Cannaregio, dove l’arte si fonde con memoria e tradizione. Si parte con “Reflections on Brâncuși” alla Galerie Negropontes, nella splendida Palazzina Masieri. Curata da Sophie Negropontes, la mostra rende omaggio al grande scultore rumeno Constantin Brâncuși con opere di artisti e designer come Mircea Cantor, Mauro Mori e Gianluca Pacchioni. Un intreccio di arte e design che rivela radici culturali comuni.
A pochi passi, in Campo San Polo, la galleria Tommaso Calabro presenta la personale di Ismaele Nones, giovane artista con una formazione iconografica. La sua pittura, tra colori pastello e figure dallo sguardo enigmatico, mescola riferimenti bizantini a sensibilità contemporanea, creando un immaginario sospeso tra memoria e presente.
Di fronte a una porta d’acqua, la galleria Beatrice Burati Anderson ospita “Da vicino. Dedicato a Franco Basaglia” di Andrea Pinchi. L’artista omaggia lo psichiatra italiano, pioniere della riforma della salute mentale, con opere intense e una performance di lettura dei tarocchi prevista nel pomeriggio.
Nel cuore del Ghetto Ebraico, la galleria Ikona presenta “Archivio Naturale”, personale di Filippo Romano. Professore e fotografo, Romano esplora memorie individuali e collettive, indagando il rapporto tra uomo e natura attraverso immagini di animali, piante e minerali. Una mostra intensa che accompagna per tutta la giornata.
A chiudere il programma, Marina Bastianello Gallery propone “Xilografie e un dipinto” di Rosanna Rossi. La pittrice emiliana, classe 1937, mostra un dialogo tra tecniche incisorie e pittoriche, un ponte tra tradizione e contemporaneo che celebra la forza della memoria artistica.
Il Venice Gallery Weekend 2026 conferma così la sua vitalità, offrendo uno sguardo sfaccettato sull’arte veneziana, tra sperimentazioni, ricordi e nuove storie da raccontare.
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